Monteleone di Spoleto

Chiesa e convento di San Francesco - Monteleone di Spoleto

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Il complesso monumentale di S. Francesco di Monteleone di Spoleto è forse l’opera più significativa e suggestiva per complessità di storia, sviluppo, arte, e fede. E’ un libro di storie, santi e simbologie da leggere con cura.
La chiesa di San Francesco fu eretta nel corso del XIV secolo su un precedente oratorio benedettino del XII secolo. La chiesa è in realtà intitolata a S. Maria (o meglio alla Madonna dell’Assunta), ma è comunemente nota col nome del poverello d’Assisi da quando vi s’insediarono i primi francescani, intorno al 1280: fino alla soppressione del convento, l’ordine francescano di Monteleone utilizzò in ogni atto ufficiale un sigillo recante l’emblema dell’ordine sovrastato dall’immagine dell’Assunta rapita in cielo, con le iniziali S(anctae) M(ariae).

La chiesa fu restaurata una prima volta nel XV secolo; in seguito al terremoto del gennaio 1703 fu necessario intervenire con un nuovo restauro, che modificò in modo radicale la struttura. La chiesa trecentesca era infatti di proporzioni più slanciate rispetto all'attuale, come del resto si può intuire osservando la parete esterna in corrispondenza della zona absidale. Il pavimento fu rialzato fra il 1395 e il 1398, con una volta inferiore a tutto sesto, riducendo di un terzo l’altezza della chiesa originaria alla quale si accedeva dalla porta ogivale sul lato destro; fu inoltre creato un nuovo ambiente di culto nella parte inferiore della struttura. Gli effetti di questa divisione sono ben visibili nel pavimento interno alla chiesa che taglia l'affresco con la crocifissione sulla parete sinistra, ulteriormente mutilato poi dalla successiva apertura di una porta moderna che immette nell'ordine superiore del chiostro.
 
La facciata principale (volta a nord) è nella parte superiore: ornata da un portale ogivale di chiaro gusto romano-gotico, arricchito da un fascio di tre colonne tortili e rilievi di vivace sapore naturalistico con animali, figure umane e angeli, opera certa di mastri lombardi, è però parzialmente tronca del coronamento originario. Nella lunetta superiore si può vedere un affresco raffigurante Maria fra S. Francesco e S. Nicola. Ai lati del paramento esterno, in particolari condizioni di luce, sono visibili tracce di graffiti devozionali e di una croce. Sul fianco destro i possenti contrafforti con finali scolpiti rendono l'edificio simile ad un luogo fortificato: la sensazione è ulteriormente accentuata dalla sua giacitura e dalla vicinanza alla porta del castello, lungo le mura.
 
L'interno è diviso in due navate da pilastri in pietra; la navata maggiore è decorata da bel soffitto ligneo dipinto di Giuseppe Frigerio da Norcia (1760), mentre la minore è coperta con volte a crociera e costoloni. Della decorazione murale interna restano numerosi cicli di affreschi, spesso giustapposti fra loro (realizzati fra il XIV e il XVI secolo), purtroppo in parte danneggiati dai numerosi lavori avvenuti nei secoli. Fra le acquasantiere ne è presente una di fattura longobarda che riporta il simbolo greco del TAU, simbolo del compimento della parola rivelata da Dio.

Dalla porta che taglia l'affresco con la Crocifissione si accede al chiostro superiore, un tempo coperto da volte a crociera (delle quali rimangono i punti d'imposta), mentre ora presenta una tettoia a spiovente unico; qui sono 9 lunette a tempera realizzate nella prima metà del XVIII secolo, raffiguranti (esclusa la prima) la vita di S. Francesco. Ai piedi di queste lunette e lungo tutta la parete del corridoio sono raggruppati come in un piccolo antiquarium una raccolta di frammenti epigrafici e scultorei di epoca romana, medioevale e moderna voluta dal parroco Don Angelo Corona. Parte del materiale architettonico medioevale proviene dalla chiesa matrice di S. Nicola, mentre una statua muliebre acefala è stata recuperata dal Trivio. Qui è anche l’iscrizione funeraria romana di Sesto Vettuleno, rinvenuta decenni fa a Forca di Usigni (nel comune di Poggiodomo) e recante la seguente iscrizione: SEX VETTVLENVS. P.F. GRAGVS / VETTVLENA. SEX.F. VXOR.
 
Nella chiesa inferiore, poi utilizzata come sepolcreto, il vecchio coro conserva vivaci affreschi di soggetto francescano che, sebbene più volte pesantemente ridipinte, costituiscono un'interessante testimonianza della pittura umbro meridionale del principio del sec. XV. Nell'ambiente, adibito a teatro, nella parete destra sono stati riportati alla luce alcuni arcosolii che testimoniano il non comune aspetto della chiesa inferiore. Nella sacrestia è ospitata una piccola ma notevole raccolta di arte sacra che include una scultura lignea del sec. XIII raffigurante una Madonna con Bambino, proveniente da Castevecchio.