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Edicola Piandarca

Edicola Piandarca

Una meta di grande significato

Secondo la tradizione, appurata dalla storiografia francescana, in mezzo a questo meraviglioso paesaggio, si snoda un piccolo sentiero che San Francesco percorse in direzione di Bevagna, dopo aver predicato a Cannara. E qui, attraversando il viottolo, si avvide di una straordinaria moltitudine di uccelli ai quali rivolse la sua Predica. Si tratta di uno degli episodi più famosi della vita del Santo, noto in tutto il mondo e fonte di ispirazione per Giotto (Basilica Superiore, Assisi), Benozzo Gozzoli (Montefalco, San Francesco) ed altri pittori.

A metà percorso, sull’argine sinistro del torrente Formella, vari documenti e testimonianze del primo Novecento attestano la presenza di una pietra, identificandola come il luogo in cui il Santo posò i suoi piedi per predicare agli uccelli.

La pietra di cui parlano questi documenti oggi non esiste più. Testimonianze orali affermano di averla vista trafugare, un giorno d’estate attorno alla metà degli anni Cinquanta, da un piccolo gruppo di frati, o di persone vestite con saio francescano, le quali avrebbero tolto la pietra dal terreno per caricarla su un vecchio camioncino. Nel 2004, su iniziativa della Pro Loco, venne collocata un’altra pietra, scolpita dal Professore Sestilio Burattini dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia e da Jelena Panjkovic, sua allieva. In ogni caso, seppur mancante della pietra originale, il luogo continua ad essere una meta di grande significato per fedeli e pellegrini.

In processione per non dimenticare
 

Per ricordare questo celebre avvenimento, a Cannara, ogni anno si svolge, nella V domenica dopo Pasqua, la tradizionale Processione a Piandarca documentata a partire dal 1645.  Si parte dalla chiesa di San Francesco (XV-XVI sec.) di Cannara, ripercorrendo il sentiero della predica agli uccelli, per terminare all’Edicola di Piandarca, fatta erigere dalla famiglia Preziotti di Cannara nel 1926, luogo in cui si celebra la Santa Messa.

 

Negli ultimi anni è stato attivato un progetto di valorizzazione dell’area per creare un santuario all’aperto. Attualmente sorge un grande TAU, dotato di un’illuminazione notturna e una statua di bronzo, inaugurata nel 2022, dell’artista Antonio de Paoli, raffigurante San Francesco che predica agli uccelli. Per completare l’opera, sarà  apposto anche un altare di pietra, realizzato dallo stesso artista, dove celebrare riti religiosi.

 

Per maggiori informazioni:

 

https://www.francescoapiandarca.it/

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Chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele Arcangelo, una delle più antiche di Perugia, sorge all'interno del rione Porta Sant'Angelo nel tratto terminale di corso Garibaldi. Quest'ultimo è caratterizzato dalla presenza di numerosi edifici religiosi ed istituti assistenziali come la chiesa di Sant'Agostino, il monastero di San Benedetto, il monastero di Santa Caterina, il monastero di Sant'Antonio, il monastero della Beata Colomba ed il monastero delle clarisse di Sant'Agnese.
Notevole è l'esterno caratterizzato da una struttura circolare sormontata da un tozzo tiburio aperto in numerose monofore e preceduto da un grazioso prato. Anche lo spazio interno emana una grande suggestione caratterizzato com'è dalle pareti nude con mattoni a vista, dalla navata circolare aperta in un'unica cappella e dal giro delle sedici colonne che sorreggono il tamburo centrale. Contribuiscono all'effetto i grandi contrafforti che si dispongono a spicchi sulla copertura interrompendo il tetto in travi.

Descrizione
La chiesa di San Michele Arcangelo fu edificata tra il V e il VII secolo.
E' il primo edificio religioso costruito a Perugia oltre ad essere una delle prime chiese paleocristiane d'Italia.


