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Urne etrusche. III-I sec. a.C.

Antiquarium - Corciano

Aperto nel 2009,  è organizzato in tre sezioni: paleontologica, preistorica e protostorica, archeologica, che presentano reperti già in piccola parte custoditi, fin dagli anni Novanta del Novecento, negli ambienti del Palazzo Comunale. Nella sezione paleontologica è possibile ammirare i resti fossili degli ammoniti mesozoici di Migiana (Giurassico inferiore) e quelli dei mammiferi quaternari di Ellera (Pleistocene inferiore); un aggiornato apparato didattico illustra due lontane e importanti tappe della storia del territorio di Corciano.
La sezione preistorica e protostorica, costituta principalmente da manufatti litici raccolti in varie località della regione, offre un interessante quadro dell'Umbria dal Paleolitico superiore all'età del Ferro.

Due vasi cinerari risalenti a quest'ultima fase testimoniano la diffusione nel territorio compreso tra Perugia e il lago Trasimeno della Cultura Villanoviana.
 La sezione dedicata all'archeologia classica si apre con le ricostruzioni dei due carri principeschi rinvenuti nell'aprile del 1812 nei pressi di Castel San Mariano, all'interno di una tomba risalente al VI secolo a. C. Segue la parte dedicata ai santuari, semplici recinti o altari realizzati lungo le principali vie di comunicazione e al culmine dei rilievi, dedicati alle divinità protettrici della salute del corpo, della fecondità , del benessere e degli allevamenti.
L'età ellenistica è rappresentata dai materiali provenienti dalle necropoli etrusche di Strozzacapponi e di Fosso Rigo con le ricostruzioni di tre sepolture con i materiali di corredo collocati nella posizione originaria. Chiude la sezione un interessante nucleo di oggetti di età romana, rappresentati dai materiali della villa romana di Palazzo Grande e dai corredi di due tombe "alla cappuccina" scoperte nella zona

Informazioni

Via Cornaletto 4/c
06073 - Corciano (PG) 
email: infopoint@comune.corciano.pg.it
 

 

Fonte Regione Umbria - Servizio Musei e soprintendenza ai beni librari 

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Pieve del Vescovo

Pieve del Vescovo

Contesto: rurale
Datazione: XVI SECOLO

Il castello di Pieve del Vescovo, così chiamato perché da secoli è proprietà della Mensa Arcivescovile di Perugia, sorge su un verde colle che domina la valle del Caina, a un chilometro dal borgo di Corciano. 


L'edificio fortificato, dalla struttura imponente e massiccia,  ha pianta quadrangolare con cortile interno e quattro torri d'angolo.
Disposto su tre livelli, intorno al 1570 fu trasformato su progetto dell'architetto Gaelazzo Alessi in lussuosa residenza signorile, perdendo le sue rigide caratteristiche difensive.
 
L'impostazione tardo rinascimentale, per la quale furono progettati anche splendidi giardini pensili e una peschiera ingentilisce l'edificio.
All' interno si trovano ampi saloni affrescati da Taddeo Zuccari,  la cappella dedicata a San Giovanni Battista, le segrete e le scuderie.
Le prime notizie storiche sul sito risalgono al 1206, quando una Bolla di Innocenzo III pose la pieve di S. Giovanni sotto la giurisdizione del vescovo di Perugia; questa nel 1394 fu occupata da nobili perugini fuoriusciti e nel 1396 venne fortificata con mura di cinta ed alte torri da Biordo Michelotti che nel castello celebrò fastosamente il suo matrimonio con una principessa Orsini.
Tra il 1560 e il 1570, per volere del cardinale Fulvio I Della Corgna, l'edificio fortificato fu trasformato in palazzo residenziale su progetto dell'architetto Galeazzo Alessi. Nella seconda metà dell'Ottocento fu residenza dell'arcivescovo di Perugia Gioacchino Pecci (poi papa Leone XIII).
Nell' Ottocento fu gravemente danneggiata mentre durante l'ultimo conflitto mondiale diventò sede di una guarnigione militare. Il castello fu poi abbandonato, vertendo in uno stato di quasi totale degrado fino a quando nel 1999 la Scuola  Edile di Perugia non ha dato inizio ai restauri. 
Dal maggio 2005  il Castello è  diventato sede  del Museo Diocesano Diffuso di Pieve del Vescovo.
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Necropoli etrusca di Strozzacapponi - Corciano

Necropoli etrusca di Strozzacapponi - Corciano

Sono centinaia le tombe presenti, organizzate secondo un piano urbanistico preordinato: simili per struttura e dimensione, presentano un dromos (corridoio) dotato di gradini che conduceva all’ingresso, chiuso da un grande lastrone. Il vano interno sui tre lati disponeva di banchine dove venivano collocate le urne o olle con le ceneri del defunto e i relativi corredi funebri.

