Rasiglia and its sources

Rasiglia e le sue sorgenti

Un labirinto d'acqua

Appena si varca la soglia di Rasiglia, si comprende  il suo segreto. Le stradine di pietra non corrono parallele ai canali: li seguono, li attraversano, se ne fanno attraversare. L'acqua sgorga ovunque, scorre lungo i vicoli, entra ed esce letteralmente dagli edifici, compiendo un percorso labirintico fatto di rivoli, cascatelle e chiuse. I ponticelli in pietra, le scalinate che si bagnano, il fragoroso mormorio  ogni passo.  

Il cuore di questo sistema idrico è la sorgente di Capovena, che nasce nella parte alta del paese, ai piedi dell'antico palazzo dei Trinci, e alimenta l'intero borgo. A questa si aggiungono altre vene d'acqua – Alzabove, Venarella, le Vene di Chieve – che nel corso dei secoli hanno garantito una risorsa inesauribile e preziosa.

I Trinci: Signori di Foligno e dell'Acqua di Rasiglia

Per comprendere appieno la storia di Rasiglia, è necessario conoscere la famiglia che ne comprese per primo il valore strategico e produttivo: i Trinci. Questa potente dinastia governò Foligno per oltre un secolo, dal 1305 al 1439, estendendo il proprio dominio su un ampio territorio che comprendeva Bevagna, Montefalco, Nocera Umbra e numerosi castelli sparsi nell'Appennino.

Fu proprio in questo contesto di consolidamento del potere che i Trinci intuirono l'importanza strategica di Rasiglia. Il borgo sorgeva lungo la Via della Spina, un'importante arteria commerciale che collegava Roma alla costa adriatica, e dominava la valle del Menotre, una risorsa idrica di inestimabile valore. Per controllare questo snodo vitale, i Trinci edificarono il Castrum et Roccha Rasilia, una fortezza sulla sommità del colle che oggi si può ancora ammirare nei suoi ruderi: tratti delle mura di cinta e il mastio che un tempo vigilava sulla valle.

Ma i Trinci non si limitarono a fare di Rasiglia un avamposto militare. Compresero anche il potenziale economico delle sue acque copiose e perenni. Già nel XIV secolo, sotto il loro dominio, il borgo iniziò a trasformarsi in un centro produttivo di rilievo, con mulini da cereali e gualchiere per la lavorazione dei panni. Fu questa intuizione a gettare le basi per la vocazione proto-industriale che avrebbe reso Rasiglia celebre nei secoli successivi, quando le famiglie Tonti e Accorimboni avrebbero sviluppato l'industria laniera e tessile sfruttando la stessa forza idrica che i Trinci avevano per primi saputo incanalare.

La storia dei Trinci si intreccia anche con un episodio di sangue che ha come sfondo proprio il territorio di Rasiglia. Nel 1419, il castellano di Nocera Umbra, Pietro da Rasiglia, uomo di fiducia dei Trinci, scoprì che sua moglie aveva una relazione con Niccolò Trinci. Per vendicarsi, Pietro invitò Niccolò e suo fratello Bartolomeo a una battuta di caccia e li uccise a tradimento nella rocca di Nocera. Corrado Trinci, venuto a conoscenza degli omicidi, assediò Nocera e si vendicò in modo spietato, sterminando i parenti del castellano in quella che le cronache chiamarono "la fornicazione per bellezza". La signoria dei Trinci si concluse nel 1439, quando il papa Eugenio IV riconquistò Foligno, ma la loro eredità rimase impressa nel territorio: i palazzi, le fortezze e, soprattutto, quel legame tra Rasiglia e l'acqua che loro per primi avevano saputo coltivare.

 

 

 

Un'Antica Filiera: Dai Monaci ai Lanifici Industriali

La storia di Rasiglia è la storia di un'abile e lungimirante gestione di questa risorsa. Già nel XIII secolo, i monaci dell'abbazia di Sassovivo compresero il potenziale della forza idrica del Menotre, costruendo mulini e opifici per la produzione di tessuti pregiati. Ben presto, la valle si popolò di gualchiere e cartiere: con la carta prodotta in questi stabilimenti, a Foligno fu stampata la prima copia della Divina Commedia.

Ma è a partire dal XVI secolo, con l'arrivo della famiglia Tonti, lanaioli di grande esperienza, che Rasiglia conosce una vera e propria rivoluzione. La loro abilità nel trasformare la lana in tessuti di alta qualità, sfruttando l'acqua per azionare i macchinari, gettò le basi per un'industria che avrebbe reso il borgo celebre ben oltre i confini regionali.

L'apice di questa vocazione proto-industriale si raggiunge nell'Ottocento e nei primi del Novecento con la famiglia Accorimboni, che rilevò e ampliò l'attività. Fu allora che Rasiglia divenne "come Milano", come amavano dire i suoi abitanti: un luogo di lavoro, produzione e innovazione. Gli Accorimboni introdussero una centralina idroelettrica (una delle prime in Umbria) e installarono un telaio meccanico Jacquard di provenienza tedesca, un capolavoro di ingegneria che, leggendo schede perforate, era in grado di realizzare trame e disegni di straordinaria complessità, anticipando i sistemi computerizzati di un secolo.

In quel periodo, il borgo contava lanifici, tintorie, filande. Un'intera comunità – circa il 40% della popolazione – era impiegata nell'industria tessile. Ogni fase della filiera, dalla tosatura delle pecore (che venivano fatte "saltare" il Menotre per depurare il vello) alla tintura con piante locali come guado e robbia, fino alla tessitura, si svolgeva all'interno di un sistema perfettamente integrato con il paesaggio.

La Rinascita: Un Museo Diffuso dell'Ingegno Umano

Il dopoguerra e il terremoto del 1997 hanno segnato un difficile periodo di spopolamento. Le fabbriche hanno chiuso, gli abitanti sono scesi a valle. Ma a differenza di tanti altri borghi fantasma, Rasiglia è riuscita a risorgere, grazie alla passione e all'impegno dei suoi figli e dell'Associazione Rasiglia e le sue sorgenti.

Oggi, i suggestivi vicoli tornano a essere percorsi da migliaia di visitatori, che vengono ad ammirare non solo la bellezza dell'acqua, ma anche questo straordinario museo diffuso di archeologia industriale. Sono stati restaurati il lanificio Accorimboni con il suo telaio Jacquard ancora in loco, la centralina idroelettrica e parte degli antichi opifici. Passeggiando, si può ancora leggere la storia del lavoro e dell'ingegno: le chiuse per regolare i flussi, le vasche per la tintura, i canali che alimentavano le macchine.

Ogni anno, inoltre, si svolgono due importanti manifestazioni: il presepe vivente nel periodo natalizio e "Penelope a Rasiglia", nel mese di giugno, dedicata agli antichi mestieri della tessitura.

Non perdetevi questo luogo lontano dal tempo, dal fascino magnetico e irresistibile, in cui il fragoroso mormorio delle acque accompagna ogni vicolo.

Per maggiori informazioni:
www.rasigliaelesuesorgenti.com

 

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