Saffron in Umbria
I percorsi del gusto
Lo zafferano in Umbria
L’Umbria e il suo “Oro Rosso”: Cascia, Città della Pieve, Gubbio e Spoleto.

C’è un filo sottile, prezioso e dal colore intenso che lega quattro città umbre tra loro: è lo zafferano, l’“oro rosso” capace di regalare ai piatti un aroma inconfondibile e una nuance dorata. In Umbria, questa spezia non è solo un ingrediente d’eccellenza, ma una vera e propria antica tradizione che unisce storia, paesaggio e sapori autentici. Vi invitiamo a scoprirla nei territori di Cascia, Città della Pieve, Gubbio e Spoleto, dove la passione dei produttori riporta in vita ogni anno un rito fatto di raccolte manuali e antiche sagre.

Un viaggio alle radici dello zafferano

La storia dello zafferano (Crocus sativus) è un racconto che attraversa i millenni. Originario dell’Asia Minore, venne diffuso in Occidente dagli Arabi; il suo nome deriva dal persiano sahafaran (che significa “giallo”). Le sue proprietà erano note già agli Egizi, mentre Omero lo cita nell’Iliade e Ippocrate ne loda le virtù terapeutiche. In Italia, la sua coltivazione si è conservata nei secoli proprio nel cuore del Centro Italia, e l’Umbria rappresenta una delle roccaforti di questa preziosa lavorazione.

 

Quattro territori, quattro anime dell’oro rosso

 

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TAPPA 1
Città della Pieve: la tradizione medievale e il Perugino

A Città della Pieve, la coltivazione dello zafferano affonda le radici nel XIII secolo. Una testimonianza storica preziosa è contenuta nello Statuto di Perugia del 1279, che ne regolamentava la semina nel contado. In origine, la sua preziosità era legata alla tintura dei tessuti pregiati.  Oggi, il Consorzio “Il croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve” riunisce circa 20 soci produttori che commercializzano la spezia rigorosamente in fili, a garanzia di autenticità. Visitare questo borgo significa non solo scoprire questa eccellenza, ma anche lasciarsi conquistare dai suoi panorami mozzafiato e dal legame con il celebre pittore Perugino.

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TAPPA 2
Cascia: la rinascita nella Valnerina

Dopo una grande diffusione dal Duecento al Cinquecento, legata anche alle proprietà terapeutiche, la produzione dello zafferano a Cascia è stata reintrodotta nel 1999. Oggi, l’Associazione dello Zafferano di Cascia coinvolge circa 14 produttori in tutto il territorio della Valnerina, custodendo una tradizione agricola che si rinnova ogni anno.

A fine ottobre, la Mostra Mercato dello Zafferano di Cascia è l’evento da non perdere per immergersi nei profumi e nei colori di questa terra. Ma non si tratta solo di un’occasione per fare acquisti: è un vero e proprio viaggio sensoriale, un’esperienza unica che coinvolge tutti i sensi. Degustazioni, show cooking, convegni tematici e laboratori didattici fanno scoprire ai visitatori le infinite possibilità culinarie dello zafferano, dalla cucina tradizionale a quella più innovativa.

E non solo in cucina:

Durante la manifestazione viene valorizzato anche il nuovo utilizzo dello zafferano nella cosmesi: grazie alle sue proprietà benefiche idratanti, elasticizzanti e stimolanti per la crescita dei capelli, la spezia si apre a nuove frontiere di impiego, offrendo spunti interessanti per chi cerca prodotti di bellezza naturali e legati al territorio.

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TAPPA 3
Spoleto: eleganza in cucina

Lo zafferano è tornato ufficialmente nel territorio del Ducato Spoletino nell’ottobre del 2004, grazie alla nascita dell’Associazione dei Produttori Zafferano del Ducato. Oggi l’associazione conta 14 piccole aziende a conduzione familiare, situate tra Spoleto, Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo. Guidati da un rigido disciplinare di produzione, questi produttori coltivano la spezia nel modo più naturale possibile, garantendo un prodotto genuino e salutare.

I produttori gestiscono una vendita diretta in azienda anche per stabilire un contatto diretto con gli interessati, basato sulla fiducia, sulla presentazione della spezia e sulla conoscenza del territorio di produzione.  L’associazione promuove lo zafferano spoletino anche attraverso la presenza in sagre, mostre mercato in Italia e all’estero, facendo conoscere le molteplici proprietà organolettiche e salutistiche di questa fantastica spezia.

Un’eredità storica, gli “zafranai” spoletini: orgoglio del territorio è il ruolo storico del Ducato nella coltivazione e nella commercializzazione dello zafferano. Già nel Cinquecento, gli “oliari” e “zafranai” spoletini commerciavano i prodotti della loro terra a Roma.

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TAPPA 4
Gubbio: giovani custodi di un’antica spezia

A Gubbio, la produzione dello zafferano è stata recuperata grazie all’intento di un gruppo di giovani produttori che hanno riscoperto il valore di questa coltura, dove alcune specie di Crocus sativus crescono spontanee. L’Associazione Zafferano di Gubbio custodisce questa tradizione con entusiasmo. Qui vi suggeriamo di assaporare il Coniglio allo Zafferano: un piatto dal sapore deciso, addolcito dalla delicatezza della carne bianca, perfetto dopo aver esplorato il centro medievale e il suggestivo Palazzo dei Consoli.

Curiosità da non perdere

  • Sapevate che occorrono circa 200 pistilli per ottenere un solo grammo di zafferano? La raccolta avviene esclusivamente a mano, nelle prime ore del mattino di fine ottobre. Questo avviene perché la luce intensa potrebbe alterare le caratteristiche organolettiche degli stimmi. Una volta raccolti, gli stimmi di colore rosso mattone vengono essiccati e possono essere commercializzati solo se rigorosamente integri: questa è la garanzia di autenticità di un prodotto d’eccellenza.
  • A Spoleto, gli archivi storici conservano numerosi documenti che testimoniano la grande diffusione della coltivazione e perfino furti di zafferano nei campi e nelle case, segno del suo altissimo valore economico. Non sorprende, quindi, che questa spezia fosse considerata una vera ricchezza del territorio e talvolta persino usata come forma di pagamento.
  • Lo zafferano era già così prezioso nel Medioevo da essere protetto da statuti e regolamenti: a Città della Pieve, nel 1279, veniva vietata ai forestieri la semina del croco nel contado perugino. Nel Cinquecento, inoltre, la raccolta e la vendita dello zafferano pievese erano così importanti da essere soggette a precise denunce e tassazioni entro l’8 novembre.
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