Valnerina medievale tra castelli, fughe e libertà

Valnerina medievale tra castelli, fughe e libertà

Giorno 1: Spoleto – La città che voleva il contado
Un viaggio nella Valnerina che segue il corso del fiume Nera è anche un percorso nella storia medievale dell’Umbria, dove il paesaggio racconta ancora oggi le lotte per l’emancipazione contadina e le trasformazioni degli insediamenti tra Due e Trecento.
Prima di addentrarsi nella valle, una sosta a Spoleto è indispensabile. Per secoli fu il centro politico da cui si governava gran parte della Valnerina e, nel XIII secolo, consolidò il proprio dominio acquistando castelli, pedaggi e diritti signorili, offrendo al tempo stesso franchigie ai contadini che sceglievano di sottrarsi al potere feudale.
Decisivi furono gli anni dello scontro tra Federico II e papa Gregorio IX per il controllo del Ducato di Spoleto, una terra strategica posta tra Roma e il Regno di Sicilia. L’imperatore affidò il governo del Ducato ai suoi fedeli della famiglia Urslingen, prima Corrado e poi il figlio Rainaldo, mentre molti castelli umbri si schierarono con l’Impero e altri con il Papato. Anche le comunità della Valnerina furono chiamate a scegliere da che parte stare, se con la fazione guelfa o quella ghibellina, in un equilibrio fragile fatto di alleanze, ribellioni e interessi economici.
Da Spoleto si dipartivano le strade che i signori di Arrone e Casteldilago controllavano con pedaggi e fortificazioni, mentre proprio tra questi monti molti contadini in fuga dal dominio feudale cercavano rifugio e la possibilità di costruire una nuova vita.
Informazioni pratiche: L’itinerario attraversa la Valnerina ternana, le distanze tra le diverse tappe sono contenute e rendono il percorso particolarmente adatto a un viaggio in auto o in moto. Tra una tappa e l’altra, il viaggio offre inoltre numerose occasioni per scoprire il paesaggio della valle, dalla Cascata delle Marmore all’Abbazia di San Pietro in Valle, seguendo le stesse vie naturali che nel Medioevo collegavano castelli, monasteri e piccoli centri fortificati.

Giorno 2: Scheggino – La fortezza difesa dalle donne
La Rocca di Scheggino fu costruita nel XII secolo come presidio strategico del territorio spoletino per controllare uno dei principali attraversamenti del fiume Nera e la via che risaliva verso la montagna. Le sue mura furono testimoni del passaggio di alcuni dei grandi protagonisti della storia medievale: Federico Barbarossa nel 1155 diretto a distruggere Spoleto, re Manfredi nel 1258 con il suo esercito di saraceni e tartari, Carlo d'Angiò nel 1265 diretto contro gli Svevi.
Terra di confine e di continui contrasti, Scheggino fu spesso coinvolta nelle lotte che opponevano Spoleto ai castelli vicini. Nel 1390 Giovanni da Monteleone vi saccheggiò le gualchiere, impadronendosi dei preziosi pannilana dei mercanti spoletini: un colpo diretto all’economia di Spoleto, che sfruttava la forza del Nera per la lavorazione della lana.
Ma l’episodio che ha reso celebre il castello avvenne dopo il Medioevo, il 23 luglio 1522. Mentre gli uomini erano impegnati nella mietitura, Picozzo Brancaleoni e Petrone da Vallo, alla guida di un gruppo di ribelli all’egemonia spoletina, tentarono di espugnare il castello. Trovarono però sulle mura le donne di Scheggino che, armate solo di pietre, utensili e di un coraggio straordinario, riuscirono a respingere l’assalto e a salvare il paese.