 

Al tradizionale ceto gentilizio si affianca un gran numero di personaggi di rango inferiore, liberi o schiavi affrancati. Utilizzata tra il III secolo e il I secolo a.C., la necropoli era pertinente a un insediamento collegato all’attività estrattiva nelle vicine cave di travertino in località Santa Sabina.
Le urne, alcune esposte nell’Antiquarium comunale di Corciano, sono in genere lisce; solo in alcuni casi, presentano decorazioni scolpite arricchite da vivaci policromie. Sui coperchi è spesso inciso il nome del defunto. 

La musealizzazione della necropoli si inserisce in un più ampio progetto di percorso naturalistico-archeologico che include anche la necropoli di Fosso Rigo, utilizzata da artigiani dediti alla lavorazione della pietra.

L’area archeologica è temporaneamente chiusa al pubblico.

 

Informazioni
 


Località Strozzacapponi - Via Einaudi
06073 - Corciano (PG) 
email: cultura@comune.corciano.pg.it

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Palazzo municipale

Palazzo Municipale - Corciano

Il palazzo Municipale di Corciano si trova lungo corso Cardinale Luigi Rotelli.

Fu edificato intorno alla metà del XVI secolo dai duchi Della Corgna che dopo l'elezione al soglio pontificio di Giulio III (1550), zio di Fulvio della Corgna, realizzarono imponenti residenze nei territori a loro soggetti tra cui Corciano, Pieve del Vescovo, Castiglion del Lago e Città della Pieve.

  Il palazzo passò poi ai Doni, famiglia imparentata con i Della Corgna, che lo vendettero a Innocenzo Massini; questi lo cedette al conte Ungaro Oddi che lo utilizzò come casa di villeggiatura; passò poi alla famiglia Innamorati. L'Amministrazione Comunale acquisì il palazzo nel 1887 pagando a Luigi Innamorati 800 scudi.

Il palazzo sorse sopra abitazioni di epoca medievale di cui sono visibili tracce lungo tutto il perimetro esterno. La facciata è costituita da un avancorpo centrale rientrante su cui poggiano due avancorpi laterali. La realizzazione dell'edificio, contemporanea ai restauri del Castello di Pieve del Vescovo promossi dal vescovo Fulvio della Corgna, è variamente attribuita agli architetti Alessi e Vignola.

Articolato in tre piani, collegati tra loro sia esternamente che internamente il palazzo aveva nei piani inferiori i depositi le scuderie; al di sopra era il piano nobile o di rappresentanza con le sale affrescate da Salvio Savini, artista manierista di matrice zuccaresca. All'ultimo piano era l'appartamento privato. L'edificio, completamente ristrutturato nel 1980, conserva al piano terra una raccolta Paleontologica e una di reperti archeologici.    

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Chiesa di Santa Maria Assunta

Chiesa di Santa Maria Assunta

Contesto: urbano
Datazione: XIII SECOLO 

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta si trova vicino alla piazza principale di Corciano, intitolata a Coragino, fondatore della città, che secondo un'antica leggenda era il mitico compagno dell'eroe greco Ulisse.


Dedicata all'Assuzione in cielo di Maria, è la chiesa alla quale tutte le altre fanno riferimento. Di impianto gotico, fu radicalmente trasformata in forme neo-classiche nel 1870. Stretta tra le antiche case medioevale vi si accede dall'arco della Vittoria dopo una rapida scalinata o scendendo pochi scalini da piazza Coragino. Essendo priva di una sua piazza antistante si ha l'impressione di essere subito accolti dall'ampia aula neoclassica.
Il documento più antico riguardante questa struttura risale al 1254.
Tra il 1332 e il 1334 assume il titolo di Pievana, così si munisce subito di un fonte battesimale e assume anche un ruolo cimiteriale. Fino al 1848  l'edificio religioso non subisce radicali trasformazioni, ma con la seconda metà del secolo, su progetto dell'architetto Lardoni di Perugia, venne trasformata da gotica a neoclassica. In questi anni venne aggiunto anche il nuovo campanile, utilizzando la vicina torre medioevale in pietra a pianta quadrangolare.

