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Parco di Archeologia Arborea di San Lorenzo di Lerchi

Parco di Archeologia Arborea di San Lorenzo di Lerchi

In mezzo al verde della campagna dell'alto Tevere, un antico eremo e un insolito vivaio sono oggi sede del Parco di Archeologia Arborea che si trova a San Lorenzo di Lerchi, frazione di Città di Castello.

Un parco unico nel suo genere che si trasforma in un viaggio indietro nel tempo nell’archeologia e nella storia delle piante da frutto. Proprio qui è possibile scoprire molte varietà oggi dimenticate ma un tempo comuni nelle campagne umbre, che davano anche frutti molto particolari, spesso dalle forme e colori inaspettati.

Questo straordinario frutteto nasce dalla passione ed entusiasmo dell’ideatrice Isabella Dalla Ragione, agronoma e ricercatrice paesaggista che ha portato avanti il progetto dopo la scomparsa del padre Livio. La Fondazione dell'Archeologia Arborea si prende cura del Parco oltre a impegnarsi nella riscoperta e nella conservazione di varietà di alberi da frutto oggi quasi dimenticate. Ai soci, provenienti da tutta Europa, spetta l’onore di raccogliere e assaporare i rari e preziosi frutti prodotti dalle piante. L’unica regola da seguire è rispettare un’antica tradizione locale, che suggerisce di lasciarne tre come offerta: uno per il sole, uno per la terra e uno per la pianta.

Alcune varietà sono di origine così antica da essere citate anche in documenti storici o rappresentate su dipinti antichi, come testimoniato dalla mostra realizzata nel 2023 e dedicata ai frutti presenti al tempo di Luca Signorelli.

Il principale lavoro di ricerca, tuttavia, si è svolto tra campi abbandonati, orti di antichi conventi, giardini e boschi, o semplicemente attraverso i racconti di vecchi contadini. È così che Isabella ha recuperato e salvato oltre 600 varietà di alberi da frutto, molte con nomi popolari davvero originali, come la “pera del curato" e la “pera briaca", con la sua inconfondibile polpa rossa, oppure la mela "cul di somaro" e quella “a muso di bue”, così chiamata per la sua forma allungata. Non mancano nomi curiosi anche per altri frutti, come il fico “permaloso”, che ha una buccia così sottile che non vuole essere toccato troppo, oppure la susina “scosciamonaca”, il “mandorlo mandolino” e l’uva “delle vecchie”.

Archeologia Arborea ha attirato anche personaggi importanti come l'attore Gérard Depardieu, che ha adottato la "pera briaca", il giornalista John Seabrook del New Yorker la "mela roggia", mentre Bill Pullman, star del film Indipendence Day che collabora attivamente con Archeologia Arborea, ha adottato la "mela fiorentina".

Il parco è aperto su prenotazione e viene visitato da tecnici, associazioni, singoli cittadini oltre che da scolaresche di ogni ordine e grado. Al termine della visita si possono assaggiare il miele, le marmellate preparate con i frutti del parco o crostate; il tutto accompagnato dal sapore ineguagliabile del Vinosanto Affumicato, divenuto presidio Slow Food dell'Umbria, prodotto con le uve migliori del vigneto di Archeologia Arborea.

Per ulteriori informazioni:

Fondazione Archeologia Arborea

www.archeologiaarborea.org

info@archeologiaarborea.org

tel. 335 6128439

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