Giorno 3: Ferentillo – Dai duchi longobardi ai Cybo
Pochi luoghi raccontano il Medioevo della Valnerina quanto Ferentillo, le cui origini affondano nell’età longobarda. La leggenda ne attribuisce la fondazione a re Liutprando nella prima metà dell’VIII secolo; la storia, invece, la lega a Faroaldo II, duca di Spoleto, che intorno al 720 fondò la vicina Abbazia di San Pietro in Valle, destinata a diventare uno dei principali centri religiosi e di potere della valle del Nera. Di questo periodo storico resta una testimonianza eccezionale: la firma di Ursus Magester, maestro attivo nell’VIII secolo, incisa sugli elementi marmorei dell’antica recinzione presbiteriale commissionata dal duca Ilderico e oggi riutilizzati nell’altare dell’abbazia.
Attorno ai possedimenti abbaziali si organizzò nei secoli successivi un articolato sistema di insediamenti e fortificazioni. I protagonisti furono i due nuclei di Matterella e Precetto, sorti sulle opposte sponde del fiume e dominati dalle rispettive rocche, fortificate tra XII e XIII secolo, che controllavano lo strategico nodo viario della valle.
Per secoli Ferentillo fu contesa tra autorità ecclesiastiche, feudatari e città vicine. Nel 1190 passò sotto il controllo di Spoleto; Precetto rinnovò la sottomissione nel 1212 e in seguito entrò nei domini dei Trinci. La svolta arrivò nel 1484, quando papa Innocenzo VIII Cybo affidò Ferentillo al figlio Franceschetto Cybo. Il matrimonio di quest’ultimo con Maddalena de’ Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico, inserì la piccola signoria della Valnerina in una rete politica che univa Roma, Firenze e le maggiori corti italiane. Con i Cybo si chiude così il Medioevo di Ferentillo e si apre una nuova stagione: quella della signoria che, attraverso i successivi legami con i Malaspina, avrebbe trasformato il territorio in uno dei più singolari piccoli Stati dell’Italia centrale.

Giorno 4: Polino – Un castellano, tre soldati
Arroccato a oltre 800 metri di altitudine, Polino nacque nel XII secolo come piccolo centro fortificato della famiglia dei Polini, che gli diede il nome e costruì la rocca ancora oggi dominante sul borgo. Il controllo passò poi agli Arroni, mentre la sua posizione, tra la Valnerina e i territori verso Rieti, ne fece a lungo un presidio strategico di frontiera. Nel 1248 papa Innocenzo IV lo concesse a Spoleto e, nel 1333, il castello fu occupato dalle milizie di Roberto d’Angiò, re di Napoli, allora comandante generale delle forze dello Stato della Chiesa.
L’episodio più curioso risale però al 1416, quando la Rocca fu acquistata da Niccolò, Bartolomeo e Corrado Trinci, figli di Ugolino III, signore di Foligno. Per difendere questo minuscolo ma strategico avamposto montano fu sufficiente una guarnigione sorprendentemente ridotta: un castellano e appena tre soldati. Dopo la morte di Nicolò VIII e Bartolomeo IV Trinci, la rocca passò a Corrado XV e successivamente tornò ai Polini.
Dell’antico sistema difensivo, un tempo articolato in una doppia cinta muraria, resta oggi la Rocca medievale, affacciata sulla valle e circondata dai boschi. Passeggiando nel piccolo borgo è facile immaginare quanto, nel Medioevo, anche pochi uomini potessero controllare da quassù strade, confini e movimenti lungo questo tratto dell’Appennino.

Giorno 5: Arrone – I signori della valle
Arrone sorge su un colle roccioso sulla riva sinistra del Nera, a poca distanza dalla Cascata delle Marmore. Il borgo conserva l’originaria struttura del castello di poggio, secondo la tradizione fondato nell’880 dal nobile romano Arrone o Attone. Più probabilmente, il nome è legato agli Arroni, famiglia discendente dai Rapizzoni Arnolfi, ramo collaterale del casato che dominava le Terre Arnolfe.
Dell’antica rocca difensiva restano le mura e le torri che proteggevano la strada tra Rieti e Spoleto. L’abitato è diviso in due nuclei: La Terra, l’insediamento primordiale intorno al castello, con la gotica chiesa di San Giovanni Battista che custodisce affreschi quattrocenteschi di scuola umbra; e Santa Maria, sviluppatasi fuori dalle mura, con l’omonima chiesa e il suo elegante portale del Quattrocento.
Il borgo fu al centro di importanti vicende: il 15 luglio 1229 i signori di Arrone si sottomisero al podestà di Spoleto, impegnandosi a far risiedere stabilmente in città due membri della famiglia signorile con le rispettive famiglie, perdendo progressivamente autonomia e prerogative feudali. Nel 1291, il comune di Spoleto acquistò il mons castri, le case e i palazzi signorili, oltre al diritto di pedaggio, assicurandosi il controllo dei traffici lungo la Valnerina. Solo nel 1347 Arrone divenne Comune, liberandosi dalla plurisecolare signoria dei suoi fondatori.

