Palazzo Cesi – Acquasparta
Nel cuore del centro storico di Acquasparta, affacciato sulla piazza principale del borgo, sorge Palazzo Cesi, una delle architetture rinascimentali più rappresentative dell'Umbria meridionale.
Sontuosa dimora della famiglia Cesi, il palazzo racconta uno dei periodi più importanti della storia della città, quando Acquasparta divenne luogo di incontro per alcuni dei protagonisti della cultura scientifica europea del Seicento. Fu infatti la residenza prediletta di Federico Cesi il Linceo, fondatore dell'Accademia dei Lincei, e nel 1624 accolse anche Galileo Galilei.
Un palazzo per la famiglia Cesi e per l’Accademia dei Lincei
La storia della residenza è strettamente legata all'ascesa della famiglia da cui prende il nome. Nel 1540 Gian Giacomo Cesi e la moglie Isabella d'Alviano, figlia del celebre condottiero Bartolomeo d'Alviano, ottennero da Pier Luigi Farnese il feudo di Acquasparta in cambio di quello di Alviano.
La famiglia disponeva già di una propria dimora nell’area dell’antica rocca, ma pochi anni dopo maturò il progetto di trasformarla in una residenza più ampia e prestigiosa. Nel 1561 i lavori furono affidati all’architetto fiorentino Guidetto Guidetti e, dopo la sua morte, al milanese Giovan Domenico Bianchi. La costruzione venne portata a compimento intorno al 1579, anno delle nozze tra Federico Cesi I, figlio di Angelo Cesi ed erede diretto di Gian Giacomo, e Olimpia Orsini.
Sarà però con il figlio nato da questa unione, Federico Cesi detto il Linceo, che il nome del palazzo si legherà in modo indissolubile alla storia della scienza.
Federico Cesi: il principe che scelse Acquasparta
Nato nel 1585, Federico mostrò fin da giovanissimo una forte inclinazione per lo studio della natura. Appena diciottenne, il 17 agosto 1603, riunì nella residenza romana della famiglia Francesco Stelluti, Anastasio de Filiis e Johannes van Heeck, dando vita all’Accademia dei Lincei.
Il nome richiamava la proverbiale acutezza della vista della lince e sintetizzava il programma del nuovo sodalizio: osservare la natura con attenzione e fondare la conoscenza sull’esperienza diretta. L'iniziativa incontrò l’opposizione del padre di Federico, che guardava con diffidenza agli studi e ai compagni del figlio. Federico trascorse così diversi periodi lontano da Roma e presto la residenza di famiglia di Acquasparta divenne per lui un luogo di ritiro e di studio.
La vita privata di Federico fu segnata anche da gravi lutti: nel 1616 morirono a breve distanza la prima moglie Artemisia Colonna e la madre, che aveva sostenuto le sue passioni intellettuali. Il successivo matrimonio con Isabella Salviati non interruppe il suo legame sempre più profondo con Acquasparta e dal 1618 Federico soggiornò con maggiore continuità nel palazzo, che divenne una delle sedi principali dell’attività lincea. Una malinconica immagine lo ricorda spesso ritirato nella torretta che domina il giardino, luogo appartato nel quale avrebbe cercato quiete durante gli ultimi anni segnati da una salute sempre più fragile e da una sofferenza alla quale solo la residenza di Acquasparta e l’acqua che si faceva portare da Nocera davano sollievo.
Fino alla fine della sua breve vita Federico continuò a dedicarsi agli studi e all’organizzazione dell’Accademia. Morì ad Acquasparta il 1° agosto 1630, a soli quarantacinque anni, e fu sepolto nella cappella di famiglia nella vicina chiesa di Santa Cecilia.
Galileo, il microscopio e l’Apiarium
Tra i rapporti più importanti nella vita di Federico vi fu quello con Galileo Galilei, accolto nell'Accademia dei Lincei nel 1611. I due rimasero in contatto epistolare per tutta la vita e Federico sostenne le ricerche dello scienziato, contribuendo anche alla pubblicazione di alcune opere. Nel 1624 Galileo soggiornò ad Acquasparta, ospite del principe.
L’interesse dei Lincei nei confronti degli studi di Galilei non si limitava a quelli più famosi sull’astronomia: grande attenzione fu riservata anche al cosiddetto “occhialino”, il microscopio, capace di rendere visibili aspetti della natura fino ad allora sconosciuti. Proprio dall’osservazione delle api nacque uno dei risultati più celebri dell’esperienza lincea: l’Apiarium, pubblicato da Federico Cesi nel 1625, al quale si affiancò la Melissographia, con dettagliate raffigurazioni anatomiche dell’ape ottenute attraverso l’osservazione microscopica.
L’Apiarium rientrava nel più ambizioso Theatrum totius naturae, con cui Federico aspirava a ordinare sistematicamente la conoscenza del mondo naturale. Allo stesso programma appartenevano le Tabulae phytosophicae, dedicate alla classificazione delle piante, mentre i Lincei lavoravano anche al Tesoro messicano, dedicato alla flora, alla fauna e ai minerali della Nuova Spagna, una delle più impegnative imprese editoriali scientifiche dell’Accademia.
Acquasparta come laboratorio dei Lincei
Palazzo Cesi non fu soltanto una residenza nobiliare o un luogo di incontro tra studiosi. Insieme ai giardini, alle collezioni e al territorio circostante, divenne un vero e proprio laboratorio diffuso. Alla residenza erano collegati orti e spazi destinati allo studio delle piante. Oltre al giardino del palazzo, i Lincei utilizzavano un secondo spazio poco fuori dalle mura, il cosiddetto Viridarium, destinato alla coltivazione, all’osservazione e alla sperimentazione botanica.
Anche il territorio circostante divenne campo di ricerca. Nel 1624 Federico individuò nel proprio feudo un deposito di legno fossile, studiato insieme a Francesco Stelluti; da queste osservazioni nacque in seguito il Trattato del legno fossile minerale, pubblicato da Stelluti nel 1637.Lo studio della natura procedeva di pari passo con la raccolta di libri, reperti e oggetti. Federico costituì una vasta biblioteca e un museo naturalistico con materiali vegetali, animali e minerali. L’interesse per le antichità coinvolse inoltre la vicina Carsulae, allora compresa nei possedimenti della famiglia, dalla quale furono trasferiti nel palazzo reperti e iscrizioni destinati alle raccolte dei Cesi, alcune delle quali sono ancora oggi conservate nella residenza.















