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Scheggia e Pascelupo
Nel cuore del Parco del Monte Cucco
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STORIA

L'importanza militare ed economica dovuta alla sua posizione fu all'origine del suo sviluppo, ma anche causa, dopo la caduta dell'Impero Romano, di violenti scontri tra Goti e Bizantini (VI secolo) e di successive contese tra Gubbio, Perugia, i Montefeltro e la Chiesa. Quest’ultima, dal XV secolo, mantenne la propria giurisdizione sul territorio fino all'Unità d'Italia.

La riunione in un solo centro amministrativo dei due comuni, Scheggia e Pascelupo, avvenne nel 1870 allo scopo di ottimizzare risorse e strutture.
 

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Il nome più antico di Scheggia è Ad Hensem, legato alle vicende della Via Flaminia, lungo la quale sarebbe sorto un Tempio Romano dedicato a Giove Pennino.

Da menzionare il Ponte a Botte, costruito sul torrente La Foce, lungo la Via Flaminia in direzione di Cantiano (chiamato così per la sua struttura a forma di Botte perfettamente circolare di 22 metri di diametro, detto anche Botte d'Italia).

Nella parte a nord-est del territorio si trovano numerose abbazie benedettine e camaldolesi: l'Abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli (XII secolo), con interno a due navate divise da alti pilastri ottagonali, mentre la chiesa primitiva è costituita da un unico vano con volta a botte. Nei pressi di Isola Fossara sorge l'Abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata all'inizio dell’XI secolo da San Romualdo: la chiesa romanica attuale, risalente al XII-XIII secolo, ha un'unica navata con volta a botte e un presbiterio rialzato con la cripta sottostante sorretta da un’unica colonna romana con capitello corinzio. Nei pressi di Pascelupo, sul ripido versante del fosso di Rio Freddo, sorge l'Eremo di San Girolamo, secondo la tradizione edificato sopra il rifugio che il santo scelse per sfuggire alle persecuzioni.

Di grande interesse naturalistico, l'intero territorio comunale che si trova nel cuore del Parco regionale del Monte Cucco, tra quest’ultimo e il Monte Catria. Le suggestive gole e le vallate, le acque pure e la natura incontaminata sono la meta ideale per gli escursionisti e gli amanti degli sport all'aria aperta.


Valfabbrica
Valfabbrica
Lungo il Sentiero francescano della pace
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STORIA

Le origini del Castello di Valfabbrica sono strettamente legate alle vicende di Santa Maria in Vado Fabricae, abbazia documentata dal lontano 820, fondata dai Benedettini lungo le sponde del fiume Chiascio nel punto in cui il guado collegava Assisi e Gubbio.
L'antica abbazia fu talmente potente da poter competere con i maggiori vicini feudatari.

Durante il Medioevo il territorio fu a lungo conteso fra le città di Perugia, Assisi e Gubbio.
Nel XVI secolo entrò definitivamente nei domini della Chiesa, sotto il cui governo, salvo la parentesi napoleonica, rimase fino alla costituzione del Regno d'Italia (1860).

 


ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Nel centro storico, l'antico Castello medievale conserva belle mura duecentesche e un possente Torrione. All'interno del Castello è possibile ammirare la chiesa di San Sebastiano, un tempo Oratorio, ristrutturata nel XVI secolo. Fuori del Castello la chiesina della Madonna di Foce, realizzata tra il 1634 ed il 1636, con ampio rosone in terracotta e, lungo la strada, la moderna chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta con vetrate policrome. Da menzionare le tre porte di accesso: Porta Perugina, Porta Eugubina e Porta del Giglio che immettono nell'abitato fatto di vicoli, antichi palazzi in pietra e stretti cunicoli. Interessante, presso il cimitero, la chiesa di Santa Maria Assunta, ciò che rimane dell'antico monastero Benedettino di Santa Maria in Vado Fabricae, ampliamente rimaneggiata.

Del territorio comunale fa parte anche Casacastalda, piccolo paesino fondato dagli Umbri. Nella chiesa parrocchiale è conservata un'opera del pittore Matteo da Gualdo, così come il vicino Santuario della Madonna dell'Olmo è ricco anche di affreschi di scuola umbra (1486-1488).

Caratterizzato da una suggestiva spiritualità e meta di grande interesse naturalistico è il Sentiero francescano della pace Assisi-Gubbio. Il percorso, tra i boschi di Assisi e Valfabbrica, tra il castello di Giomici e il monte della Biscina, lungo la valle del Chiascio, lungo circa 40 km, è un sentiero pensato e realizzato attorno agli elementi classici della natura: acqua, legno e pietra, predisposto per essere percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta.


Sigillo
Sigillo
La meta ideale per gli sport d'aria
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STORIA

Sigillo era già abitata dagli Umbri quando arrivarono i Romani che ne fecero un loro Municipio. Dopo la caduta dell'Impero Romano la città fu distrutta da Totila (552) e poi ricostruita dai Longobardi che la inclusero nel Ducato di Spoleto.

Per tutto il Medioevo subì varie dominazioni, saccheggi, distruzioni e ricostruzioni fino a quando, nel XV secolo, entrò a far parte dello Stato della Chiesa, nei cui territori rimase fino all'Unità d'Italia.
 

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Le maggiori testimonianze artistiche si trovano negli edifici religiosi: la chiesa di Sant'Andrea, sorta sui resti di un'antica pieve, con l'interno ad unica navata in stile neorinascimentale, la chiesa di Sant'Agostino, realizzata tra il 1788 ed il 1791 dall'architetto svizzero Giacomo Cantoni sui resti della precedente chiesa di Santa Caterina, della quale rimane solo la cripta medievale, la chiesa di Sant'Anna, presso il cimitero, eretta verso la metà del '400 lungo la Via Flaminia e la chiesa delle Monache Agostiniane. La ex chiesa di San Giuseppe invece è degna di nota per gli importanti dipinti che custodisce all'interno e per la volta affrescata negli anni '30 del XX secolo. Nella piazza principale della città affaccia palazzo Comunale, costruito nel XII secolo, oggi sede dell'Archivio Comunale.

Nei dintorni meritano una visita i resti di un imponente ponte romano detto "Spiano" e la chiesa di Santa Maria Assunta (XIII secolo) in località Villa Scirca, una tra le più antiche di Sigillo, al cui interno sono conservati affreschi del pittore Matteo da Gualdo (1484).

L'ambiente naturale, vera ricchezza di Sigillo, ha fatto del suo territorio, all'interno del Parco del Monte Cucco, la meta ideale per gli amanti del turismo sportivo, soprattutto deltaplano e parapendio.


Gubbio
Gubbio
La Città dei Ceri, simbolo della Regione Umbria
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STORIA

Antica città le cui origini risalgono al culmine della civiltà umbra, come testimoniano le Tavole Eugubine, sette tavole bronzee scritte in lingua umbra conservate presso il locale Museo civico Palazzo dei Consoli. I Romani la designarono con il nome di Iguvium e poi Eugubium. Distrutta dai Goti (552), ai quali subentrarono prima i Bizantini (592) e poi i Longobardi (772), risorse nell'XI secolo, quando si costituì come libero Comune.
Nel XII secolo Gubbio, con la guida spirituale del vescovo Ubaldo vinse una guerra contro Perugia e altre città vicine. Grazie alla sua florida attività manifatturiera, specializzata in maioliche, raggiunse il massimo splendore nel XIV secolo, periodo in cui si arricchì di monumenti e assunse il caratteristico impianto medievale che ancora oggi la caratterizza. Dal 1384 divenne parte del Ducato di Urbino e con questo passò alla Chiesa nel 1631.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Gubbio è tra le più antiche città dell'Umbria, meravigliosamente conservata nei secoli e ricca di monumenti che testimoniano il suo glorioso passato. Architettonicamente rappresenta il capolavoro della civiltà medievale e della società due-trecentesca, articolata nelle corporazioni di arti e mestieri. Testimonianza delle sue antiche origini sono le Tavole Eugubine e il teatro romano situato appena fuori le mura. Domina dall'alto la monumentale basilica di Sant'Ubaldo, custode delle spoglie del santo patrono.

