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 San Venanzo

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STORIA

La presenza dell'uomo nella zona è confermata dai ritrovamenti di reperti risalenti al Paleolitico, al Neolitico e all'età del bronzo e del ferro, ora conservati al Museo archeologico nazionale di Perugia. Anche gli Etruschi hanno lasciato tracce consistenti della loro presenza. Le origini dell'abitato di San Venanzo risalgono all'epoca bizantina, intorno all'VIII secolo.

La particolare collocazione di questa area geografica, compresa tra Orvieto, Perugia e Todi, fu tra le principali cause, durante l'epoca comunale, di numerose guerre locali. A partire dall'anno 1290 San Venanzo appartenne ai Monaldeschi di Orvieto e ne seguì le sorti fino al prevalere del dominio della Chiesa (XVI secolo). San Venanzo rimase compreso nel territorio di Orvieto fino al 1929, quando divenne comune autonomo.

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Da visitare, a San Venanzo, la grande Torre che domina il paese, resto del castello medievale, l'affresco della Madonna Liberatrice (sec. XIV) che si trova nell'omonima chiesa posta lungo la strada statale e la storica villa Faina. Interessanti sono anche i primi resti della chiesa di San Venanzio ben visibile nel parco pubblico.

La ricchezza del borgo è però data dal suo ambiente naturale incontaminato, tra i più suggestivi della regione. Di grande interesse naturalistico il Parco dei Sette Frati, situato in prossimità della cima del monte Peglia: l'area verde ospita una riserva faunistica protetta e il Centro di documentazione flora e fauna del Monte Peglia.

In questa zona, 265mila anni fa, era attivo uno dei 3 vulcani ‘bonsai' identificati da studi recenti, che hanno permesso di sviluppare anche il filone del turismo didattico-ambientale con l'apertura del Parco e Museo Vulcanologico. Il Museo, attivo dal 1999, è un punto di riferimento per studenti e studiosi che vogliono conoscere in modo approfondito le rocce ignee, il metamorfismo e le forme del vulcanismo. Perla del Museo è la venanzite (da cui molti fanno derivare l'origine del nome della città), roccia vulcanica unica al mondo nel suo genere che può essere osservata in loco in un'antica cava, che è il fulcro del Parco Vulcanologico, vero e proprio museo all'aria aperta.

L'interesse didattico-scientifico del territorio è testimoniato anche dai reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici a Poggio delle Civitelle. Il materiale ritrovato conferma la presenza degli Etruschi e avvalora l'ipotesi che Poggio delle Civitelle fosse un avamposto difensivo per Orvieto, con all'interno una fabbrica di armi, vista la grande quantità di materiale ferroso scoperta nel sito.

Nei dintorni il territorio è disseminato da una miriade di torri e castelli medievali diffusi nelle frazioni limitrofe.

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