Aerial view of the medieval castle of Macerino in the Monti Martani, surrounded by Umbrian forests

Macerino – Acquasparta

Macerino è una frazione del comune di Acquasparta che sorge sulla cima di una montagna lungo la strada che da Acquasparta conduce a Spoleto, antico tracciato che attraversa i Monti Martani nota come “Strada delle Pecore”, storicamente legata al passaggio delle greggi che raggiungevano la valle tuderte-amerina dalla valle spoletina durante la transumanza.

 

Origini e storia di un castello a capo delle Terre Arnolfe

Il castello medievale di Macerino, di forma rettangolare, fu innalzato per fortificare un precedente nucleo abitato, sorto nei pressi di un antico asse viario risalente al popolo degli Umbri. Con la dominazione romana, questo percorso fu trasformato in un diverticolo della Via Flaminia, e anche in epoche successive mantenne il suo ruolo strategico come collegamento attraverso i monti Martani, toccava i centri di Carsulae, Portaria, Macerino e Firenzuola, per poi raggiungere il territorio del comune di Spoleto.

La prima menzione di Macerino risale al 1093, quando il centro rientrava nel territorio delle Terre Arnolfe, che facevano capo a Cesi, e controllava i centri di Colle Aiano, Fogliano, Villacampo e Villa Paganica.

Nel XV secolo passò sotto il dominio della signoria dei Trinci, che ne rafforzarono le strutture difensive. Successivamente, quando Cesi perse il suo ruolo di capitale delle Terre Arnolfe, questa funzione venne assunta proprio da Macerino.Nel 1527, durante l’assedio dei Lanzichenecchi di Carlo V, il castello fu preso dal conte di Montedoglio. Il suo dominio venne tuttavia interrotto dall’intervento del capitano spoletino Minervio, che guidò circa 7000 soldati nelle operazioni di difesa dei territori di Spoleto e Acquasparta. Infine, nel 1606, Macerino si dotò di propri statuti comunali.

Il castello di Macerino tra strutture difensive e religiose

Del passato di Macerino come centro politico e strategico restano importanti testimonianze nelle strutture difensive. Il castello conserva ancora oggi la cinta muraria con quattro possenti torri angolari e la porta d’accesso, sopra alla quale è inciso lo stemma della comunità.

Alcuni edifici religiosi sorgono sia all’interno del castello che nelle sue vicinanze:

  • Chiesa di San Biagio: sorta nel X secolo all’interno del castello, di fronte a Palazzo Massarucci (XVI secolo), si appoggia su l’antico mastio della cinta difensiva. L’interno, a tre navate, presenta cinque altari e un ciclo di affreschi, realizzato nel catino absidale, dedicato al santo titolare.
  • Chiesa della Madonna in fiore: piccolo edificio devozionale costruito nel 1670 appena fuori le mura del castello. Al suo interno sono presenti alcuni affreschi posti lungo le pareti laterali e sulla parete di fondo, dove spicca l’immagine della Madonna col Bambino incoronata da angeli tra i santi Giovanni Battista e Carlo Borromeo.
  • Chiesa di san Giovenale: sorta nei pressi del cimitero di Macerino, è caratterizzata da un abside di forma pentagonale. All’interno, nel catino absidale, sono conservati affreschi di epoche diverse, tra cui San Francesco in estasi realizzato da un anonimo pittore umbro del XIII secolo, e dipinti del XVII secolo che ritraggono san Giovanni Battista, San Giovenale in vesti episcopali e san Rocco.

 

Un ponte tra epoche: da Ponzia a Lucrezia Borgia

L’antico tracciato che attraversa i Monti Martani, oggi conosciuto come “Strada delle Pecore”, ha conservato nei secoli la sua funzione di via di collegamento e di passaggio per la transumanza.

Nei pressi di Macerino, questo percorso è segnato dalla presenza di un suggestivo ponte monumentale che, pur risalendo probabilmente al XVIII secolo, è tradizionalmente noto come “Ponte Romano”. Un nome evocativo che richiama storie lontane e si intreccia con il passaggio di figure femminili che hanno lasciato tracce, reali o leggendarie, lungo questa via.

La storia di Ponzia: memoria scolpita nella pietra

All’interno della chiesa di San Giovenale fu rinvenuto un sarcofago paleocristiano in marmo, datato alla seconda metà del IV secolo e oggi conservato all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Spoleto.

Il raffinato sepolcro apparteneva a Ponzia, nobildonna romana proveniente dalla Sardegna e diretta a Treviri, che perse la vita cadendo da cavallo in una località nei pressi di Macerino, nota come Ripe Rosse o Pietra Rossa.

Del sarcofago restano oggi solo due grandi frammenti della lastra anteriore; tuttavia, grazie alla descrizione redatta nel 1712 dal Vescovo Lascaris, è possibile immaginarne l’aspetto originario. Al centro spiccava un clipeo circolare con il monogramma cristologico accompagnato dall’Alfa e l’Omega, con il Cristo benedicente inscritto in un quadrato decorato da gigli e, ai lati, due Muse. Completavano il monumento i versi struggenti, scolpiti sui lati, con i quali il marito di Ponzia ne piangeva la prematura morte, avvenuta prima che fossero trascorsi dieci anni di matrimonio e senza eredi.

La presenza del sarcofago nella chiesa di San Giovenale suggerisce che il corpo della sfortunata matrona venne trasportato nell’area sacra più vicina. Alcuni ritrovamenti archeologici confermano infatti la presenza in epoca paleocristiana di un’area cimiteriale, probabilmente collegata a luogo di culto.

Lucrezia Borgia a Portaria: storie di vita e leggende di morte

Nel 1499 un’altra celebre figura femminile percorse questa via: Lucrezia Borgia. Figlia di papa Alessandro VI e governatrice di Spoleto, fu inviata da Roma a prendere possesso della città. In attesa di un figlio, Lucrezia attraversò il territorio insieme al corteo che la scortava passando per Portaria, dove soggiornò nel castello insieme al suo seguito.

Attorno alla figura di Lucrezia sono nate numerose leggende. Tra le più conosciute, vi è quella legata al cosiddetto “Palazzaccio” presso il lago di Firenzuola, ritenuto una delle antiche residenze della famiglia Cesi. Secondo la tradizione, sarebbe stato il luogo in cui la nobildonna faceva imprigionare i suoi amanti, condannandoli a una lenta prigionia. Ancora oggi, si narra che nelle notti di vento e pioggia si possano udire le loro grida provenire dai sotterranei.

 

Curiosità: Macerino terra di artisti e attori

Negli anni Settanta del Novecento, Palazzo Massarucci a Macerino divenne la residenza della figlia del compositore Gustav Mahler, conosciuta scultrice.

Il castello medievale è stato utilizzato come scenario durante le riprese del film TV  “La terra del ritorno” , con le attrici Sophia Loren e Sabrina Ferilli.

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