Giorno 6: Montefranco – Il castello nato libero
Pochi chilometri più avanti, sulla riva destra del Nera, sorge Montefranco. Il nome stesso racconta la sua origine: nel 1228, un gruppo di abitanti di Arrone, pur di sottrarsi al dominio del duca di Spoleto, Rainaldo di Urslingen, uomo di fiducia dell’imperatore Federico II, si insediò sul colle Bufone e vi edificò un abitato “franco”, cioè libero. Spoleto, per garantirsi la loro fedeltà, concesse loro il raddoppio dei privilegi di franchigia. È l’esempio più riuscito di castello di nuova fondazione, popolato da contadini che avevano scelto la libertà, destinato a diventare uno dei principali castra della Valnerina, con 132 focolari nel 1344.
Il borgo conserva l’aspetto medievale: restano le mura esterne del castello di Bufone e due porte, la Porta Franca, orientata verso Arrone, e la Porta Spoletina verso Spoleto. Passeggiando per le vie si incontrano la chiesa di Santa Maria Assunta, di origine medievale e ampliata nel XV secolo, e la chiesa della Madonna del Carmine con affreschi seicenteschi di scuola umbra. Nei pressi, una lapide ricorda il soggiorno del patrono san Bernardino da Siena nel 1444. Da Montefranco, salendo verso monte Moro, si raggiunge un sito archeologico con i resti di un santuario romano e un panorama mozzafiato su tutta la valle.

Giorno 7: Casteldilago – L’antico castello e il lago scomparso
Poco distante da Arrone, arroccato su uno sperone roccioso, si trova Casteldilago, oggi frazione di Arrone e inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Il nome sembra evocare l’antico lago che un tempo occupava la valle, prosciugato intorno al 1580 con gli interventi idraulici legati alla Cascata delle Marmore. Più probabilmente il toponimo deriva dal germanico lagar, “accampamento” o “luogo fortificato”, richiamando così le origini altomedievali dell’insediamento. Queste vengono fatte risalire al VI secolo, quando il monaco siriaco San Lorenzo Illuminatore avrebbe scelto il luogo come eremo; nell’XI secolo sorse poi un castello fortificato, di cui oggi restano solo ruderi.
Anche Casteldilago fu al centro delle vicende signorili: nel 1305 Spoleto si impadronì degli edifici dei nobili e dei pedaggi; nel 1306 gli abitanti, ribelli, furono costretti a trasferirsi nel castello di Colleporto, sull’altra sponda del Nera. Il nuovo insediamento fallì, e nel 1322 gli abitanti ottennero il permesso di tornare sul colle originario, a condizione di non occupare la parte più alta, dove un tempo sorgeva il palazzo dei signori.
Oggi il borgo ha mantenuto quasi intatta la sua struttura medievale: vicoli in pietra, archi, sottopassi, e chiesa di San Valentino con il suo portale cinquecentesco. Da vedere anche la chiesa di San Nicola, fuori dalle mura, con affreschi cinquecenteschi della scuola di Giovanni Di Pietro detto “Lo Spagna”. Poco lontano, l’eremo della Madonna dello Scoglio, eretto nel XVI secolo sotto un costone a strapiombo, offre una splendida vista sulla Valnerina.