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LA TORRE di Sol LeWitt a Campello sul Clitunno

Attirato dal vivace clima culturale del Festival dei due Mondi di Spoleto, nell’estate del 1971, l’artista statunitense Sol LeWitt accettò l’invito dalla gallerista Marilena Bonomo. Fu subito un grande amore, tanto che poco dopo decise di acquistarsi una casa nel centro storico dove si stabilì per lungo periodo e dove mantenne, per circa 30 anni, uno studio permanente. Qui assimilò la cultura locale con fermenti di internazionalità e contribuì alla crescita della città. L’intenso rapporto è testimoniato anche dalla presenza di numerose opere realizzate dal 1971 fino a oltre il 2000, tra cui il bellissimo libro che racconta, con scatti polaroid, le sue passeggiate nel bosco sacro di Monteluco (From Monteluco to Spoleto).

A pochi passi dalle antiche Fonti del Clitunno, spicca solitaria nei Giardini di La Bianca, la struttura monumentale La Torre, dedicata all'amico Giulio Laureti. Il progetto (tipologia degli 'ziggurart), che si ispira ai grattacieli di New York degli anni Sessanta, è del 2000.  L’opera, realizzata in blocchi di cemento fu conclusa nel 2003, divenendo uno dei simboli dell’affetto sincero e profondo dell’artista con l'Umbria oltre che un capolavoro architettonico contemporaneo. 

 

Nel corso della sua permanenza, Sol LeWitt ha voluto conoscere le tradizioni artistiche locali, scoprendo e imparando alcune tipiche tecniche artigianali come la ceramica e la lavorazione del legno, da cui è nata una consistente produzione di manufatti a Deruta e la serie di progetti per le Piramidi lignee realizzate a Spoleto.

Ad oggi, dopo la sua morte nel 2007 a New York, il gruppo composito di opere in dono alla città di Spoleto come  il capolavoro Wall Drawings 951 al museo di Palazzo Collicola, il Muro nei Giardini di Viale Mariotti, rimangono visibili e aperte al pubblico, ricordando il suo indissolubile e stimolante rapporto con l’Umbria.

La famiglia di LeWitt ha voluto lasciare un’eredità dell’artista a Spoleto, fondando, insieme alla figlia della scultrice Anna Malher (a sua volta figlia del grande musicista) innamorata della città,  un programma di residenze artistiche, divenuto ad oggi un importante centro creativo.

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