Campello sul clitunno

Fonti del Clitunno

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Vero gioiello naturalistico dell’Umbria formato da un laghetto, dalle acque limpidissime, e sorgente del fiume Clitunno. 

Sono formate da sorgenti sotterranee che fuoriescono da fessurazioni della roccia attraverso le polle, individuabili, a tratti, nel fondo del laghetto. 
Lo specchio d’acqua, dai colori intensi e cangianti, è ricco di rare specie vegetali che contribuiscono a dare un’aura di incanto. Le rive sono circondate da una fitta vegetazione, in particolare salici piangenti e pioppi. 
Per il loro aspetto straordinariamente suggestivo, furono fonte di ispirazione, fin dall’antichità, per pittori, poeti e scrittori, tra cui il Corot, Gorge Byron e Carducci, che ad esse dedicò una celebre ode. Un cippo marmoreo, scolpito a bassorilievo e con un’epigrafe di Ugo Ojetti, ne ricorda la visita, avvenuta nel 1910.

Per le valenze ambientali, oltre che culturali e storiche, le Fonti possono essere considerate un parco naturale e letterario. 
Lungo le sponde del fiume, nell’antichità, sorgevano sacelli, ville e terme. Qui veniva l’imperatore Caligola a consultare l’oracolo e qui si svolgevano riti religiosi. Si credeva che nelle profondità delle acque risiedesse il dio fluviale Clitunno, in onore del quale sorsero tre templi, purtroppo andati perduti. Sappiamo da Virgilio e da Properzio che era costume immergere i buoi, prima del sacrificio, in queste acque, in quanto ritenute soprannaturali e capaci di renderli candidi.

Le acque del Clitunno per molti secoli scesero disordinate nella pianura finchè, con il prosciugamento del lago Clitorio, esse furono regolate e perfino fatte passare al di sotto della Marroggia. Le sorgenti erano così copiose da formare subito un grande fiume navigabile fino a Roma, proseguendo con il Tevere. Nel 440 d.c. un tremendo terremoto, che durò sei mesi, disperse gran parte delle vene: tuttavia ancora oggi il Clitunno è tra le più cospicue sorgenti dell’Umbria, con 1300-1500 litri al secondo. La sistemazione che vediamo oggi è dovuta all’opera del Conte Paolo Campello della Spina che tra il 1860 ed il 1865 creò lo spazio per il laghetto e provvide a far crescere la vegetazione che ancora adesso caratterizza il luogo. La fauna, oltre a quella ittica, è composta prevalentemente dai caratteristici cigni oltre ad alcune specie di volatili acquatici.