La chiesa di San Francesco a Citerna
Situata all'ingresso del borgo medievale, lungo l’attuale Corso Garibaldi, la chiesa di San Francesco è lo scrigno d'arte più prezioso di Citerna, diventata celebre per custodire un vero capolavoro del Rinascimento fiorentino, riscoperto solo di recente.
Ricordi francescani
San Francesco ha visitato il borgo di Citerna nel 1214 e nel 1224, durante i suoi spostamenti tra Assisi e La Verna. Infatti, il borgo umbro è parte della via di Francesco.
In una di queste soste, nel 1214, avvenne il miracolo delle formiche: alla notizia dell’arrivo del poverello, molte persone vollero vederlo e ascoltarlo parlare: così la folla era troppo numerosa per essere contenuta dalle stradine del piccolo borgo, tanto che il santo fu costretto a spostarsi in campagna.
Francesco si appoggiò a una quercia, che si rivelò essere infestata dalle formiche: gli intimò dunque di andare altrove, nel nome di Dio. Le formiche obbedirono subito. In questo luogo, detto Montesanto (nomen omen!), nel XIII secolo venne edificato un piccolo convento, detto degli Osservanti, in ricordo della presenza di Francesco. Questo venne seriamente danneggiato da un incendio, nel 1316; i frati si trasferirono presso la chiesetta del Crocifisso, appena fuori dal borgo.
Nella seconda metà del XV secolo, fu la volta di una comunità di francescani conventuali, che giunta a Citerna decise di stabilirsi all’interno delle mura, edificando una chiesa ed un convento: il primo nucleo dell’attuale complesso di San Francesco. A partire dal primo decennio del 1500, però, come testimoniato dalla data scolpita sull’architrave della porta, questo venne notevolmente ampliato e profondamente rimaneggiato, anche se emergono in più di qualche parte le tracce dell’edificio preesistente. Così modificata, la chiesa venne riconsacrata nel 1545, a lavori ultimati.
In seguito alle demaniazioni post-unitarie, l’edificio che ospitava l’ex convento è divenuto sede del Municipio della città.
Semplicità e sontuosità
La chiesa presenta all’esterno un'architettura sobria e lineare, tipica della tradizione francescana.
La facciata è a capanna, frutto di vari rimaneggiamenti: a segnalarlo, per esempio, è la traccia di un rosone centrale tamponato al di sopra la porta cinquecentesca; quest’ultima, in pietra, è opera di Stefano Acquisti.
L’ambiente superiore dell’edificio è accessibile solo dalla Piazza del Teatro: l’edificio funge così da raccordo tra il borgo medievale e la più tarda espansione rinascimentale.
L'interno, a navata unica, secondo l’uso francescano, presenta una pianta a croce latina con copertura di volte a crociera. Si presenta ampio e luminoso, grazie a finestroni rettangolari che si aprono lungo le pareti perimetrali. È un ambiente scenografico e ricco di fascino, scandito da nove altari laterali in stucco, pietra arenaria e legno, dipinti e dorati, che ospitano dipinti di altissimo valore storico e artistico.