All'interno oggi si possono ammirare opere di altissimo pregio e grande valore. Entrando cattura subito la nostra attenzione la pala raffigurante l'Assunzione di Maria del pittore Pietro Vannucci detto il Perugino, 1513, collocata sopra l'altare maggiore. Ma in chiesa vi sono, oltre all'altare maggiore, due altari laterali. Quello di destra è dedicato alla Madonna del Rosario, con una statua che la rappresenta, quello di sinistra è dedicato al Sacro Cuore, anche qui all'interno della nicchia è collocata l'omonima statua. Da vedere il bellissimo Gonfalone della Peste eseguito da Benedetto Bonfigli per la chiesa di Sant'Agostino che dal 1879 è qui conservato, in cui è riprodotta, in basso, la cittadina di Corciano. Quest'ultima colpisce per l'attenzione con la quale l'artista ha riprodotto l'antico castello, assai simile al paese attuale.
Sotto la cantoria, a destra, è il fonte battesimale, e dietro un affresco con il Battesimo di Cristo dipinto da Don Guerriero Giappesi nel 1946 ispirato all'arte futurista di Gherardo Dottori. Nell'altro lato si trova il monumento funebre del cardinal Rotelli, realizzato nel 1891 dallo scultore Luchetti di Perugia.
In alto, sopra l'ingresso principale, è collocato un organo a canne. Fu realizzato dai maestri liutai Angelo e Nicola Morettini, celeberrima famiglia perugina del settore, attiva per più di un secolo. L'organo di Corciano fu realizzato nel 1863 e fu pagato cinquecento lire.

 
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Il giardino dei Lauri

Il Giardino dei Lauri - Città della Pieve

Il Giardino dei Lauri è il nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea creato da i collezionisti Angela e Massimo Lauro per esporre parte della loro collezione personale. 
La Collezione Lauro, nata nel 1990 e comprendente oggi circa 300 opere, raccoglie i lavori dei maggiori protagonisti della scena artistica contemporanea nazionale e internazionale, rappresentando nel suo complesso uno straordinario percorso narrativo attraverso le ricerche più attuali nel campo delle arti visive.
Con la stessa dose di passione, curiosità e intuito che li ha guidati nelle scelte, Angela e Massimo Lauro mettono ora a disposizione del pubblico le loro acquisizioni più recenti nella suggestiva sede de Il Giardino dei Lauri, immerso nel verde al confine tra Umbria e Toscana.
Un essenziale e affascinante edificio industriale di 650 mq, sapientemente recuperato e ristrutturato, e il giardino vero e proprio, animato da 70 installazioni di talenti di nuova generazione.
La rosa degli artisti presenti, per lo più provenienti da Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera e Polonia, vede a fianco dei nomi più classici - come Takashi Murakami, Mariko Mori, Roxy Paine, Michael Heizer, Rudolf Stingel, Ugo Rondinone, Tim Noble & Sue Webster, Massimo Bartolini e Maurizio Cattelan – un nucleo di autori nati tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Ottanta che più recentemente si sono affacciati alla ribalta riscuotendo importanti consensi internazionali, quali Aaron Young, Eric Wesley, Dash Snow, Piero Golia, Matthew Monahan, Piotr Uklanski, Urs Fischer, Gary Webb, Martin Creed e Jonathan Meese.  Informazioni

Località San Litardo
06062 - Città della Pieve (PG) 
email: info@ilgiardinodeilauri.it
sito web: www.ilgiardinodeilauri.it

 

Fonte Regione Umbria - Servizio Musei e soprintendenza ai beni librari  

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Chiesa di Santa Maria dei Servi

Chiesa di Santa Maria dei Servi

La chiesa gotica di Santa Maria dei Servi si trova subito fuori la cinta medioevale di Città della Pieve, vicino a porta Romana.
Fin dal XIII secolo si ha notizia di una chiesa dedicata alla Madonna della Stella, situata nei pressi dell’ex Ospedale dei Santi Filippo e Giacomo, in cui si stabilirono, a metà del Duecento, i Servi di Maria, costituendo una piccola parrocchia con annesso convento. I lavori si protrassero per tutto il secolo sia nella chiesa che nel convento, notevolmente ingrandito tra il 1486 e il 1487. Dopo le soppressioni ecclesiastiche dell’Unità d’Italia il convento divenne Ospedale Civile.
La pianta della chiesa è tipica degli ordini monastici: interno ad unica navata con abside quadrata e volta a crociera. In facciata sono ancora visibili architetture in stile gotico, successivamente tamponate.

