Spoleto

Eremo di San Francesco

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Il santuario di San Francesco o Eremo francescano si trova a Monteluco, a 800 metri di altitudine, nei pressi di un antico bosco sacro e di alcune grotte naturali, frequentate da eremiti già in età paleocristiana. 

Nel V secolo, vi si insediarono le comunità di eremiti fuggiti dalla Siria. Anche se le fonti sono incerte, è verosimile la tradizione secondo cui nel 1218 Francesco ricevette dai monaci benedettini la cappellina di Santa Caterina, che costituisce il nucleo più antico dell'eremo

L'antico oratorio di San Francesco, è situato all'interno del convento e la pietra che sorregge il cippo dell'altare pare sia stata utilizzata dal "poverello d'Assisi" come giaciglio.

Il Pozzo di San Francesco, situato nel cortile, è il luogo centrale dell'eremo; secondo la tradizione, per trovare l'acqua, il santo indicò di scavare nel punto più alto e, tra lo scetticismo dei compagni, che ritenevano il punto inadatto, l'acqua cominciò a sgorgare nel pozzo.

All'interno della cinta di clausura si trova la cappella di Santa Caterina d'Alessandria o Porziuncola di Monteluco; si tratta di un antichissimo romitorio, per secoli dedicato alla santa orientale che evoca il movimento eremitico siriano del VI secolo e segna l'inizio dell'eremo francescano.

Nel piccolo cortile a sinistra si trova la cappella di San Bernardino, eretta dieci anni dopo la morte del santo, più volte trasformata nel tempo.

L'oratorio di Sant'Antonio da Padova, è stato ricavato dai locali della vecchia legnaia negli anni cinquanta allo scopo di offrire spazio sufficiente ai fedeli della parrocchia durante le funzioni pastorali. Nel 1994 è stato completamente ristrutturato.

La piccola chiesa dei SS. Francesco d'Assisi e Caterina d'Alessandria conserva al suo interno alcune opere rilevanti: la cappella di destra è dedicata al beato Leopoldo da Gaiche, effigiato nella tela d'altare di Giuseppe Moscatelli; il suo corpo è racchiuso in una cassa trasparente posta sotto l'altare.

Nell'altare maggiore si trova la tela Madonna col Bambino e i santi Caterina, Francesco, Antonio di Padova e Giuseppe, di Lazzaro Baldi; in alto, ai lati dell'altare Madonna delle Grazie, tela del seicento di Carlo Dolci, e Decapitazione di S. Caterina, copia di Ercole Gennari dal Guercino; l'altare e il tabernacolo intagliati in legni pregiati sono opera di frate Bernardino di Collelungo e risalgono alla fine XVII secolo; dello stesso periodo sono gli armadi di noce di fianco all'altare, fatti eseguire dal patrizio spoletino Francesco Martorelli, che custodiscono una collezione di vetri di Murano con reliquie donate dalle famiglie Barberini e Cibo. Nell'abside è collocato un piccolo coro in noce.

All'interno del Santuario sono ancora visibili le cellette antiche dei frati: le sette piccole celle, superstiti del vecchio dormitorio, sono le stesse, secondo la tradizione, costruite da Francesco e dai suoi compagni. La povertà dei materiali utilizzati e la loro ristrettezza sono la testimonianza più suggestiva, ma al tempo stesso più rigorosa, del significato più autentico della povertà francescana.