Gubbio ospita capolavori architettonici che simboleggiano e richiamano la potenza di questa città-stato medievale.

Risale all'inizio del XIV secolo, la costruzione del complesso urbanistico di palazzo dei Consoli, simbolo della città e sede museale, della piazza pensile (piazza Grande) e del palazzo Pretorio, oggi sede del Municipio. Da segnalare, inoltre, palazzo Beni, palazzo del Bargello con la famosa fontana detta "dei Matti", e palazzo del Capitano del Popolo. Di linee rinascimentali il palazzo Ducale, quasi certamente progettato da Francesco di Giorgio Martini, che documenta il fulgido periodo vissuto sotto la signoria dei Montefeltro.

Di grande interesse anche la Cattedrale (XII secolo), dedicata ai Santi Mariano e Giacomo, Santa Maria Nuova, al cui interno si trova la Madonna del Belvedere di Ottaviano Nelli, la chiesa di Sant'Agostino (XIII secolo) appena fuori le mura, San Pietro e la chiesa di Sant'Andrea o Monastero di San Marziale. La chiesa di San Domenico fu costruita dai Domenicani insediatisi nel vicino convento all'inizio del XIV secolo, sulla più piccola chiesa di San Martino, già esistente nel 1180.

Nella parte bassa dell'abitato si sviluppa piazza Quaranta Martiri, nel Medioevo area di mercato, che ospita nel lato meridionale la chiesa di San Francesco, eretta presso il fondaco degli Spadalonga, famiglia che accolse e vestì San Francesco dopo l'abbandono della casa paterna. Di fronte, è possibile ammirare la Loggia dei Tiratori e, sempre nei pressi, la chiesa di San Giovanni, probabilmente uno degli edifici religiosi più antichi della città. Fuori dalle mura, da vedere il Mausoleo romano, la chiesa di San Secondo, la chiesa della Madonna del Prato e la chiesa della Vittorina.

Di grande interesse naturalistico, oltre all'area del Parco del Monte Cucco, la suggestiva Gola del Bottaccione.


Fossato di Vico
Fossato di Vico
Il borgo delle "Rughe"
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STORIA

La sua importanza strategica lungo la Via Flaminia fu all'origine del suo primitivo sviluppo, ma anche causa, dopo la caduta dell'Impero Romano, di violenti scontri tra Goti e Bizantini e di successive contese e dominazioni per tutto il Medioevo. Nel X secolo fu feudo dei Conti di Nocera, nel XII passò ai Conti di Marsciano che, dopo averlo sottomesso prima a Gubbio e poi a Perugia, lo cedettero definitivamente a Gubbio.

Nel XIII secolo, dopo che Perugia riconquistò militarmente il territorio, si costituì in libero comune. Nel 1442 riuscì a resistere agli assalti delle truppe di Francesco Sforza, ma nel 1500 Cesare Borgia, figlio del Papa, distrusse e saccheggiò il paese come poi fece il Duca di Urbino nel 1517. Nel 1540 entrò a far parte dello Stato della Chiesa e, salvo la parentesi napoleonica, vi restò fino alla creazione del Regno d'Italia (1860).

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Il territorio comunale si compone di due parti. Una, lineare e pianeggiante, lungo la strada statale Flaminia e l'altra arroccata sulla collina. Quest'ultima, chiamata Fossato Alto, è un tipico borgo medievale, che conserva importanti testimonianze storiche, come il vecchio Palazzo comunale, la Torre dell'Orologio costruito dai fratelli Gricci, la Torre merlata della porta d'ingresso, e antichi edifici di culto come la chiesa di San Pietro, con forme gotiche francesi importate dai Cistercensi e la chiesa di San Benedetto, edificata nel XIV. All'interno resti di affreschi di scuola eugubina tra cui un ritratto di Urbano V.

Di straordinaria bellezza sono le "Rughe", una via coperta con volte in pietra a tutto sesto, raro esempio di architettura castellana duecentesca con funzione prevalentemente difensiva.

Interessante la Cappella della Piaggiola, con pregevoli affreschi attribuiti al pittore eugubino Ottaviano Nelli, la chiesa Camaldolese di San Cristoforo (XIII secolo), la chiesa di San Sebastiano e il Monastero di Santa Maria del Fonte (XIII secolo), che ospita una comunità di monache benedettine di clausura. Da visitare anche l'Antiquarium comunale che documenta siti e manufatti di età romana.

Nei dintorni del borgo si trova il Ponte di San Giovanni, della prima età imperiale, situato lungo il percorso della Via Flaminia, un secondo ponte Romano, del I secolo a.C., è visibile in località Palazzolo, realizzato in grossi conci calcarei lavorati a bugnato e, in aperta campagna, il Santuario della Madonna della Ghea.

Il territorio comunale è in parte inserito nel Parco Regionale del Monte Cucco, area naturale protetta dal 1995. Il suo patrimonio paesaggistico e ambientale è molto ricco, sia per la fauna che per la flora.


Costacciaro
Costacciaro
La porta di accesso del Parco regionale del Monte Cucco
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STORIA

Di presunte origini romane, le prime notizie storicamente significative e scientificamente documentate risalgono al XIII secolo, quando l'antico Castello, a ridosso del Monte Cucco lungo la Via Flaminia, fu acquistato dal Comune di Gubbio, cui rimase legato fino alla devoluzione del ducato d'Urbino allo Stato della Chiesa (XVII secolo), per entrare, successivamente, a far parte del Regno d'Italia (1860).

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Tra i monumenti del centro storico da non perdere una visita alla chiesa di San Francesco, XIV secolo, con facciata in pietra calcarea del Monte Cucco. La struttura a tre navate con abside profonda, è ornata da affreschi alla maniera di Matteo da Gualdo e di altari lignei seicenteschi.
Interessanti le quattro porte urbiche che si aprivano nel circuito delle mura di Costacciaro: porta dell'Orologio, porta del Trióne o del Rivellino, porta cosiddetta di Guerrino Gambucci, porta del Monumento o di San Lorenzo. Da vedere anche i resti della Rocca del Càssero e della cinta muraria con la Torre Civica del XIII secolo.

L'interesse paesaggistico e naturalistico del Parco del Monte Cucco, oltre ai prati e ai secolari boschi di faggio, è costituito soprattutto dallo sterminato sistema di grotte, frutto di fenomeni carsici, dalle forre, dalle sorgenti in quota e da corsi d'acqua incontaminati. L'area è un vero e proprio paradiso per gli amanti delle escursioni, della speleologia e del deltaplano.
Per la loro unicità, meritano una visita il "Borgo didattico" e il Centro escursionistico naturalistico e speleologico, ubicato nell'ex monastero delle Benedettine, dette "Santucce" (sec. XIII-XV), e il Museo-laboratorio del Parco di Monte Cucco, situato nell'ex chiesa di San Marco evangelista.


