Nel cuore dei Monti Martani, Acquasparta custodisce una storia fatta di scienza, nobili famiglie, antichi castelli e acque sorgive. Il borgo conobbe uno dei suoi momenti di maggiore splendore sotto la signoria dei Cesi, di cui Palazzo Cesi resta la testimonianza più significativa. Raffinata dimora rinascimentale, fu scelta dal duca Federico Cesi come luogo privilegiato per le attività dell’Accademia dei Lincei, da lui fondata nel 1603, destinata a diventare una delle più importanti accademie scientifiche d’Europa e frequentata anche da Galileo Galilei, che soggiornò ad Acquasparta nel 1624.
A caratterizzare il territorio sono anche le numerose sorgenti di acque oligominerali, protagoniste per secoli della vita e della notorietà di Acquasparta. Tra queste, la più conosciuta è la sorgente dell’Amerino, nota anche come sorgente di San Francesco, attorno alla quale si è sviluppata una lunga tradizione legata alle proprietà benefiche delle sue acque.
Il castello fondato dagli Arnolfi, celebre grazie alla signoria dei Cesi
Il centro medievale di Acquasparta sorge in un territorio abitato già in epoca preromana, come testimoniano il castelliere di Monte Rotondo e la vicina necropoli di Piedimonte, con sepolture databili tra il VI e il V secolo a.C.; da qui provengono numerosi reperti conservati nella raccolta archeologica di Palazzo Cesi.
Nonostante queste antiche testimonianze, non è nota la presenza di un insediamento stabile sia in epoca preromana che romana, e anche l’ipotesi di un’origine latina del nome Aquas Partam non sembra essere attestata nelle fonti antiche. Il toponimo, probabilmente di origine medievale, si riferisce all’abbondante presenza di sorgenti che caratterizzano la Valle del Naia e alla sua posizione tra le fonti dell’Amerino e di Furapane.
L’origine di Acquasparta viene collegata agli esuli dell’antica Carsulae che, dopo il declino della città romana, si insediarono in un territorio probabilmente già incluso nel Ducato longobardo di Spoleto. In seguito entrò nei possedimenti degli Arnolfi: al capostipite, il conte Arnolfo, sono attribuite la fondazione delle abbazie di Santa Barbara e San Nicolò, oggi scomparse, attorno alle quali si sviluppò il primo nucleo abitativo di Acquasparta, documentato per la prima volta nel 996.
Nel 1232 i Bentivenga, ramo degli Arnolfi e signori di Acquasparta, si sottomisero al comune di Todi in cambio di protezione, e la città rimase sotto l’orbita tuderte fino al 1485, quando una bolla pontificia ne sancì il distacco da Todi. Acquistata da Pierluigi Farnese nel 1538, due anni Acquasparta dopo fu ceduta a Gian Giacomo Cesi e alla moglie Isabella d’Alviano, figlia del celebre condottiero Bartolomeo, in cambio del castello di Alviano e delle terre che erano parte della dote di Isabella.
Con l’ascesa della famiglia Cesi ebbe inizio il periodo di massimo splendore di Acquasparta. Nel 1588, Papa Sisto V elevò il territorio a Ducato, durante il regno di Federico Cesi I. Sarà però sotto suo figlio che la storia del borgo si lega a quella della cultura europea: a soli diciotto anni il duca Federico Cesi II fondò l’Accademia dei Lincei (1603), destinata a diventare un punto di riferimento fondamentale per la nascita della scienza moderna.
Sul finire del XVIII secolo Acquasparta fu coinvolta nelle vicende legate alla Rivoluzione francese e alle campagne napoleoniche. Nel 1798 divenne municipalità della Repubblica Romana, subordinata a Spoleto. Dopo una breve fase di autonomia, tornò sotto il dominio napoleonico e, successivamente, sotto il controllo dello Stato Pontificio, già subentrato nel 1800 alla famiglia Cesi. Con l’Unità d’Italia, nel 1861, entrò a far parte della Provincia di Perugia, per poi essere inclusa nella Provincia di Terni a partire dal 1927.