Gli archetti trilobati sono in laterizio.
Intorno alla metà del XIX secolo venne addossato alla chiesa un campanile, progettato in stile neoclassico dall’architetto Giovanni Santini.
L’interno, rifatto nel XVII secolo, presenta decorazioni a stucco in stile barocco, di particolare interesse il bel coro ligneo e il grande armadio della Sacrestia, commissionati nel 1628 a Giuseppe di Francesco Bendini di Montepulciano. Sul primo altare di destra è stato riportato alla luce, demolendo una parte di stucco barocco, un affresco raffigurante La Madonna della Stella tra Santi, di ambiente peruginesco. Di particolare effetto scenografico l’altare barocco con ai lati statue berniniane in stucco raffiguranti il Beato Giacomo Villa e il Beato Matteo Lazzari.
Lacunosa è la Deposizione dalla Croce di Pietro Vannucci detto il Perugino, uno dei momenti più alti della sua produzione artistica, ormai arrivato a pochi anni dalla morte, 1517. Qui il Maestro guarda anche al patetismo di Raffaello, suo ex allievo, ormai avviato ad una fama immortale. Il Cristo infatti mostra molte attinenze con l’arte dell’urbinate. L’episodio della svenimento di Maria evidenzia, riecheggiando l’analogo soggetto rappresentato da Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi, come il Perugino continui a farsi interprete di quel mondo, tipicamente umbro, delle laudi, che affondano le radici nel periodo medioevale. Il Maestro rappresenta la scena sotto una sua originalissima visione, di estrema sintesi formale, quasi impressionistica, nei tocchi veloci del paesaggio, ma nello stesso tempo sottolinea il dramma dell’evento. L’affresco, nascosto da un’intercapedine, fu riscoperto nel 1834 dal tedesco Antoine Remboux. Dopo di lui l’affresco impressionò numerosi pittori tra cui i Nazareni, i Puristi e i Prerafaelliti, che lo intesero come fonte di ispirazione per la loro sensibilità romantica.

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Chiesa di Santa Maria dei Bianchi

Chiesa di Santa Maria dei Bianchi

La chiesa di Santa Maria dei Bianchi, già oratorio dei Disciplinati, si trova al centro di Città della Pieve.
Da alcuni documenti sappiamo che la chiesa già esisteva nel XIV secolo e aveva annesso l’ospedale, poi diventato ospizio. A partire dal XVIII secolo si cominciò a costruire una nuova chiesa, su struttura della precedente. Nel 1743 si completarono gli interventi all’interno, nel 1772 si iniziò la facciata, terminata intorno al 1780. Quest’ultima risentì sia del gusto Rococò che di quello Neoclassico.

All’interno, da vedere, affreschi e tele del pittore romano Giovanni Miselli, 1743-1744, la Presentazione al Tempio dell’altare maggiore e gli stucchi di Stefano Cremoni.
Molto interessante è l’organo che si trova sulla controfacciata, opera di Claudio Carletti da Fabriano.
Da menzionare l’affresco che si trova in sagrestia di Antonio Circignani raffigurante La Presentazione di Maria al Tempio del 1606, purtroppo rovinato dall’umidità.
All’interno di questa chiesa il pittore Pietro Vannucci detto il Perugino, invitato nel 1504 dai frati, dipinse tutta la parete di fondo con la scena dell’Adorazione dei Magi. Condusse il lavoro con tanta sollecitudine da terminarlo l’anno stesso. E’ una delle più grandi e complesse opere che abbia fatto il maestro. Il Presepio concepito da lui, e da lui in gran parte eseguito, è certamente uno dei lavori più belli: dallo splendido paesaggio rappresentato nello sfondo, alla finezza dei personaggi, molto numerosi in questa composizione, trenta solo le figure a grandezza naturale, di più le piccole. La parte centrale è quella più curata e dimostra che il Perugino nella parte che maggiormente attrae lo sguardo dell’osservatore, mise in opera tutto il suo ingegno, lasciando ai suoi aiuti i gruppi di figure laterali.
La chiesa è una delle tre parrocchie della città.
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Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, duomo di Città della Pieve, è posizionata nell’area occupata da Piazza Gramsci e Plebiscito, le piazze  più centrali della città.
Sorge sul luogo di una primitiva pieve dedicata ai Santi Martiri Gervasio e Protasio forse eretta nel VIII secolo, ampliata verso la metà del XIII secolo, completamente rinnovata nel XVI secolo e riconsacrata nel 1584, quindi di nuovo trasformata in seguito all’elevazione a Cattedrale.