Cannara
Cannara
L'antico municipio romano di Urvinum Hortense
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Situata nel cuore dell'Umbria, Cannara sorge alla sinistra del fiume Topino, al centro della pianura della Valle Umbra, di fronte ad Assisi e Spello. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe dalla presenza di abbondanti canneti che anticamente crescevano lungo la zona paludosa del Topino.

 

LA SUA STORIA

Sorge in età romana forse in seguito all'attività di bonifica operata dagli abitanti del municipio romano di Urvinum Hortense. Dopo la caduta dell'Impero Romano e l'invasione dei Longobardi, fu a lungo contesa da Assisi e Perugia. Nel 1352 entrò a far parte del Ducato di Spoleto e nel 1424 Braccio da Montone la concesse alla famiglia Baglioni di Perugia che la governò fino al 1648, quando il territorio entrò a far parte dei domini della Chiesa fino alla nascita del Regno d'Italia (1860).

 


UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Nel centro storico della città, cinto da mura medievali, meritano una visita il palazzo Comunale e la torre Civica del XV secolo. Molto interessanti la chiesa di San Biagio, esempio di tardo romanico umbro, che conserva l'antica facciata del XIII secolo e un portale in pietra di Assisi, la chiesa di San Matteo (XVIII), con all'interno un trittico dell'Alunno e la statua lignea dell'Addolorata e la ex chiesa di San Sebastiano, sede dell'auditorium comunale.

Di notevole interesse religioso i tre siti che ripercorrono la vita di san Francesco, a cominciare dalla chiesa di San Francesco, che tiene vivo il ricordo dell'Istituzione del Terzo Ordine e dal palazzo Majolica-Landrini, al cui interno è visitabile il Sacro Tugurio, in cui Francesco dimorava durante le sue visite a Cannara.
Nell'ex convento delle salesiane, in via del Convitto, è ospitato il Museo della Città di Cannara che espone materiali archeologici rinvenuti nel corso degli scavi di Hurvinum Hortense, tra cui è degno di nota il mosaico di 65 metri quadrati appartenente alle terme datato tra la fine del I secolo e gli inizi del II secolo d.C. Rappresenta scene nilotiche con animali esotici, con una folta vegetazione come fondale di ambientazione delle diverse scene figurate. Il quadro centrale rappresenta pigmei intenti a pescare con intorno animali marini. Il Museo conserva inoltre numerosi affreschi staccati, tele e sculture di diversi artisti locali come Dono Doni e Marcantonio Grecchi.

Il terzo sito legato alla figura di San Francesco si trova a circa 3 km dal centro storico, sulla strada per Bevagna. Si tratta della famosa edicola di Piandarca costruita nel 1926, in occasione del VII centenario della morte di san Francesco, per ricordare il luogo della "predica agli uccelli", che secondo la tradizione si svolse in aperta campagna, a circa 1 km dall'edicola.

 

COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

Nei dintorni da non perdere la chiesa di San Donato, costruita nel 1667 per preservare una miracolosa immagine della "Madonna col Figlio tra i Santi Francesco e Donato”, affrescata in un’edicola campestre, e la chiesa di San Giovanni Decollato, con resti di affreschi del ‘500.

Merita una visita il pittoresco borgo di Collemancio, frazione di Cannara, le cui solide mura a strapiombo e il robusto cassero a protezione della principale porta d’accesso, dove è scolpito lo stemma del borgo (una torre sormontata da un cassero e merli guelfi), rievocano un fascino antico ancora vividamente presente. In questa località si possono ammirare i resti dell'antico municipio romano di Urvinum Hortense sorto nel I secolo a.C., dove gli scavi archeologici hanno riportato alla luce molti reperti esposti in modo permanente nell'Antiquarium e nel Museo della Città di Cannara.

Bettona
Bettona
Tra i suoi vicoli le antiche case con i piccoli orti-giardino
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STORIA

Antico centro etrusco alla sinistra del Tevere controllato dalla vicina Perugia, Bettona acquisì la cittadinanza romana nel 90 a.C.. Nel XII secolo, dopo le invasioni barbariche, divenne Comune autonomo ma, nel 1352, dopo un lungo assedio, venne conquistata e distrutta da Perugia.
Nel 1367 la Chiesa incaricò il Cardinale Albornoz di ricostruire la città, che per breve tempo entrò a far parte dello Stato Pontificio. Subito dopo tornò sotto il dominio di Perugia e dei signori Baglioni. Nel 1648 entrò definitivamente a far parte dello Stato della Chiesa dove rimase fino al 1860.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Il borgo medievale coincide con il sito della città etrusca e romana ed è circondato per intero dalla cinta muraria di epoca medievale, che ingloba vari tratti delle mura etrusche.

L'abitato è strutturato sullo spazio centrale formato dalle piazze Cavour, luogo dell'antico Foro, e Garibaldi, dove affacciano i principali edifici civili e religiosi. Tra questi ultimi la duecentesca chiesa di Santa Maria Maggiore, trasformata nel corso del Seicento, con abside affrescata nel 1939 dal futurista Gerardo Dottori e dalla quale provengono molte opere conservate nel Museo della Città.

Nella centrale piazza Cavour, luogo dell'antico foro, sorge invece il palazzo del Podestà (1371), oggi sede del Museo della Città che occupa anche alcuni ambienti della residenza della famiglia Biancalana: un edificio ottocentesco in stile neoclassico. Tra le opere in pinacoteca si segnalano: il Sant'Antonio di Padova e la Madonna della Misericordia con i Santi Stefano, Girolamo e committenti di Pietro Vannucci detto il Perugino e la terracotta invetriata raffigurante Sant'Antonio di Padova, riconducibile all'ambiente dei Della Robbia. Oltre a queste, opere di artisti come l'Alunno, Tiberio di Assisi e Dono Doni.

Non solo edifici di pregio e opere difensive: ancora oggi il centro storico si caratterizza per la presenza di case dotate di un piccolo orto-giardino recintato, di una cisterna per l'acqua piovana e il pozzo. Un insieme che crea un felice equilibrio tra l'edificato e gli spazi verdi.

Nei dintorni (frazione Colle) da vedere la tomba a camera etrusca (fine III – inizi II secolo a.C.) con ricco corredo esposto al Museo Archeologico Nazionale di Perugia. Uscendo dalla porta settentrionale del paese si possono raggiungere il monastero di Sant'Antonio e le chiese di San Gregorio e di San Quirico.

Scendendo verso la frazione di Passaggio di Bettona si incontra la bella torre del Molinaccio (XIII secolo), vedetta di avvistamento nelle guerre contro Perugia. In pianura, la villa del Boccaglione, grandiosa residenza di campagna del XVIII secolo costruita dal Piermarini; poco distante, in Piazza Garibaldi, il complesso della Badia di San Crispolto al Piano, costruita prima dell'anno 1000 su un edificio romano. Sel pendio opposto, a Colle di Bettona, è visitabile la tomba etrusca con volta a botte (II-I secolo a.C.) con pregevoli oggetti di corredo oggi esposti al museo archeologico nazionale di Perugia.


Bastia Umbra
Bastia Umbra
L'antica Insula Romana tra le acque di un lago poi prosciugato
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STORIA

In epoca romana era nota come Insula Romana, poiché aveva l'aspetto di un'isola circondata dalle acque del "Lacus Umber", ampio specchio d‘acqua che occupava la Valle Umbra, probabilmente un'area paludosa prosciugata nel VI secolo d.C.
Ebbe grande importanza nei secoli XIV-XV, quando come città-fortezza fu contesa a lungo da Perugia e Assisi. Alla fine vinse Perugia e Bastia divenne feudo della famiglia Baglioni fino all'estinzione del casato (XVII secolo). Alla metà del Seicento passò allo Stato Pontificio che la conservò fino all'unità d'Italia.

