Valtopina

Museo del Ricamo e del Tessile - Valtopina

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Il Museo del ricamo e del tessile si trova a Valtopina al piano terra del palazzo Comunale, residenza signorile dei primi anni del XX secolo.
Il Museo del ricamo e del tessile merita sicuramente una visita per l’importanza che riveste come diffusore della conoscenza dell’arte del ricamo, molto importante a Valtopina anche per la presenza della Scuola di Ricamo, organizzata dalla Pro Loco. La raccolta è costituita da circa quattrocento pezzi suddivisi in tre sezioni: quella della moda femminile, della biancheria personale e della biancheria per la casa. Illustra i cambiamenti fondamentali e le semplificazioni a cui andò incontro la moda tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo. L’inaugurazione del Museo del ricamo e del tessile, avvenuta nel 2007, è stata possibile grazie alle numerose donazioni che hanno avuto luogo a partire dall’anno 2000 e che hanno fatto confluire nella raccolta manufatti appartenenti a storiche famiglie di Foligno, di Spello e di Perugia per estendersi poi ad altre regioni come la Toscana e la Liguria. Importante per la nascita della collezione è stata anche la presenza a Valtopina della Scuola di Ricamo, organizzata dalla Pro Loco, che contribuisce a tenere viva la tradizione delle arti minori, molto importanti nei piccoli centri dell’Umbria. Il museo è caratterizzato da tre sezioni che raccolgono circa quattrocento pezzi suddivisi tra la moda femminile, la biancheria personale e la biancheria per la casa. La prima sezione della moda femminile mette in evidenza, attraverso i preziosi abiti esposti, la semplificazione a cui andò incontro la moda tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo. In questo periodo gli abiti si caratterizzano per l’uso sempre più frequente del merletto, materiale nel quale sono spesso confezionate le parti strategiche delle vesti come mantelline, camicette e le balze delle gonne. Nella seconda sezione, quella dedicata alla biancheria personale, si evidenzia come tra XIX e XX secolo ci si concentri verso nuove e raffinate soluzioni che arricchiscono sottovesti, busti e copribusti, camicie da giorno, vestaglie, cuffie da casa e da notte, mutandoni, calze e fazzoletti con profusione di pizzi e merletti, ricami bianco su bianco o in colori pastello. Particolare attenzione è riservata ai corredini da neonato e da battesimo fatti realizzare dalle nuove classi borghesi emergenti, a laboratori specializzati, per ostentare sfarzo e ricchezza e competere così in lusso con la vecchia nobiltà. La terza sezione infine, dedicata alla biancheria per la casa, mette in luce come le fanciulle collezionavano fin dai tempi del collegio degli ”imparaticci” sui quali fissavano tutte le tecniche di ricamo apprese. Tuttavia, a partire dalla fine del XIX secolo, le giovani non realizzavano più personalmente il proprio corredo, ma preferivano rivolgersi a negozi specializzati, a sarte o ai laboratori conventuali, dove si svolgevano raffinati e lunghi lavori di ricamo. Dall’esposizione della biancheria si evidenzia come, nonostante l’introduzione del colore nelle lenzuola, avvenuta durante il secondo impero, per il corredo si continuerà a preferire il ricamo e il tessuto bianchi ancora per molto tempo. I motivi decorativi sono prevalentemente quelli floreali e che simboleggiano la felicità e l’amore eterno come il fiocco o il “nodo d’amore”.