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Cicoria
A tavola con la natura
Fiori, radici, foglie...le erbe spontanee edibili ispirazione di ricette gustose

Cicoria

La cicoria (Cichorium intybus) è un’erba campagnola i cui piccoli fiori azzurri sbocciano a partire dall’estate. Per i pastori rappresenta un orologio naturale: quando i suoi fiori iniziano a chiudersi nel pomeriggio, è tempo di mungere gli animali al pascolo. La cicoria cresce in bassa montagna e si adatta a vari tipi di ambiente: dai margini dei sentieri alle zone ruderali, dai prati alle aree urbane. Un’erba che è stata utilizzata per scopi medicinali per migliaia di anni, come dimostrato dal papiro egizio Ebers, risalente a quasi quattromila anni fa. Anche i Greci e i Romani conoscevano le sue proprietà terapeutiche, come Galeno, che la considerava benefica per il fegato, e Plinio, che ne elogiava le proprietà rinfrescanti. Ottima ripassata in padella, ma può essere utilizzata in molte altre ricette.

Fiore di Cicoria

Tarassaco

Con i suoi fiori di un intenso colore giallo, il tarassaco (Taraxacum officinale), chiamato anche volgarmente dente di leone o soffione, è noto per la sua caratteristica forma a sfera bianca alla fine dell’infiorescenza, da soffiare per esprimere un desiderio. Questa pianta erbacea perenne è conosciuta per le sue proprietà medicinali sin dall’antichità; il nome in greco, “taraxakos”, significa proprio “io guarisco”. È ricco di proteine, vitamine, carboidrati e sali minerali, e tra le sue molte proprietà curative spicca quella diuretica, grazie all’elevato contenuto di potassio nelle radici e nelle foglie. Inoltre, la presenza di taraxacina facilita e migliora la digestione. Un’erba non solo dalle proprietà curative, ma anche ottima per realizzare tantissime pietanze come risotti e frittate o da gustare semplicemente bollita o in insalata. È una pianta versatile: a seconda della ricetta da preparare è possibile impiegare le foglie, i fiori e anche le radici.

Tarassaco

Crispigno

Morbido e spugnoso, il crispigno (Sonchus asper), chiamato anche “crespigno”, è una pianta spontanea che può crescere nei terreni ruderali, tra gli oliveti, tra le vigne, ma anche lungo i cigli delle strade e in aree urbane. Conosciuta fin dall’antichità, il suo nome risale a Teofrasto, botanico greco vissuto tra il III e il II secolo avanti Cristo ed è citato da Plinio il Vecchio nell’opera Naturalis historia: Teseo, prima di inoltrarsi nel labirinto per uccidere il Minotauro, si nutrì proprio di un piatto di crispigno comune preparato da Hecate. Affine al tarassaco, il Crispigno veniva utilizzato nei monasteri per le sue proprietà depurative e diuretiche ed è particolarmente apprezzato per il suo effetto benefico sulla pelle del viso. A questa pianta si attribuiscono anche proprietà antinfiammatorie, tonificanti e antifebbrili. È molto utilizzata anche in cucina per la preparazione di diverse ricette.

Crispigno

Rapunzolo

Il rapunzolo (Campanula rapunculus), noto anche come “raperonzolo” o “raponzolo”, fa parte della famiglia delle Campanulaceae. Il suo nome deriva dalla forma a campanella dei fiori blu o lilla. Solitamente i semi germogliano all’inizio dell’autunno, e la pianta può resistere a inverni molto freddi, anche fino a -13 °C. Il rapunzolo cresce spesso negli oliveti fino a un’altitudine di 1200 metri, ma è possibile coltivarlo anche nel proprio orto, purché il terreno sia fresco e poco esposto al sole. Grazie ai suoi componenti, come sali minerali, vitamina C e proteine, ha proprietà antisettiche e rinfrescanti. Le radici sono particolarmente ricche di inulina, che aiuta a regolare il livello di zucchero nel sangue e migliora il metabolismo dei lipidi. Può essere mangiato sia crudo che cotto e ogni sua parte, dalle morbide foglioline fino alla radice, è edibile.

Rapunzolo