 


ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Sebbene l'aspetto prevalente del centro abitato sia di stampo moderno, si possono trovare fortificazioni di un antico Castello, di cui restano ampie tracce e numerosi edifici religiosi, come la trecentesca chiesa di Santa Croce nella centrale piazza Mazzini, caratterizzata dalla facciata di calcare bianco e rosa tipico del Subasio: all'interno si conservano pregevoli affreschi di scuola umbra e un trittico di Niccolò Liberatore detto l'Alunno.

Interessanti anche l'attigua chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesa di San Rocco, che custodisce anche due tele di Dono Doni e la chiesa di San Paolo (XI secolo), sede di un antico monastero benedettino dove si rifugiò santa Chiara. Bella anche la Porta Sant'Angelo, l'unica porta corrispondente al settore occidentale del castello ben conservata con il suo arco ogivale e i beccatelli merlati.

 

Nei dintorni, in località Santa Lucia e Bastiola, si trovano i ponti sul fiume Chiascio. Interessanti anche la chiesa della Madonna di Campagna e, in località Costano, la chiesa di San Francescuccio, il tempio di San Giuseppe e il santuario del Santissimo Crocifisso.


Foligno
Foligno
La città della Quintana
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La città della Quintana ha origini antiche, rintracciabili in eleganti architetture e preziosi dipinti. Non mancano curiosità storiche: qui fu stampata la prima edizione della Divina Commedia (1472).

Terza città della regione per numero di abitanti dopo Perugia e Terni, situata nella parte centro-orientale dell'Umbria, Foligno si distende ai piedi dell'Appennino umbro-marchigiano, adagiata nella piana della confluenza dei fiumi Topino e Menotre.

Il territorio comprende la bella pianura della Valle Umbra, con i dolci rilievi collinari e i contrafforti della dorsale appenninica.

 

STORIA

Agli Umbri, che fondarono Foligno, seguirono i Romani che ne fecero un loro Municipio e un'importante stazione della Via Flaminia. Distrutta successivamente da invasioni barbariche e riedificata, fu libero comune dall'XI secolo, ma intorno al 1310 passò sotto la signoria dei Trinci (dal 1336 vicari della Chiesa), e si sviluppò notevolmente.

Con i Trinci estese il proprio dominio su molte città vicine (Assisi, Spello, Montefalco) e nel XV secolo entrò a far parte dello Stato Pontificio e, salvo la parentesi napoleonica, vi rimase fino al 1860.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Il centro storico della città conserva edifici religiosi e palazzi signorili di assoluto pregio. In piazza della Repubblica, fulcro della vita sociale e civile già dal Medioevo, si affacciano: il palazzo Comunale, di facciata neoclassica; palazzo Trinci (1389-1407), oggi Museo della Città, che conserva splendidi affreschi quattrocenteschi, alcuni dei quali attribuiti a Gentile da Fabriano; il Duomo, dedicato al santo patrono Feliciano, con ricco portale scolpito dai maestri Rodolfo e Binello (1201); palazzo Orfini, dove nel 1472 venne stampata la prima edizione della Divina Commedia e il palazzo del Podestà, sede della magistratura comunale dagli inizi del XIII secolo. Vicino, l'oratorio della Nunziatella, pregevole esempio di architettura rinascimentale con affreschi del Perugino (1507); poco distante, la chiesa romanica di Santa Maria Infraportas, con interessanti decorazioni votive e la ex chiesa di San Domenico, oggi trasformata in Auditorium su progetto di Franco Antonelli (1994). Da vedere anche la Chiesa di San Francesco, che conserva i resti della Beata Angela da Foligno, celebre mistica e maestra di teologia, e la chiesa del SS. Salvatore, con facciata trecentesca e interno ristrutturato nel 1747. Tra i palazzi signorili sono da segnalare palazzo Cantagalli, palazzo Deli, palazzo Alleori Ubaldi, palazzo Bartocci e palazzo Candiotti, quest'ultimo sede dell'Ente Giostra della Quintana. La gara, uno dei Tornei più antichi d'Italia, vanta ben due edizioni ogni anno, una a giugno e una a settembre, in cui cavalli e cavalieri si sfidano in una singolare corsa all'anello.
Fuori le mura, sorge la chiesa di Santa Maria in Campis, di origine paleocristiana.

 

Nei dintorni, in un solitario paesaggio boscoso, da non perdere l'abbazia di Sassovivo (XI secolo), con bellissimo chiostro romanico composto da 128 colonnine binate o a spirale e, in località Sant'Eraclio, la Rocca dei Trinci (XV secolo) uno dei principali baluardi del sistema di fortificazioni organizzato dalla famiglia.
A Pale, nucleo antico famoso per le cartiere sorte nel XIII secolo, da vedere la chiesa parrocchiale di San Biagio e, salendo, l'Eremo di Santa Maria Giacobbe, eretto nel tardo Duecento; la chiesa, in parte scavata nella roccia, è decorata da affreschi votivi del XIV, XV e XVI secolo. A Colfiorito merita una visita il Museo archeologico, organizzato in sezioni tematiche, in cui sono esposti reperti provenienti, in gran parte, da scavi del territorio, e la chiesa di Santa Maria di Plestia (X secolo), sorta sui resti di un antico tempio.

Di grande interesse paesaggistico e ambientale il Parco regionale di Colfiorito, vasto altopiano con elementi di eccezionale valore: dalla fitta vegetazione acquatica alle numerose testimonianze storiche e culturali.


Giove
Giove
Il Borgo Vecchio e il maestoso Palazzo Ducale
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STORIA

In epoca romana acquisì grande importanza grazie al porto fluviale di San Valentino sul Tevere, come testimoniano i numerosi reperti archeologici rinvenuti, tra cui monete, tombe e resti di ville romane.

Come gli altri feudi vicini, il territorio e il castello di Giove, per la sua posizione, fu a lungo conteso tra i comuni vicini, i signori di Alviano e la Chiesa fino a quando papa Urbano VI lo assegnò (1328) alla famiglia degli Anguillara togliendolo al dominio di Orvieto. Nel 1465 gli Amerini occuparono il castello e lo consegnarono a Paolo II Farnese. Nel XVI secolo, alla signoria dei Farnese subentrò quella dei Mattei, che fecero erigere una parte del maestoso palazzo Ducale.

 

ARTE E CULTURA

Il centro storico è un classico esempio di impianto medioevale, del quale rimangono parte della cinta muraria e alcuni torrioni.

Sulla porta di ingresso del borgo, detto anche "Borgo Vecchio", è visibile il monogramma "IHS" di San Bernardino, che evangelizzò queste terre all'inizio del XV secolo.

Il monumento più noto è il Palazzo Ducale, imponente opera a pianta quadrata e delimitata da due possenti torrioni angolari, iniziato a costruire nel XVI secolo su volontà del Duca Ciriaco Mattei per recuperare a residenza privata un antico castello medievale. I saloni interni sono ornati da pitture con soggetto mitologico realizzate da artisti della scuola di Domenichino, Veronese e Orazio Alfani. Il palazzo, di proprietà dei Conti Acquarone fino al 1985, è attualmente residenza privata del produttore cinematografico americano Charles Band.