Della costruzione originale, risalente al XIII secolo, rimane l’ambiente sotto la chiesa, forse una cripta, parte della facciata, su cui possiamo leggere una serie di arcatelle gotiche, e la parte inferiore del campanile con una successione di bifore, trifore e quadrifore.
Nel secolo XVI venne rialzato il pavimento della chiesa e costruita la scala esterna; nel 1574 si rifece l’abside.
Il tetto a capriate crollò nel 1667 e venne sostituito con una volta a mattoni nel 1679.
L’interno, a una navata, è a croce latina con cappelle laterali. 
In controfacciata sono visibili affreschi di Annibale Ubertis della fine del XIX secolo. Nella prima cappella destra è un bel Crocifisso ligneo attribuito a Pietro Teutonico (XVI secolo); nella seconda cappella è una Madonna con Bambino tra Angeli e Santi di Domenico Alfani; la terza cappella conserva affreschi di Giacinto Boccanera databili all’inizio del XVIII secolo. Nel presbiterio sono una Madonna con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e il beato Giacomo Villa di Giannicola di Paolo e sul fondo dell’abside una Madonna con il Bambino e i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio (1514), del Perugino, al quale è attribuito anche nella prima cappella a sinistra un San Giovanni Battista (1510).
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Chiesa della Madonna della Stella

La chiesa della Madonna della Stella è situata nella parte meridionale del piccolo borgo di Paciano, appena fuori Porta Rastrella.

Venne edificata nel 1562 in stile rinascimentale e conserva all’interno importanti opere d’arte.
Tra queste vanno ricordati gli affreschi eseguiti da Scilla Pecennini nelle cappelle laterali e quello raffigurante la Madonna collocato nell’edicola dell’altare maggiore ed eseguito, nel XIII secolo, da un pittore di scuola umbra.
In sacrestia si trovano altri affreschi che illustrano le Storie del Santuario e che furono eseguiti tra il 1590 ed il 1620.
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Chiesa di San Sebastiano - Panicale

Chiesa di San Sebastiano - Panicale

La chiesa di San Sebastiano fu edificata certamente fra il XIV ed il XV secolo e venne modificata nella forma attuale nel 1623.


Venne ornata con capitelli, cornicioni, due altari e due coretti.

All'interno della Chiesa si nota l’affresco del "Martirio di San Sebastiano" di Pietro Perugino.

All'esterno della Chiesa nella parte sinistra in alto, compaiono due formelle in cotto recanti le date 1690 e 1725, mentre nella parte esterna dell'orto si trova la data 1692.

È molto difficile interpretare queste tre date. Si suppone che la data 1690 sia dell'anno in cui le Monache presero possedimento dell'edificio grazie ad un lascito del Monsignor Paolo Corsetti al Collegio delle Vergini.

Verosimile anche la data 1725 che potrebbe rimandare ad un altro lascito al Collegio.

Riguardo all'ultima data 1692 senza alcun dubbio da riferirsi alla costruzione del muro di cinta per iniziativa delle Monache del Collegio.

