Gualdo Tadino

Rocca Flea

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Sul nucleo urbano medievale della cittadina di Gualdo Tadino, si erge l'antica rocca Flea che, dalla cima del colle, domina l'intero abitato. Chiamata anche "Flebea" per la vicinanza del fiume Flebeo, è uno degli esempi più significativi di architettura militare difensiva umbra.
La rocca si sviluppa intorno ad un cortile, adornato da un'antica fontana.
Sul cortile si affacciano l'edificio, addossato al maschio, la palazzina dedicata al cardinale del Monte con ampi saloni (anticamente edificio di servizio); l'ingresso della piccola cappella dedicata a san Giovanni Battista e le maestose scale di accesso alle oltre quaranta stanze del manufatto. Si incontrano, inoltre, quattro torri dotate di altrettanti cortili interni e camminamenti.
La struttura si eleva su più piani: un seminterrato a vari livelli, un piano terra ed un primo piano variamente articolato, il piano nobile ed un piano rialzato con il grande salone. E' racchiusa da una robusta cinta muraria, in parte coronata da beccatelli, con contrafforte angolare, anticamente circondata da un fossato e con un ponte levatoio sul versante meridionale. Si veniva così a delineare un complesso alto, compatto e massiccio dominante sulla pianura di Gualdo Tadino.
Fondata intorno al X secolo, come testimoniato da antichi documenti che la fanno risalire ai conti di Nocera, la rocca fu di proprietà degli Atti, signori di Foligno, fino al 1198 quando passò sotto la giurisdizione di Innocenzo III. All'inizio del XIII secolo fu al centro di contese tra Gubbio e Perugia. Nel 1240, Federico II, che vi soggiornò a lungo, si impegnò all'ampliamento e restauro della rocca oltre che alla realizzazione della cinta muraria cittadina, con quattro porte e ben diciassette torri.
Il complesso realizzato, rappresenta la versione definitiva della struttura, che sarebbe così divenuta il punto di riferimento per coloro che governarono la città di Gualdo Tadino.
Una lapide affissa su uno dei torrioni testimonia la permanenza di Biordo Michelotti nel 1394. Da allora fu chiamata anche "Arx Maior Terre Gualdi" per distinguerla dal palazzo del capitano del popolo detto "Arx Minor".
Nel 1434 la rocca fu data in vicariato al conte Francesco I Sforza dal pontefice Eugenio IV; alla fine dello stesso secolo venne trasformata in zecca clandestina dal castellano di allora Filippo degli Arcioni da Roma.
L'antica fortezza dal 1513 al 1587 ospitò la Lega Cardinalizia Autonoma che reggerà le sorti della città, regalandole un periodo di grande splendore.
Per poter assolvere il ruolo di residenza, gli interni furono modificati e decorati con affreschi, di cui però resta soltanto una piccola parte; nel corso del mandato del primo cardinale legato, Antonio Ciocchi di Monte San Savino (1513-1533), venne costruito il nuovo acquedotto che attraversava anche la rocca Flea.
Dopo il 1587, con l'entrata di Gualdo Tadino nella Circoscrizione governativa di Perugia, la struttura divenne la residenza degli ufficiali apostolici fino al 1798.
Nell'Ottocento fu destinata a carcere femminile per donne di "mal costume" e dall'Unità d'Italia, fino al 1985, ha avuto funzione di carcere mandamentale maschile.
Agli inizi degli anni '90, iniziarono le opere di consolidamento e di restauro che hanno consentito il ritrovamento della cappella primitiva di Sant'Angelo de Flea, alla base del maschio. Sono stati altresì messi in evidenza stupendi affreschi del Trecento e Quattrocento.
Nel 1996 il restauro era terminato e la rocca veniva definitivamente restituita alla città ed ai turisti. Dal 1999 ospita il Museo Civico, un centro multimediale e all'interno della chiesa, l'Antiquarium con reperti archeologici che documentano il popolamento del territorio gualdese dalla preistoria all'alto medioevo.