Una curiosità: l'edificio possiede 365 finestre, una per ogni giorno dell'anno. Notevoli la loggia e la singolare rampa a spirale percorribile dalle carrozze.

Di grande pregio la chiesa parrocchiale, dove è conservata una preziosa tela raffigurante l'Assunta attribuita alla scuola di Niccolò di Liberatore detto l'Alunno.

Da visitare anche la chiesa di San Rocco, che custodisce affreschi cinquecenteschi di scuola folignate raffiguranti scene sacre. Il 21 settembre 1969 la chiesa è stata dedicata ai caduti di tutte le guerre.


Avigliano Umbro
Avigliano Umbro
Un comune giovane ma dalle origini antichissime
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STORIA

Sebbene sia uno dei comuni più giovani d'Italia, Avigliano Umbro ha una storia antica e intensa. La tradizione orale, confermata da numerosi reperti archeologici, parla di insediamenti umani già in epoca protostorica (Età del Ferro ed Età Bronzo) e in epoca romana.

In epoca medievale il territorio fu soggetto prima a Baschi e poi a Todi (dal 1220), che si contesero a lungo la cittadina per la conquista delle grandi risorse agricole locali e per il dominio di una posizione strategica che permetteva loro di mantenere stretti contatti con la vicina Amelia.

Nel 1366 subì saccheggi durante il passaggio del capitano di ventura Giovanni Acuto, allora al servizio del Cardinale Albornoz. Di nuovo fortificato nel 1419, il castello fu devastato dai Chiaravalle nel 1500 durante l'assedio di Acquasparta.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Al centro storico, dove spicca il torrione cilindrico medievale, si accede da Porta Vecchia, che ancora conserva lo stemma del Comune di Todi. Da vedere il piccolo Teatro Comunale in stile liberty, la Chiesa della Santissima Trinità (XVII secolo), che conserva una Madonna del Rosario di Andrea Polinori e affreschi attribuiti a Bartolomeo Barbiani da Montepulciano.

Nei dintorni, in località Sismano, il Castello Medievale e la Chiesa di Sant'Andrea Corsini con tele attribuite al Polinori. Altro centro di interesse artistico è Toscolano, con la Cappella della Mestà (Edicola di Toscolano) che presenta un ciclo di affreschi di Pier Matteo d'Amelia.

Nel borgo di Santa Restituta le case si allineano intorno a una strada a gradoni che sale verso l'alto, dove era il castello. Nei pressi di Santa Restituta si trova Grotta Bella, grande vano con concrezioni stalattitiche e stalagmitiche.

A Dunarobba puoi visitare la Fortezza Rinascimentale e soprattutto la Foresta Fossile, di grande interesse naturalistico e scientifico. La Foresta fossile di Dunarobba, con tronchi formati dal legno originario di tre milioni di anni fa, è uno dei siti paleontologici più importanti al mondo.


La Rocca di Alviano
Alviano
Dalla Rocca all'Oasi naturalistica del Lago di Alviano
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Elemento identificativo del borgo è la Rocca, fatta edificare nel 1495 dal condottiero Bartolomeo D’Alviano. Nel 1654 passò alla famiglia Doria Pamphili, i cui discendenti nel 1920 donarono la Rocca al Comune. Nei dintorni merita una visita l’oasi naturalistica del WWF, dove percorrere il sentiero naturale per osservare la flora e la fauna che preserva

 

LA SUA STORIA

La sua posizione arroccata, militarmente strategica, fu all'origine dei primi insediamenti romani, ma fu anche causa, in epoca medioevale, di aspre contese tra Todi, Orvieto ed Amelia.

Nel XII secolo divenne Feudo della famiglia degli Alviano e raggiunse la sua massima potenza con Bartolomeo d'Alviano, nobile condottiero cui si devono la ricostruzione e l'ampliamento dell'antico castello fortificato che divenne una dimora-fortezza. Nel 1654, all'estinzione della famiglia Alviano, la Rocca fu acquistata da Donna Olimpia Pamphili Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X. 

 

UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Il monumento più significativo è proprio la Rocca: edificata nel 1495 sul preesistente castello, è a pianta quadrata con torri agli angoli. All'interno potrete ammirare un bel cortile rinascimentale con doppio loggiato, su cui affaccia la cappella delle Rondini con i suoi affreschi del ‘600 sulla vita di San Francesco. Nel 1920 la Rocca venne donata al Comune dai discendenti dei Doria Pamphili. Oggi ospita il municipio e i Musei del Castello di Alviano: il Museo storico e multimediale Bartolomeo d'Alviano e i Capitani di Ventura umbri, il Museo della civiltà Cittadina e il Centro di documentazione faunistica dell'oasi di Alviano.

All'interno del borgo fermatevi anche alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (XV secolo), che conserva una preziosa tavola di Niccolò Alunno rappresentante la Madonna Assunta circondata da angeli glorificanti.

 


COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

È d’obbligo una visita all’Oasi naturalistica del Lago di Alviano: è un'area protetta che copre circa 900 ettari, gestita dal WWF Italia. Il sentiero naturale che la attraversa vi permetterà di osservare da vicino la flora e la fauna del luogo grazie ad appositi capanni per il "birdwatching", a torri, passerelle e a un'aula scolastica all'aperto.

Umbertide
Umbertide
Immersa nel verde tra il monte Acuto e il fiume Tevere
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Situata nella parte settentrionale dell'Umbria, Umbertide sorge nel territorio dell'Alta Valle del Tevere in una verde vallata dominata dal Monte Acuto, una zona molto fertile grazie alla presenza del fiume Tevere, che l'attraversa per circa 50 chilometri.

 

LA SUA STORIA

I primi insediamenti del VI secolo a.C. sono testimoniati dai bronzetti di Monte Acuto, oggetti votivi rinvenuti sulla cima del monte dove si trovava un santuario etrusco. Le prime notizie certe sulla città sono del 1189, quando Umbertide era sottoposta alla giurisdizione di Perugia.

La dominazione di Perugia durò fino al XVI secolo, quando entrò a far parte dello Stato Pontificio, nel cui dominio restò fino alla costituzione del Regno d'Italia (1860).


 

UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Nel centro storico spicca la Rocca, superba fortezza medievale, da sempre simbolo della città. Completamente ristrutturata, attualmente è la sede del Centro per l'Arte Contemporanea. Notevoli la chiesa ottagonale di Santa Maria della Reggia, detta Collegiata (XVI secolo), e la chiesa di Santa Croce (1610), sapientemente restaurata e trasformata in museo. All'interno è custodita la Deposizione dalla Croce di Luca Signorelli (1516) e un grande quadro del Pomarancio. Pregevoli anche la chiesa di San Bernardino (1556), la chiesa di Santa Maria della Pietà (1486), con un affresco attribuito a Pinturicchio. La chiesa di San Francesco, la più antica di Umbertide (1299), è stata riaperta al pubblico nel 2005 dopo un attento restauro conservativo.

 

COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

Meritano una visita i castelli di Civitella Ranieri, di Serra Partucci, Montalto, Ascagano, Romeggio e Polgeto, e gli antichi borghi medievali di Montemigiano e di Santa Giuliana.

Tra le numerose chiese antiche si segnalano l'abbazia di San Salvatore e l'eremo di Monte Corona, a 700 metri di altezza in un bosco di faggi e castagni che sovrasta la sottostante abbazia camaldolese fondata nel 1008. Notevole la cripta con capitelli romanici dell'XI secolo ed un affresco (XIV secolo) raffigurante l'Annunciazione.

