Commemorative plaque at the entrance of Palazzo Florenzi recalling Marianna Florenzi, a philosopher who lived here between 1820 and 1850.

Cupid Meets the Griffin of Perugia

Sembrerà curioso che Perugia, città grifagna e austera, fatta di pietra e di vento, sia anche per taluni una città romantica. Eppure nel tempo così è stato. Tra le sue vie strette e tortuose sono nate grandi passioni, si sono consumati grandi amori.

 

Cultura e passione: la ‘scandalosa’ contessa Marianna Florenzi

Nel 1819 arriva a Perugia da Ravenna una giovane dalla bellezza leggendaria. Si trattava della diciassettenne contessina Marianna Bacinetti, convolata a nozze con il marchese  Ettore Florenzi, assai più grande di lei, dal quale ebbe due figli: Carlotta e Ludovico. Qualche anno dopo, a Villa Torlonia, a Roma, in occasione di una festa di carnevale, Marianna conobbe il principe Ludwig, che diventerà re di Baviera di lì a qualche anno. Tra i due nacque un’autentica passione. Ludwig visiterà l’Umbria almeno una trentina di volte. Marianna, donna intelligente e coltissima, fu più volte alla corte di Monaco, dove imparerà perfettamente il tedesco e entrerà a far parte dei circoli culturali più importanti del tempo. Diventerà essa stessa filosofa, traduttrice, scrittrice e intellettuale di spicco, e fu l’unica donna ammessa all’Accademia delle Scienze di Napoli.

Il sontuoso palazzo Florenzi si trovava in via Baglioni, al numero 3; oggi è sede del TAR dell’Umbria. In alto, sul bellissimo portale disegnato dal Vignola, campeggia ancora lo stemma di famiglia: un tralcio di rosa. La via accanto  ricorda appunto uno degli esotici doni di Ludwig a Marianna, ospitato presso il giardino pensile del palazzo per permettere ai perugini di ammirarlo: uno struzzo!

Gli  incontri tra gli amanti avvenivano però  fuori città, presso il Castello di Ascagnano o  la Villa della Colombella, entrambe proprietà dei Florenzi. Nel 1833  il marchese Florenzi muore, e nel 1836 Marianna sposò in seconde nozze  il gentiluomo inglese Evelyn Wellington, che diventerà sindaco di Perugia. Quando il figlio di Marianna, Ludovico, sposa una nobildonna perugina, nel 1840, Marianna decise di acquistare una nuova dimora per lasciare il palazzo di famiglia agli sposi.

Si tratta di Palazzo Florenzi Danzetta in piazza Ermini, sede oggi della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Perugia, ove Marianna tenne un importante e famoso salotto letterario e politico. Ludwig di Baviera morirà nel 1868; Marianna gli sopravviverà di appena due anni. Rimangono più di 4000 lettere a testimonianza del loro grande amore: quelle di lei. Quelle di lui verranno distrutte dalla nuora ‘bacchettona’ di Marianna, per nascondere il grande amore del re verso la bella contessa italiana.

 

La struggente storia d’amore nella Bella Epoque

Al n. 28 di Piazza Danti, nel cuore dell’acropoli perugina, è l’elegante Palazzo Conestabile Della Staffa, detto anche Palazzo Biavati dal nome degli ultimi proprietari. Il piano nobile dell’edificio ha ospitato dal 1901 al 1910 una coppia famosa, la cui passione si concluse tragicamente.

Lui era Guido Pompilj, originario di Monte del lago, sul Trasimeno: politico di orientamento liberale e monarchico, deputato, conferenziere all’Aja, sottosegretario di Stato al Ministero delle finanze e a quello degli Affari esteri, insomma una delle figure politiche più di spicco dell’Umbria del tempo. Il suo intervento, peraltro, fu risolutivo per salvare il Trasimeno da uno sciagurato progetto di prosciugamento, predisposto nel 1882.