Palazzo Cesi e l’Accademia dei Lincei
Il monumento più rappresentativo di Acquasparta è Palazzo Cesi, costruito tra il 1565 e il 1579 per volere di Gian Giacomo Cesi, che acquistò il feudo da Pier Luigi Farnese, figlio naturale del papa Paolo III, e trasformò la precedente fortezza in una sontuosa dimora.
Il progetto fu affidato inizialmente all’architetto fiorentino Guidetto Guidetti e successivamente a Giovan Domenico Bianchi. Il palazzo divenne il cuore dell’attività culturale del Ducato, ospitando importanti studiosi e scienziati come Galileo Galilei, che vi soggiornò nel 1624.
Dal punto di vista architettonico, l’edificio presenta un’imponente facciata con portale monumentale che introduce a un elegante cortile quadrato. Gli interni sono decorati con affreschi, soffitti lignei e cicli pittorici ispirati alla mitologia classica e alla storia della famiglia Cesi, in un perfetto equilibrio tra arte, scienza e spiritualità tipico della cultura rinascimentale.
Chiese e confraternite, tra il borgo e la Via Flaminia
- Chiesa di Santa Cecilia: edificata nel XIV secolo sui resti di un oratorio del XI dedicato alla patrona di Acquasparta, fu trasformata dai Cesi in uno dei simboli monumentali della propria grandezza. Di particolare rilievo è la Cappella Cesi, che custodisce importanti monumenti funerari, tra cui quello del principe Federico I.
- Chiesa di San Francesco: posta all’ingresso del borgo, fu costruita nel 1294 per volere del cardinale Matteo Bentivenga d’Acquasparta. La tradizione lega la nascita dell’edificio al passaggio di san Francesco, durante il quale il cardinale benedì la fonte dell’Amerino. Di particolare interesse è la cappella dedicata a San Bernardino da Siena, aggiunta nel XV secolo, dove si possono ammirare resti di affreschi e preziose opere lignee del XIV secolo, tra cui la statua della Madonna della Stella, invocata in occasione di pestilenze, terremoti e guerre, e un crocifisso proveniente dalla chiesa di San Giovanni in Butris.
- Chiesa della Madonna del Giglio: conosciuta anche come Chiesa del Crocifisso, le sue origini risalgono al XIV secolo, mentre l’aspetto attuale è frutto di un rifacimento seicentesco. L’altare maggiore è sormontato dall’affresco quattrocentesco della Madonna del Giglio con il Bambino, parzialmente danneggiato alla fine del XX secolo. La chiesa apparteneva alla Compagnia della Madonna del Giglio, fondata il 1° novembre del 1300, e svolgeva anche una funzione assistenziale: accanto all’edificio sorgeva l’Hospitalis Sancte Marie de lilio, destinato all’accoglienza di poveri e malati.
- Chiesa del Sacramento: nonostante l’aspetto attuale, modificato nel XIX secolo, la costruzione risale al 1684 e fu commissionata dalla Venerabile Compagnia del Santissimo Sacramento. Durante i restauri del 1994, oltre al recupero di una tela settecentesca raffigurante l’Ultima Cena, è riemerso un frammento di un mosaico romano, che sarebbe stato trasferito in questa chiesa dall’antica città di Carsulae nel 1936.
- Santa Lucia di Burchiano: annessa a un monastero benedettino dipendente dall’Abbazia di Farfa, fu edificata intorno alla metà del XI secolo. L’iscrizione in caratteri gotici sulla facciata ricorda il restauro operato nel 1312. Oggi l’edificio, completamente spoglio, versa in uno stato di abbandono.