                                                                                                          

[Fonte: www.comune.panicale.pg.it]

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Museo del Tulle Anita Belleschi Grifoni

Museo del Tulle "Anita Belleschi Grifoni" - Panicale

Inaugurato nel 2001, il museo ha sede nella cinquecentesca chiesa di Sant'Agostino, recuperata per poter conservare ed esporre i numerosi manufatti in tulle ricamato in precedenza dislocati presso privati e chiese cittadine.
Il ricamo ad ago eseguito direttamente su tulle in cotone o in seta si diffuse già a partire dai primi decenni del XIX secolo grazie al perfezionamento, ad opera degli inglesi Heathcoat e Lurdley nel 1809, di un telaio per produrre meccanicamente il tulle, un tessuto molto leggero, vaporoso ma al tempo stesso resistente, caratterizzato da maglie a fori esagonali. Questa tecnica di ricamo, nata per offrire una produzione simile a quella dei merletti a fuselli e ad ago, era praticata dalle monache del collegio delle Vergini di Panicale e insegnata alle allieve che lo frequentarono almeno fino al 1872, anno della sua chiusura.
A partire dagli anni trenta, la tradizione venne ripresa dalla panicalese Anita Belleschi Grifoni, che ne perfezionò la lavorazione, ne rielaborò i disegni e ne semplificò i punti.

Convinta delle potenzialità economiche e sociali legate a questa tradizionale attività femminile, la Belleschi Grifoni fondò una scuola e istituì il marchio "Ars Panicalensis".
Sin dal 1936 l'azienda entrò in collaborazione con l'ENAPI (Ente nazionale per l'artigianato e le piccole industrie), creando anche contatti con molti artisti contemporanei, che produssero disegni e modelli da ricamare. Grazie all'intraprendenza della signora Anita e alle sue numerose relazioni sociali, ma anche per il costo contenuto dei manufatti, il ricamo dell'"Ars Panicalensis" diventò celebre tra i nobili e le famiglie della media e alta borghesia, tanto che suoi esemplari vennero anche venduti alla casa Savoia e ai principi Torlonia.
La scuola, al pari di precedenti e analoghe esperienze nella regione, ebbe anche l'obiettivo di garantire alle donne una propria indipendenza economica e una personale realizzazione attraverso la produzione e la commercializzazione dei loro manufatti. Dopo la morte di Anita Belleschi Grifoni e la chiusura della scuola, alcune ricamatrici hanno continuato a mantenere in vita la tradizionale tecnica.

 

Informazioni

Piazza Regina Margherita
06064 - Panicale (PG) 
email: info@panicaleturismo.it

 

Fonte Regione Umbria - Servizio Musei e soprintendenza ai beni librari 

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Santuario della Madonna di Mongiovino - Panicale

Santuario della Madonna di Mongiovino - Panicale

Il Santuario di Mongiovino o della Madonna di Mongiovino sorge a breve distanza da Panicale (7 km. circa) ed appena sotto l’antico Castello  di Mongiovino.

Venne costruito nel 1524 da Rocco da Vicenza per sostituire una cappella più antica che conservava all’interno una miracolosa immagine della Madonna.

Il santuario, in pietra arenaria, presenta una pianta a croce greca ed una cupola ottagonale sostenuta all’interno da quattro pilastri.

Degni di nota sono anche i portali dell’edificio, opera dello stesso Rocco, di Giuliano da Verona, di Bernardino da Siena e di Lorenzo da Carrara.

L’interno presenta una pianta quadrata con quattro cappelle agli angoli più la cappella principale che custodisce il dipinto miracoloso.

Tra le opere degne di nota sono la Deposizione dalla Croce di Arrigo Fiammingo, una Resurrezione di Nicolò Pomarancio, l’Incoronazione di Maria rappresentata sulla cupola da Mattia Batini ed altre importanti immagini sacre tra cui soprattutto quella miracolosa che rappresenta la Madonna col Bambino e che risale al XIV secolo.

Oltre alle opere pittoriche sono da notare anche l’altare maggiore in pietra e le statue in terracotta collocate nelle nicchie dell’organo ed eseguite da Bevignate da Perugia ed Arrigo Fiammingo.

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Santuario della Madonna delle Grondici - Panicale

Santuario della Madonna delle Grondici - Panicale

Il Santuario della Madonna delle Grondici sorge in una posizione panoramica molto suggestiva nei pressi della frazione di Tavernelle, nel comune di Panicale.


Sorse nel XV secolo per proteggere una Madonna dipinta su un'edicola, che la leggenda vuole avesse resuscitato un bambino.