Di grande prestigio il borgo medievale di Preggio, con i resti della Rocca, le chiese della Santissima Trinità in San Francesco (XIII secolo) e della Madonna delle Grazie (XV secolo)

Pietralunga
Dalle antiche testimonianze storiche all'Oasi di Candeleto
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STORIA

Il centro abitato ha origini preistoriche, come testimonia il ritrovamento del "flauto di Pietralunga" in osso ricavato da una tibia umana, oggi conservato nel Museo Archeologico di Perugia. La fondazione di Pietralunga, tuttavia, si deve al popolo umbro (II-I secolo a.C.). Dell'epoca romana restano testimonianze significative sul territorio, come tracce di insediamenti urbani con relative costruzioni (villae), di cui ancora oggi sono visibili i resti, acquedotti e strade.

La storia di Pietralunga è intrecciata a quella di Città di Castello, al quale si sottomise volontariamente nel XIV secolo fino al 1817, quando la città tornò ad essere comune autonomo e parte dello Stato della Chiesa fino al 1860, data di nascita del Regno d'Italia.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

Il nucleo antico dell'abitato conserva il suggestivo aspetto del borgo medievale cinto da mura, con i suoi caratteristici "vigoli" e raccolto intorno ai resti della rocca Longobarda, antica fortificazione costruita intorno all'VIII secolo. Di grande interesse artistico è la pieve di Santa Maria, con un elegante portale romanico del 1279, che conserva un affresco, attribuito a Raffaellino del Colle, raffigurante il Martirio di San Sebastiano, e la copia del polittico di Ottaviano Nelli, opera proveniente dal convento di Sant'Agostino e trasferita nella Galleria Nazionale dell'Umbria.

Fuori le mura, meritano una visita il santuario della Madonna dei Rimedi e la pieve de' Saddi, tipico esempio di basilica paleocristiana, edificata attorno alla cripta dove, in origine, era situata la tomba di San Crescenziano: all'interno un pregevole bassorilievo dell'VIII secolo raffigurante San Crescenziano nell'atto di uccidere il drago.

Il territorio di Pietralunga è attraversato da vari tratti di strade romane: il più importante è il diverticulum che collegava l'alta Umbria (Città di Castello, Gubbio e Perugia), attraverso Pietralunga, alla via consolare Flaminia in prossimità di Cagli.

Tappa obbligata per i turisti è il bel complesso di Candeleto, ampia struttura immersa nel verde, dotata di ogni servizio per il campeggio, il ristoro e la sosta del visitatore. Sempre a Candeleto si trova il Museo ornitologico-naturalistico, dove è conservata un'importante raccolta ornitologica: il museo, insieme all'Oasi di Candeleto, è un interessante completamento dell'itinerario turistico.


Lisciano Niccone
Lisciano Niccone
Un piccolo borgo nel verde della vallata del torrente Niccone
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Situato nella parte nord-occidentale dell'Umbria al confine con la vicina Toscana, Lisciano Niccone è un piccolo borgo che sorge lungo la vallata del torrente Niccone, a dominio della rete viaria che corre tra la valle del Tevere, il Trasimeno e la Valdichiana.

 

LA SUA STORIA

I reperti archeologici etruschi e romani trovati nel territorio testimoniano la presenza di insediamenti umani in tempi antichissimi. Dopo la caduta dell'Impero Romano assunse un importante punto strategico per il passaggio attraverso il corridoio bizantino, uno dei percorsi principali che collegavano Roma e Ravenna, del quale rimangono tracce nei castelli e nelle rocche circostanti.

Nel Medioevo il territorio fu compreso nei domini di Perugia per poi passare sotto il controllo dello Stato Pontificio (1479) fino alla costituzione del Regno d'Italia (1861).


 

UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Tra le bellezze artistiche che il territorio offre merita sicuramente una visita il castello di Lisciano, costruito intorno al IX-X secolo sulla cima della collina che sovrasta il paese, e nei dintorni i castelli di Reschio, Sorbello e Pierle. Tra gli edifici religiosi sono da ricordare la chiesa di San Tommaso, la chiesa di Santa Maria delle Corti e la chiesa di San Nicolò, che all'interno conserva una pala di Eusebio da San Giorgio (XV secolo), allievo di Raffaello.

 

COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

Nei dintorni, salendo per la strada che porta a Tuoro si può godere della stupenda vista del lago Trasimeno. Poco più avanti si incontra il piccolo paese di Borghetto, luogo dell'aspra battaglia tra Annibale e i Romani.

È un territorio di grande interesse ambientale: le fresche acque dei ruscelli e le escursioni lungo percorsi ecologici, insieme alla genuinità dei cibi preparati nel rispetto della tradizione, offrono al visitatore una realtà ancora intatta.

Città di Castello
Città di Castello
La città di Alberto Burri
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Situata nel versante nord-occidentale dell'Umbria, Città di Castello si distende lungo l'Alta Valle del Tevere ai confini con la vicina Toscana e non distante dalle Marche.
Il territorio regala piacevoli sorprese al visitatore: è un'area ricca di storia e di monumenti, con una cultura secolare in un ambiente dove il rispetto della natura è accompagnato ad una vitale realtà industriale.

 

LA SUA STORIA

Fondata dagli Umbri, divenne municipio romano con il nome di Tifernum Tiberinum. Dopo aver subito diverse dominazioni e dopo essere stata saccheggiata e distrutta dai Goti di Totila (VI secolo d.C.) fu ricostruita e fortificata assumendo prima il nome di Castrum Felicitatis e poi, dal X secolo, quello definitivo di Castrum Castelli.

Costituitasi in libero comune nella prima metà del XII secolo, nel Quattrocento fu signoria della famiglia Vitelli. Durante il Medioevo conobbe periodi di indipendenza e altri di assoggettamento al Papato, a Firenze e a Perugia.

Solo nel XVI secolo, con Cesare Borgia, passò definitivamente allo Stato Pontificio, sotto il cui dominio (salvo la parentesi napoleonica) rimase fino alla proclamazione del Regno d'ltalia (1860).


 

UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Cinta per lunghi tratti dalle mura cinquecentesche, a Città di Castello il "respiro dell'arte" si può ritrovare nella suggestiva atmosfera del centro storico, nelle eleganti architetture rinascimentali, nei cortili e nei loggiati dei palazzi gentilizi, nei chiostri e nelle navate delle chiese; dalla monumentale Cattedrale (XI secolo) con i suoi tesori, a Santa Maria Maggiore, Santa Maria delle Grazie, San Francesco e San Domenico.
Ma anche nei capolavori di Raffaello e Luca Signorelli, così come nei sacchi, nei legni, nelle plastiche e nei cretti di Alberto Burri, uno dei grandi maestri dell'arte contemporanea internazionale, che ha lasciato tante sue opere nella città che gli ha dato i natali.

Da visitare, nel centro storico, la Pinacoteca comunale, in palazzo Vitelli alla Cannoniera: ampliata con nuove sale espositive conserva capolavori di Raffaello, Luca Signorelli, Ghirlandaio, Raffaellino del Colle e Pomarancio.

La raccolta delle opere di Alberto Burri è esposta nelle due importanti sedi di palazzo Albizzini e degli ex Seccatoi del Tabacco.
Da non perdere anche il Museo del Duomo, adiacente alla cattedrale, che conserva preziose testimonianze di arte sacra, la Collezione tessile, al secondo piano di palazzo Tommasini, in cui viene ripercorsa la storia dell'azienda "Tela Umbra”, e il Centro documentazione delle arti grafiche Grifani – Donati, punto di riferimento nella valorizzazione della tradizione tipografica cittadina.

