Castel Ritaldi

Chiesa Santa Marina

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Unica navata, ampia, luminosa, con due nicchioni e due cappelle a soffitto altissimo, a travatura a capriata. E' dedicata alla patrona Santa Marina monaca.

Scarse e confuse sono le storie inerenti la Santa, molte le leggende. Figlia di un vedovo, che alla morte della moglie si ritirò in monastero, lasciandola ai parenti, Marina fece anche lei il suo ingresso al convento travestita da uomo e col nome di Marino. In un giorno di questua si fermarono a dormire in una locanda, proprio mentre la figlia dell'oste rimase incinta  di un soldato. Scoperta, la giovine incolpò Marino che per questo fu cacciato dal monastero. Quando il bimbo di quest'ultima nacque, lo portarono da Marino e fu allevato fuori dal convento. Quando un bel giorno Marino fu riammesso al convento, dovette sottostare ai più duri servizi che lo fecero ammalare fino alla sua morte. nel seppellirlo, si accorsero che in realtà era una donna e da subito venerata come santa, anche dalla sua accusatrice, che, presa da un demonio, ne fu liberata. Da quel giorno il culto per Santa Marina dilagò.

Molte sono le peripezie della salma della Santa, ma non si sà come e quando divenne Patrona di Castel Ritaldi. Sta dio fatto che la devozione alla Santa è tuttora viva. Una statua lignea con angioletii tuttora la rappresenta all'interno della chiesa, in una teca. Reca in braccio un bambino, ha un volto nobile, amabile, sofferente.

Quando la parrocchia fu strasferita dalla Pieve alla Chiesa, questa fu il centro nevralgico delle associazioni del contado per i sacramenti e la vita paesana. Esisteva un vecchio coro monastico in stile gotico, ed anche un organo a cantoria, entrambi spariti. Il presbiterio (sebbene si dica sia stato rovinato), è rialzato da due gradini e racchiuso da un arco che si appoggia su due colonne. sotto l'antico pavimento reticolato, la cripta per le riunioni della Compagnia dell SS. Sacramento.

A destra dell'altare una nicchia con affresco di Tiberio di Assisi (discepolo del Perugino). Nella Calaotta è raffigurato l'Eterno benedicente su nuvole d'oro con un globo in mano e un arco iridescente tutt'intorno, nove serafini e due angeli.Nel centro del tamburo Santa Caterina Martire d'Alessandria con a sinistra Tobiolo (e l'arcangelo Raffaele) e a destra Papa San Silvestro I (sopra un drago morto). Sotto il catino una fascia con un testo non troppo decifrabile.

A sinistra dell'altare principale eccone un'altro dedicato alla Madonna del Soccorso. Al muro un quadro della vergine con un ampio manto stellato che libera un bimbo ossesso da un demonio cacciandolo con una funicella. Raffigurata anche la madre desolata e il lettuccio del piccolo in un paesaggio luminoso con persone ed alberi. Il cartiglio sotto reca la scritta "Sancta Maria populo castri Ritaldi, 1509". La leggenda narra che il dipinto si riferisca ad un fatto realmente accaduto, in cui una donna non riuscendo ad addormentare il piccolo invocò il diavolo che comparse, ma pentita implorò la Madonna. La tavola è attribuita al Melanzio di Montefalco. In fondo c'era un crocefisso del '300 ed un  altare, quest'ultimo demolito e il primo spostato in sacrestia. Nell'abside un affresco trecentesco con molti santi.

Nella cappella detta di Sant'Antonio Abate una serie frammentaria di affreschi e un'altare dedicato a Santa Marina sul muro accanto alla sagrestia.

 

Fonte: "A Castel Ritaldi tra storia, arte e poesia" - Mario Tabarrini



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