- Chiesa di San Giovanni de Butris: lungo il percorso che conduce all'area archeologica di Carsulae si incontra la chiesa romanica, un tempo appartenente all’Ordine dei Cavalieri di Malta. La sua particolarità è quella di essere stata costruita, intorno al XIII secolo, sopra ai resti di un ponte romano a due arcate, di epoca augustea, che attraversava la Via Flaminia. La sovrapposizione delle due strutture rappresenta un unicum architettonico, probabilmente concepito anche per proteggere la chiesa dalle piene del torrente.
Un comune costellato da feudi e castelli
Le frazioni di Acquasparta formano un mosaico di castelli e borghi medievali sorti nel cuore delle antiche Terre Arnolfe. Tra i centri più noti si può ricordare Portaria, che nel 1499 ospitò Lucrezia Borgia diretta a Spoleto come governatrice, Macerino con la sua strada delle Pecore, e Scoppio, silenzioso borgo fantasma.
Accanto a questi, numerosi piccoli centri fortificati custodiscono storie di guerre, alleanze e signorie che hanno segnato il territorio per secoli:
- Casigliano: di probabile origine romana, come suggerisce il nome legato alla gens Casilena, fu una delle roccaforti delle Terre Arnolfe. Nel 1118 il conte di Todi lo donò all’Abbazia di Farfa e, nei secoli successivi, fu coinvolto nelle lotte tra guelfi e ghibellini. Nel 1524 Ludovico degli Atti ne completò la ricostruzione su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. All’interno della cinta fortificata si conserva la rocca, inglobata nel complesso castellano, e la chiesa di San Biagio, edificata nel XVI secolo, la cui cripta custodisce le urne marmoree della famiglia Atti di Todi.
- Configni: conosciuto anticamente anche come Monte Albano o San Clemente, per la sua posizione strategica fu conteso a lungo tra le Terre Arnolfe, del quale faceva parte già dall’anno Mille, e Todi, che nel 1111 esercitava la propria giurisdizione sulle chiese di San Clemente e Santo Stefano. Sottomesso a Narni nel 1277, il feudo fu assegnato da Papa Bonifacio VIII ad Andrea Tomacelli alla fine del XIV secolo. Nel 1629 il duca Federico Cesi ne rivendicò nuovamente la giurisdizione, ma nel 1700 passò in mano agli Orsini e tornò sotto il dominio di Narni. Ancora oggi conserva due rocche fortificate: la prima è ridotta a pochi resti, mentre la seconda conserva due torri quadrangolari unite da un corpo centrale attorno a una corte interna.
- Firenzuola: la più antica menzione del nome Firençola è nel 1414, mentre anticamente era nota come Gallocituli o Gallicitoli, toponimo che nella suggestione popolare la collega alla popolazione dei Galli, la più antica a occupare questo territorio. Importante presidio delle Terre Arnolfe, controllava i castelli di Arezzo, Scoppio e Messenano, i cui rappresentanti si riunirono qui nel 1218 per giurare fedeltà a fra’ Bonaventura. Nativo di Firenzuola, il magister lapidum è Giovanni Scagno, autore del portale della chiesa di San Fortunato a Todi.
- Messenano: Villa Meccenani o Messenanum, toponimo di probabile origine romana, rientrava nelle Terre Arnolfe ma, nonostante la signoria dei Cesi, le sue vicende sono legate soprattutto al comune di Spoleto. Dell’impianto più antico del castello, edificato nel XIII secolo, resta la torre colombaia che svetta accanto la chiesa di Sant’Apollinare, dove si ammirano alcune colonne e pietre di epoca romana, probabilmente provenienti da un tempio dedicato al Dio Marte. Della cinta muraria, oltre alle porte di accesso, rimane solo un torrione, utilizzato fino al 1800 come ossario. Nelle vicinanze del borgo è possibile ammirare i ruderi di un antico mulino alimentato dalle acque del Marroggia, che emergono dall’invaso della diga di Arezzo soprattutto durante i periodi di siccità.