 

COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

Nei dintorni meritano una visita l'oratorio di San Crescentino a Morra, al cui interno sono leggibili alcuni affreschi di Luca Signorelli e bottega, la pieve di Canoscio, uno dei punti di riferimento più importanti della devozione mariana in Umbria, il santuario della Madonna di Belvedere, l'abbazia di Badia Petroia, notevole esempio di costruzione romanica (XI-XII secolo) e villa Franchetti "La Montesca", attorniata da un parco secolare ricco di specie botaniche rarissime. A Garavelle, nella casa colonica prospiciente villa Capelletti, si trova il Centro delle Tradizioni Popolari "Livio Dalla Ragione", uno dei primi esempi in Italia di raccolta di oggetti legati alla tradizione contadina.

Citerna
Citerna
Il borgo e le sue antiche cisterne sotterranee
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Situato a nord dell'Umbria, al confine con la Toscana, Citerna è un incantevole borgo medievale adagiato al di sopra di un colle tra la valle del torrente Cerfone e la pianura attraversata dal Sovara in posizione dominante sulla valle Tiberina.
Secondo alcuni autori, il nome deriverebbe dalla presenza di cisterne, distribuite entro il perimetro delle mura, che anticamente fungevano da serbatoio idrico.

 

LA SUA STORIA

CIterna ha antiche origini umbro-etrusche. Dopo la conquista romana, ha subito nei secoli le vicende che nel Medioevo videro alternarsi varie dominazioni, prima barbariche e poi delle varie famiglie locali.

Nel 1221, per sottrarsi alle insidie dei comuni vicini, fece atto di sottomissione a Città di Castello e ne seguì le sorti sino a quando entrò nei possedimenti dello Stato Pontificio (1463). Agli inizi del ‘500 fu data in vicariato alla famiglia Vitelli di Città di Castello, che la tenne sino alla fine del secolo.

Nel 1860 fu la prima cittadina umbra che entrò a far parte del Regno d'Italia.


 

UN VIAGGIO TRA LE SUE BELLEZZE ARTISTICHE E CULTURALI

Dalla terrazza della Rocca, fortificazione di origine Longobarda, si può scorgere il monte della Verna e il monte Fumaiolo, da cui nasce il Tevere: seguendo il suo corso appaiono il borgo di San Sepolcro e gli altri centri dell'Alto Tevere. Dall'arco che guarda a nord-ovest, oltre il Torrione rotondo e il Cassero, si scorge la valle del Cerfone, che conduce ad Arezzo.

Nel centro storico meritano una visita la chiesa di San Michele Arcangelo, che custodisce la pregevole Crocifissione su tavola di Nicolò Circignani detto il Pomarancio, il quattrocentesco palazzo Vitelli, per la ricchezza degli arredi, e la chiesa di San Francesco (1316), che conserva importanti opere. Tra queste una Deposizione (XVI secolo) del Pomarancio, una terracotta robbiana con frutti e cherubini, dipinti attribuiti a Raffaellino del Colle, affreschi riferiti alla bottega di Luca Signorelli, un coro ligneo del 1550, altari e raffinati intagli. Fa parte della chiesa anche la splendida Madonna con Bambino in terracotta policroma, datata attorno al 1415 e recentemente attribuita a Donatello giovane.

Uscendo dalla chiesa si incontra il piccolo palazzetto "Prosperi", con la cinquecentesca sala del Camino detto degli innamorati. Poco dopo un piccolo arco immette nel percorso del suggestivo camminamento medievale che corre lungo il perimetro delle mura.

 

COSA VEDERE E COSA FARE NEI DINTORNI

Da vedere, nei dintorni, l'ex monastero del SS. Crocifisso (XVI secolo) in località Cerecchio, e le chiese di Santa Maria e di Santo Stefano a Pistrino. Vicino a Citerna, la frazione di Fighille, importante centro di produzione di ceramiche nel Medioevo.

Le strade che conducono sulla collina di Citerna, con un fantastico panorama dell'Alta Valle del Tevere umbra e toscana, sono il miglior biglietto da visita di questo borgo medievale.

Terni
Terni
La città dell’amore dal volto moderno
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Situata nella parte sud-orientale dell'Umbria, circondata da un anfiteatro di colli, Terni si distende in una vasta pianura alla confluenza del fiume Serra con il fiume Nera. A partire dalla seconda metà dell'800, la città fu partecipe, tra le prime in Italia, di quella rivoluzione industriale che le ha valso l'appellativo di "Manchester italiana", grazie all'enorme fonte di energia delle Cascate delle Marmore.


STORIA

Di origini antichissime, il territorio fu un importante municipio romano col nome di "Interamna Nahars" ("terra tra due fiumi", il Nera e il Serra), come testimoniano i resti dell'Anfiteatro fausto: fu la patria, tra gli altri, dell'imperatore Marco Claudio Tacito e dello scrittore Cornelio Tacito.

Con i Romani visse un periodo di pace e prosperità grazie anche a grandi opere di bonifica delle aree paludose e allo sviluppo di una fiorente agricoltura.

A partire dal VI secolo, Terni, già divenuta cristiana per opera del suo protettore e vescovo Valentino, venne assalita e distrutta dai Goti e dai Bizantini, ai quali subentrarono i Longobardi (755 d. C.) che inserirono la città nel Ducato di Spoleto. Nel 1159 fu sottomessa e distrutta da Federico Barbarossa e presto ricostruita.

A lungo contesa fra Chiesa e Impero, dopo secoli di lotte e guerre con le città vicine e signorie esterne, dal 1420 entrò a far parte dello Stato Pontificio, sotto il cui dominio, fatta eccezione per il periodo napoleonico, rimase fino al 1860.

Nella seconda metà dell’800, lo sfruttamento delle acque della zona, della Cascata in particolare, determinò la nascita dell’industria siderurgica ternana. Nel 1929 si svilupparono le maggiori centrali: Galletto, Monte Argento, Recentino. Durante la seconda Guerra Mondiale la città e le sue fabbriche (‘per’ le sue fabbriche) subirono 108 bombardamenti. Tra l’agosto del ’43 ed il giugno del ’44, il 40% delle fabbriche e la parte orientale della città vennero distrutte.

 

ARTE, CULTURA, AMBIENTE

L'attuale assetto urbanistico e architettonico, prevalentemente moderno e dinamico, è frutto in gran parte degli interventi di ricostruzione effettuati dalla metà degli anni '50 dopo i pesanti bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale.

Nonostante ciò, sono ancora visibili molte testimonianze del passato, come i resti dell'Anfiteatro, l'edificio per spettacoli realizzato nei primi decenni del I secolo d.C.

Tra gli edifici religiosi, la duecentesca chiesa di San Francesco con la cappella Paradisi affrescata dal folignate Bartolomeo di Tommaso (circa metà XV secolo) e il bel campanile di Angelo da Orvieto, ornato da bifore e quadrifore gotiche, il Duomo, originariamente del VI secolo e poi riedificato nel XVII su progetto del Bernini, l'antica chiesa di Sant'Alò, piccolo gioiello romanico, San Salvatore, sorta probabilmente su un preesistente Tempio del Sole di epoca romana, San Lorenzo e la chiesa di San Pietro, con un'interessante struttura absidale e il chiostro.

