Alviano

La Rocca di Alviano

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Rivivete l’appassionante storia dell’antico castello che domina su un’altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto e Amelia
 

Il maniero, perfettamente restaurato, vi accoglie all’ingresso del borgo a cui ha dato origine e da qualsiasi punto lo ammirate, appare possente come un macigno e imbattibile come un capitano di ventura. Il suo principale artefice fu Bartolomeo d’Alviano, grande guerriero, ma anche brillante architetto e uomo di cultura, conosciuto a quei tempi in tutta Europa. 
Se volete conoscere la sua vita, visitate la fortezza e il centro di documentazione a lui dedicato. Ne scoprirete delle belle.

Sulle orme di conflitti, arte e capitani di ventura
Il borgo di Alviano, situato dentro una cerchia di colli erosi da calanchi, vive del suo castello, una pietra dell’uno ha creato nel tempo una pietra dell’altro. La prima, fra tutte, la pose il capostipite della casata: il conte Offredo, amico dell’imperatore del Sacro romano impero, Ottone III. Correva l’anno 996. Quel primo fortilizio segnò l’inizio della “nostra” storia.
Prima di entrare nel castello, fate attenzione allo stemma posto al suo ingresso, raffigurante il leone della gogna e la testa di medusa: è il simbolo della potente famiglia che tenne la fortezza fino al 1308, anno in cui fu cacciata dai ghibellini amerini. 
Ma gli Alviano, proprio come leoni, rientrarono in possesso della proprietà grazie a un altro combattente della loro genia, Francesco, il quale ne fece la propria residenza, che però non ebbe lunga vita: i Chiaravalle, potente famiglia ghibellina di Todi, ne decretarono la sua distruzione. 
Il poderoso maniero che vedete oggi si deve al figlio di Francesco d’Alviano, Bartolomeo, il “nostro” capitano di ventura, esperto architetto militare. 
Il grandioso castello a pianta quadrata con torri angolari venne da lui edificato nel 1495 come una sontuosa ed elegante residenza baronale, equipaggiata nei punti strategici di corpi di difesa, secondo le regole dell’architettura militare ideata da Leon Battista Alberti.
Rimarrete piacevolmente sorpresi dal bel cortile rinascimentale della fortezza, che si presenta con doppio loggiato e su cui affacciano ambienti di pregio con alcune sale decorate da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (dalla città dove il pittore nacque verosimilmente nel 1483-84). 
Non perdete la visita alla cappella di San Francesco con una serie di affreschi del Seicento, tra cui il Miracolo di San Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano. Secondo i Fioretti, infatti, il Santo di Assisi fece tacere il garrire delle rondini, che disturbava la predica. 
Tra le figure dipinte, spunta anche il volto di una donna, la committente di quegli affreschi. È Olimpia Pamphili Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X, che nel 1654 acquistò all’asta il castello. Era infatti accaduto che - dopo un passaggio secolare in cui nel 1500 il figlio di Bartolomeo, Bernardino, esperto fonditore, trasformò la fortezza in una fonderia di cannoni tra le più importanti dell’Umbria – la famiglia degli Alviano si estinse per mancanza di eredi maschi perdendo il feudo.
In seguito, per discendenza, la fortezza fu ereditata nel 1816 dal principe don Andrea II Doria Pamphilj Landi. Oggi è di proprietà del Comune.
Sono pagine e pagine di storia che trasudano dalle mura del maniero, ancora oggi fulcro pulsante della comunità. Ve ne accorgerete esplorando le sue sale.
Il piano nobile della struttura ospita il municipio dove, nella sala consiliare, troneggia il quadro con il volto di Bartolomeo, opera contemporanea che riproduce le reali fattezze del nostro capitano di ventura, tratte da una moneta del Cinquecento coniata dalla Repubblica di Venezia di cui il condottiero era al soldo.
Nel piano seminterrato potete visitare due esposizioni: il Museo della Civiltà Contadina, la terra e lo strumento, che racconta attraverso oltre mille oggetti appartenuti a famiglie locali tra la fine del XIX secolo e il dopoguerra, la produzione del vino e dell’olio, la lavorazione della canapa e del frumento, l’attività della pesca, la cura degli animali da cortile e l’allevamento dei bovini e suini; il Centro di Documentazione Bartolomeo d'Alviano e Capitani di Ventura Umbri dove grazie a strumenti multimediali potrete ripercorrere le imprese del grande condottiero tra cui tre importanti battaglie tra la fine del ‘400 e l'inizio del ‘500: Marignano, Agnadello e Garigliano
Di notevole rilievo, l’equipaggiamento tipico del Capitano di ventura, con la ricostruzione di armi e armature dell’epoca.

Per informazioni:
www.castellodialviano.com 
Società cooperativa Lympha, tel. + 39 333 7576283