Lei era Vittoria Aganoor, bella poetessa veneta di origine armena, autrice di testi di successo, tali che Benedetto Croce ebbe a dire che il suo Canzoniere ‘fosse il più bello scritto da donna italiana’. I due si conobbero a Napoli nel 1901, non più giovanissimi (46 anni lei, 47 lui): fu un amore a prima vista, che li portò a coronare presto il loro sogno d’amore. Furono una coppia innamorata e famosa, che visse il decennio della Bella Epoque tra circoli culturali, ambienti diplomatici e di corte, importanti frequentazioni. Purtroppo tutto questo era destinato a finire: ricoverata d’urgenza in una clinica romana per l’insorgenza di un tumore, Vittoria morì a Roma tra il 7 e l’8 maggio del 1910. Guido, chiamato all’improvviso al capezzale della moglie, la trovò già morta, e si suicidò, sparandosi sul suo cadavere. La notizia del doppio lutto occupò le pagine di tutti i giornali dell’epoca, e il funerale venne celebrato con grande partecipazione a Perugia, dove entrambi riposano presso il Cimitero monumentale. Sulle rive del lago Trasimeno, a Monte del Lago dove la famiglia Pompilj possedeva una villa che Vittoria amava moltissimo, si celebra ogni anno in settembre il Festival delle Corrispondenze, dedicato alla sfortunata poetessa armena.

 

Il bassorilievo della bellissima e amatissima Lia Schnabl

Presso il Cimitero monumentale di Perugia c’è un bellissimo bassorilievo a grandezza naturale, inserito all’interno di un tempietto in stile neorinascimentale. Il bassorilievo dal titolo La raffica, è opera del famoso scultore Pietro Canonica (1917), e rappresenta una donna bellissima, abbigliata e pettinata secondo la moda del tempo, con un abito dalla stoffa sottile agitato da un’improvvisa raffica di vento.

Quest’opera elegantissima e preziosa celebra in realtà un grande dolore. È stato infatti commissionato da Riccardo Schnabl Rossi, musicologo colto e raffinato ed esponente importante della cultura perugina del tempo, per la perdita prematura della moglie Lia.

Grande amico di Giacomo Puccini, Schnabl aveva fatto realizzare nel 1890 a Monte del Lago, sulle sponde del Trasimeno,  la splendida residenza in stile liberty che porta ancora il suo nome, che divenne ben presto un luogo di ospitalità e di soggiorno per noti personaggi della cultura e dello spettacolo del tempo, tra cui lo stesso Puccini, che la visitò più volte.

Nel 1915, in vacanza a Viareggio, Schnabl conobbe la giovane Giulia Lusardi, detta Lia, figlia dell’allora sindaco di Piacenza. Fu un vero colpo di fulmine; i due convolarono a nozze il 27 gennaio 1917. Purtroppo dopo soli sei mesi di matrimonio Lia muore all’improvviso. Schnabl, inconsolabile, non volle mai più rifarsi una vita. Anzi, dopo qualche anno, anche in seguito alla morte del suo caro amico Giacomo Puccini, venderà la Villa di Monte del Lago, troppo densa di ricordi, per stabilirsi a Parigi e poi in Sud America.  Sulla tomba di Lia ancora oggi mani gentili depongono un fiore, colpite dalla sua bellezza e dalla sua eleganza.

 

Bob Dylan cerca Suze a Borgo Sant’Angelo

Il medievale borgo di Porta Sant’Angelo, con le sue belle casette in pietra che si inerpicano fino al tempio di San Michele Arcangelo e al possente cassero, è sempre stato un quartiere popolato e popolare, abitato soprattutto da artigiani  e connotato da una forte presenza studentesca, vista la vicinanza con i Dipartimenti Universitari e l’Università per Stranieri.

Nell’estate del 1962, davanti a una delle antiche case del borgo si ferma un taxi. Ne esce un ragazzo americano, con una gran zazzera di riccioli scuri, una chitarra in spalla, un mazzo di rose rosse in mano. È Bob Dylan. La casetta del borgo è affittata a studentesse americane, tra cui Suze Rotolo, sua musa e compagna, che appare nella storica copertina del secondo album di Dylan, ‘The Freewhelin’, del 1963. Suze era venuta in Italia per frequentare i corsi all’università per stranieri, ma Dylan non aveva resistito alla nostalgia e l’aveva raggiunta, soggiornando per qualche giorno presso una modesta pensioncina dalle parti dell'acquedotto medievale. Dopo qualche anno dal suo soggiorno perugino e dal rientro a New York, Suze lascerà Dylan, sposando nel 1972 un giovane perugino conosciuto dieci anni prima. Perugia galeotta, ancora una volta.

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