Molti i palazzi di pregio, come palazzo Spada, sede del Comune, edificato intorno alla metà del Cinquecento dal conte Michelangelo Spada su progetto di Antonio Sangallo il Giovane, e palazzo Mazzancolli, di epoca medievale, sede dell'Archivio di Stato di Terni.

Notevoli i siti e i monumenti dell'archeologia industriale, un itinerario singolare tra fabbriche e impianti dismessi oggetto di un articolato progetto di recupero: tra gli esempi si segnalano la Grande Pressa idraulica, usata per la lavorazione dell'acciaio, posta di fronte alla Stazione ferroviaria, e lo stabilimento di Papigno, convertito in studios cinematografici.

Terni è molto interessante anche per la sua architettura moderna: agli architetti Mario Ridolfi e Mario Fagiolo si deve piazza Tacito con la grandiosa fontana, corso del Popolo e largo villa Glori, mentre ad Arnaldo Pomodoro si deve l'opera Lancia di Luce, obelisco a base triangolare, un gigante di 105 tonnellate di acciaio diviso in quattro sezioni.

A Terni merita sicuramente una visita la Basilica di San Valentino, che custodisce il corpo del Santo, patrono degli Innamorati.

Nei dintorni, da non perdere, la Cascata delle Marmore, la più alta d'Europa, il lago di Piediluco, posto tra alture ricoperte di lecci, meta ideale per appassionati di velismo, canottaggio e sci acquatico. Sulle sponde del bacino si allunga il caratteristico paesino di pescatori con case colorate, mentre dalle acque del lago si eleva un monte di forma conica noto come Montagna dell'Eco per l'eccezionale fenomeno della ripetizione che può arrivare fino a due endecasillabi. Le zone umide del Recentino e di San Liberatore, infine, sono piccole oasi frequentate da flussi di uccelli migratori e danno vita ad un ecosistema ideale per flora e fauna.

Nelle immediate vicinanze merita una visita l'area archeologica di Carsulae, antico municipio romano sorto lungo il tracciato della via Flaminia: gli scavi e le ricerche hanno permesso di riportare alla luce una buona parte della zona del Foro, con i resti della basilica e di due templi gemelli, il Teatro, l'Anfiteatro e l'arco di San Damiano, oltre il quale si trovano dei monumenti sepolcrali molto interessanti. A fianco del Foro è stata costruita, con i materiali archeologici reperiti nella zona, la chiesa medioevale di San Damiano.


Veduta di Gualdo Tadino
Gualdo Tadino
La città della ceramica artistica e dell'acqua
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STORIA

Di antiche origini, sotto Roma fu prefettura, colonia e municipio. Nel 217 a.C. subì una prima devastazione ad opera di Annibale e una seconda (49-48 a.C.) da Cesare, in lotta civile contro Pompeo alleato dei gualdesi. Durante le invasioni barbariche fu uno dei pochi centri che riuscì a resistere a Totila, re dei Goti, che proprio qui fu sconfitto e ucciso da Narsete, re dei Longobardi.

Nel 996 le truppe dell'Imperatore Ottone III distrussero la città, che fu comunque ricostruita per la seconda volta. Risorse con il nome di Gualdo (dal tedesco "wald"=bosco) a metà dell'XI secolo. La terza ricostruzione avvenne nel 1237 dopo un incendio devastante, quando gli abitanti ottennero l'aiuto dei frati benedettini e dell'imperatore Federico II. Le vicende che seguirono poco dopo videro prima la supremazia di Perugia e poi quella dello Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia.

 

ARTE E CULTURA

La città conserva monumenti e collezioni di pregio. Sulla sommità del colle spicca la Rocca Flea, superbo esempio di architettura militare originariamente del XII secolo, ricostruita da Federico II nel 1247 e recentemente restaurata. All'interno si trova il Museo Civico con il grande polittico di Niccolò di Liberatore detto l'Alunno (1471), sculture, ceramiche antiche e reperti archeologici.

Tra gli edifici religiosi meritano una visita la cattedrale di San Benedetto (XIII secolo) con facciata romanico-gotica adornata da un bellissimo rosone a doppio giro di colonnine, la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati (XIV secolo), che conserva un pregevole trittico di Matteo da Gualdo, Madonna con Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco, e la chiesa di San Francesco, consacrata nel 1315 e più volte restaurata. L'interno, a tre campate ogivali, è decorato da affreschi del XIV e XV secolo; da segnalare le opere di Matteo da Gualdo, illustre pittore di questa città.

Sulla piazza principale si affaccia il palazzo Comunale con una nobile facciata del XVIII secolo, e la duecentesca torre Civica, ciò che rimane del palazzo del Podestà, alla quale furono addossati diversi edifici successivi.

Da visitare anche il Museo regionale dell'Emigrazione, pensato come luogo della memoria per dare non solo informazioni ma anche suggestioni ed emozioni.

Da Gualdo Tadino si può partire alla scoperta del territorio, ricco di un importante patrimonio storico, artistico e devozionale testimoniato da numerosi esempi di chiese e castelli. Tra questi: la chiesa di San Facondino, intitolata al vescovo di cui conserva le spoglie, è tra le più antiche del territorio e oggi si presenta sovrastata dal possente campanile ricavato da un'antica torre, la chiesa di San Giovanni Battista a Grello con affreschi di Matteo da Gualdo, la chiesa di Santa Maria del Soccorso a Rigali e i resti dell'antico Castello di Poggio Sant'Ercolano.

Nel vicino borgo fortificato di Pieve di Compresseto, nella chiesa romanica di Santa Maria, si conservano una serie di affreschi, alcuni dei quali riconducibili alla scuola di Matteo da Gualdo. Del Castello di San Pellegrino, posto a controllo della via Flaminia e della strada per Gubbio, resta solo la possente torre, a Caprara, leggendario luogo di sepoltura del re goto Totila, nella chiesa Parrocchiale sono conservati affreschi di Matteo da Gualdo.

 

AMBIENTE

Dalla città si sale a Valsorda (1005 metri s.l.m.), meta obbligata per gli escursionisti che transitano lungo il Sentiero Italia e per gli appassionati della montagna che desiderano ammirare la fioritura primaverile dei prati.

Dalla splendida vallata è possibile raggiungere le vette circostanti attraverso antichi sentieri e tratturi, percorribili anche in mountain bike e a cavallo, per ammirare il paesaggio incontaminato e di rara bellezza dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Lo sguardo va dal Monte Catria sino ai Sibillini, passando per gli affascinanti borghi pedemontani e, in lontananza, il Mare Adriatico. Comodi rifugi, aperti anche in inverno, sono l'alloggio ideale per chi ama e frequenta la montagna.

Da Valsorda si dirama una fitta rete di sentieri di varia difficoltà che, attraverso boschi e prati o lungo passaiole e balze, conduce a belvederi naturali e sommità che rimangono nella memoria degli escursionisti-visitatori. Da segnalare il Santuario della Madonna del Divino Amore, meta di pellegrinaggio, fondato nel ‘500, dal quale si gode un'incantevole vista sulla vallata. L'ambiente appenninico è caratterizzato da un notevole patrimonio naturalistico e ambientale, costituito da abbondanti sorgenti di acque freschissime, boschi e pinete, ampie distese di prati perenni che danno vita a suggestive fioriture policrome, e cime suggestive: Monte Penna (1432 m), Monte Nero (1413 m), Monte Maggio (1361 m), Monte Serra Santa (1348 m), Monte Fringuello (1186 m).


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