Suggestiva è l’origine della parola “grondici”, derivante dal termine suggrunda che identifica la parte del tetto che sporge dal muro esterno di un edificio, appunto la gronda. La teologia medioevale riteneva che i bambini morti senza aver ricevuto il battesimo fossero destinanti al limbo e, di conseguenza, non ne ammetteva la sepoltura in luogo consacrato. I genitori, perciò, portavano i bimbi moribondi non ancora battezzati al Santuario, nella speranza che potessero ancora dare qualche segno di vita e ricevere il sacramento del battesimo ed una giusta sepoltura. Se ciò non accadeva, il bambino veniva sepolto sotto la gronda (sub grunda) della casa natale; da qui si è sviluppato nel tempo l’appellativo di Madonna delle Grondici.

Il tempio, completamente ristrutturato in anni recenti, fu retto da eremiti fino agli inizi del XX secolo. All'interno è possibile ammirare "Vergine in trono fra i Ss. Sebastiano e Rocco", opera di Gregorio Gregori, il Teutonico (1295), che riedeva a Castel della Pieve.

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Collegiata di San Michele Arcangelo

La collegiata di San Michele Arcangelo è la chiesa parrocchiale di Panicale.

Venne costruita nel 1618 da Paolo V sopra una preesistente chiesa romanica della quale conserva ancora la facciata e fu restaurata nel 1696.
L’edificio si presenta prevalentemente in cotto con le cornici delle porte d’ingresso in travertino ed arenaria.
Sempre in arenaria è un’edicola collocata sul lato posteriore della chiesa.
All’interno si conserva un dipinto con la Madonna ed i Santi del Perugino, una tavola di Giovan Battista Caporali ed un Presepio con Padre Eterno.
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Santuario della Madonna della Carraia

Santuario della Madonna della Carraia

Il santuario della Madonna della Carraia, situato lungo la strada che congiunge la località di Panicarola a quella di Carraia, fu edificato nella seconda metà del XVII secolo.
 
L'evento miracoloso che dette origine alla devozione1 viene infatti datato intorno al 1659 e nel 1660 il vescovo di Città della Pieve, allora diocesi di appartenenza, Monsignor Lucarini Reginaldo, concesse il permesso di costruire la chiesa nel luogo dove sorgeva un'edicola sacra con l'immagine della Vergine. La costruzione che presenta una pianta a croce greca, con pilastri in mattone e timpani in pietra serena con cupola ottocentesca e campanile a ventaglio, fu terminata nel 1835 da Giovanni Caproni.
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Fagiolina del Trasimeno

Fagiolina del lago

L'ampia area del Lago Trasimeno è da sempre caratterizzata dalla produzione di ortaggi grazie al clima mite e al terreno "sciolto" di questa zona. Tuttavia, nel corso del tempo, queste produzioni sono andate via via scomparendo. Anche grazie anche alla recente attribuzione del Presidio di Slow Food la Fagiolina sta vivendo una seconda giovinezza.

Si tratta di un’antica varietà locale di leguminosa da Granella botanicamente chiamata “vigna unguiculata” e le sue origini sono da ricercare in Africa.

Gli Egiziani la usarono come merce di scambio con gli altri popoli; così attraversando l’Asia fino ad arrivare in Grecia, la Fagiolina fu esportata anche nei paesi del bacino del Mediterraneo e trovò sulle sponde del Trasimeno il suo habitat ideale. La Fagiolina era uno di maggiori legumi consumati in età classica; pertanto la sua rivalutazione è da considerarsi come la riscoperta di uno dei piatti tipici dell’antica dieta mediterranea.
Attualmente la Fagiolina viene prodotta in poche aziende del Trasimeno secondo un metodo che utilizza tecniche tramandate dalla tradizione e che prevedono una serie di procedure svolte rigorosamente a mano: la semina, la zappatura, la raccolta, l’essiccazione e la battitura. 

 

Detta anche risina del lago a causa delle dimensioni modeste e del colore prevalentemente biancastro, o fagiolo dall'occhio a causa di un puntino nerastro che ricorda una pupilla, la Fagiolina del Lago cotta e condita con un filo di olio extra vergine d’oliva è la soluzione ideale per condire la pasta o realizzare deliziose bruschette.

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Tinca del Trasimeno

Tinca del Trasimeno

Di corpo massiccio e tozzo, la Tinca del Trasimeno presenta un dorso bruno/verde scuro, fianchi bruno/verdastri con riflessi aurei, ventre è giallastro.

La sua lunghezza media è di circa 25 cm, la massima di 35/40 cm. Le stagioni più adatte alla sua pesca sono la primavera e l'autunno. Di carne grassa, tenera e saporita è ottima tanto fresca e cucinata al momento quanto affumicata. Normalmente tagliata in filetti, può essere cucinata arrosto, in umido, al forno o fritta. 

 

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Mugnano

Mugnano, il borgo dei "muri dipinti"

Mugnano, la storia di un borgo...

Vicino a Perugia e poco distante da Magione, nei pressi del Lago Trasimeno, si trova Mugnano, piccolo ma pittoresco borgo circondato dalla campagna umbra.
L'abitato trae origine da insediamenti del II secolo a.C. cui fece seguito la costruzione, tra il IX e X secolo, di una fiorente abbazia benedettina i cui monaci furono impegnati nella bonifica dei territori circostanti che di lì a poco divennero tra i più fertili della regione.

 
A protezione dei beni e della popolazione locale nel XIV secolo fu costruito il castello con le sue mura perimetrali e il maestoso maschio cui si sovrappose, nel XVIII secolo, la torre campanaria. Nel Settecento all'interno dell'antico castrum si insediò la confraternita del Santissimo Sacramento.

All'interno del castello non perdere la visita alla piazzetta della "pompa" sede di un profondo pozzo nel quale, le donne, fin dall'inizio del Novecento, attingevano acqua con una pompa azionata a mano …e dei suoi  "muri dipinti"...
 

Nel borgo, in un'atmosfera quasi surreale, si snoda il percorso alla scoperta dei "muri dipinti",  un'esposizione permanente di grande interesse, realizzata da artisti italiani e stranieri su idea del pittore Benito Biselli.L'originalità delle pitture, i temi trattati, gli stili e le tecniche usate danno voce ai diversi linguaggi dell'arte sconfinando dal figurativo all'informale e regalando alle vecchie mura forme e colori.

Mugnano cominciò ad interessare la critica negli anni settanta del Novecento, quando nel borgo furono organizzate quattro mostre di alto livello in cui  esponevano temporaneamente importanti artisti. Nel corso degli anni l'idea cambiò trasformando l'evento da temporaneo a permanente. Nel 1983 fu organizzata per la prima volta "In...contriamoci a Mugnano" una grande festa paesana, con cadenza annuale, tra la fine di giugno e i primi di luglio, che oltre a proporre sapienti piatti di enogastronomia locale, arricchiva l'antico nucleo architettonico, i piccoli vicoli e le piazzette con opere d'arte moderna permanenti. Quell'anno furono chiamati i primi otto pittori locali che realizzarono altrettanti "muri dipinti" suscitando gran fervore di critica. L'anno successivo la manifestazione fu aperta anche agli artisti stranieri e oggi è arrivata a più di quaranta dipinti murali.
Nei giorni precedenti la festa un gran fervore anima il paese: si montano i palchi davanti agli intonaci e gli artisti cominciano la loro opera circondati da una folla di curiosi e addetti ai lavori.
"I muri del paese cantano una fioritura improvvisa di opere, una ritmica stesura di sigilli pittorici dove ogni artista ha deposto il succo della sua creatività" (Mimmo Coletti, 1990).

Dal 2008 il percorso è completamente illuminato con luci a risparmio energetico, e visitabile anche nelle ore notturne.

Tutti gli affreschi, pur recenti, si fondono a perfezione con l'antico borgo dando la sensazione di essere lì da sempre
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Anguilla del Trasimeno

Anguilla del Trasimeno

Di corpo allungato, vagamente serpentiforme, l'Anguilla del Trasimeno può assumere vari colori, dorsalmente può essere bruno/verdastra, grigio/brunastra o nerastra, sul ventre bianca/giallastra.

I maschi hanno delle dimensioni che vanno dai 35 ai 50 cm e le femmine dai 100 ai 150 cm. Le stagioni più adatte alla sua pesca sono l'estate e l'autunno. Di carne pregiata, grassa e saporita, è ottima tanto fresca e cucinata al momento quanto affumicata. Allo spiedo, alla griglia o in umido, uno dei piatti tipici che la vede protagonista è il "tegamaccio", in cui viene cotta con olio extra vergine di oliva, salsa di pomodoro, vino bianco ed erbe aromatiche.

 

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