L'aspetto attuale del luogo, inglobato all'interno della cinta muraria, non permette di capire il significato che il tempio rivestì per secoli; collocato in un'altura, fuori città, era l'unico edificio ove poter praticare il culto cristiano in una città ancora dominata da cultura pagana.
Paragonabile alle chiese romane di Santa Costanza e Santo Stefano Rotondo, ha pianta circolare.
All'interno il vano centrale è separato dall'ambulacro da sedici colonne di spoglio corinzie di differenti grandezze che sostengono il tamburo. Su questo si aprono una serie di finestre raggruppate a tre a tre ed orientate in direzione dei quattro punti cardinali.
Il tetto a tenda è sorretto da costoloni poggianti su peducci che come il portale sono di epoca gotica.
Facendo il giro dell'ambulacro si incontrano il piccolo battistero, con affreschi votivi del XV secolo, la cappella del Crocifisso e la cappella dell'Angelo mentre una quarta cappella è andata perduta con l'apertura del portale.
L'altare, al centro della chiesa, è formato da un'antica lastra di marmo collocata sopra un tronco di colonna.

 

Curiosità
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare l'edificio non deriva dalla trasformazione di un antico tempio pagano.
In realtà i cristiani non utilizzavano mai i templi dell'antico culto perché erano diretta espressione delle religioni pagane e anche perché le dimensioni erano troppo ridotte per officiarvi la messa ed accogliervi i fedeli all'interno.
La realtà è che declinato il culto degli dei i templi innalzati a divinità secondarie venivano concessi dai magistrati alla comunità cristiana per l'uso che voleva farne e che si riduceva quasi sempre alla demolizione per costruire altrove una chiesa.
Per questo le colonne all'interno dell'edificio ed altri elementi sono di reimpiego e derivano probabilmente dal tempio di Vulcano e da un tempio dedicato a Flora esistente sul colle di Civitella d'Arna.

Informazione e consigli utili
Il centro storico di Perugia è facilmente raggiungibile lasciando la propria vettura in uno dei parcheggi che circondano la città storica, ovvero quello delle Briglie di Braccio, il parcheggio Pellini, quello di piazza Partigiani e quello di Sant'Antonio.
Da questi si può salire verso il corso Vannucci o a piedi, o tramite il servizio APM.
Dal parcheggio Pellini e da quello di piazza Partigiani si possono comodamente prendere le scale mobili, mentre il parcheggio di Briglie è collegato da un ascensore.
A partire da gennaio 2008 il minimetrò di Perugia renderà ancora più facili gli spostamenti migliorando i collegamenti tra il centro e la periferia della città.
Una volta in centro si può raggiungere la chiesa di San Michele Arcangelo percorrendo a piedi il corso Garibaldi o lasciando l'auto in prossimità del cassero che ospita il Museo delle Porte e delle Mura urbiche.

 

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Le Cascate del Menotre

Le Cascate del Menotre

Il luogo magico dove potete ammirare il Menotre che s’impenna con una serie di salti e si insinua in anguste gole si trova fra Pale e Belfiore, le località da cui potete iniziare la vostra esplorazione: in modo discendente partendo da Pale, in modo ascendente iniziando da Belfiore. 

Siete di fronte a un atletico protagonista del territorio, che nasce vicino al paese di Orsano e al monte Mareggia - nel comune di Sellano - a circa 800 metri di altezza, e sin dalle prime gocce si allena a scavare il suo letto tra forre e rocce calcaree, lungo un percorso di 30 km. 

L’acqua si fa strada nella valle che porta il suo nome, attraversando scattante gli abitati di Rasiglia – dove numerose sorgenti l’una a breve distanza dall’altra aumentano notevolmente la sua portata - Casenove, Scopoli, Pale, Belfiore, Vescia, Scanzano, sfociando infine nel Topino.

Superata la frazione di Belfiore, dopo una rotatoria, potete lasciare l’auto in un piazzale circondato dagli ulivi. Da qui parte un sentiero di oltre un chilometro, sterrato e pianeggiante nel primo tratto, che si snoda nel Parco dell’Altolina e costeggia quasi tutto il corso del fiume.
Lungo il tracciato, nei punti di interesse naturalistico, è possibile sostare in aree dedicate dotate di panche e tavoli, immerse tra pioppi e felci. 

Nascoste nella vegetazione occhieggiano piccole sculture in pietra, a ricordo di quello che era un tempo il giardino di una nobile famiglia, gli Elisei, insediata a Pale con un proprio palazzo fin dal 1268. Sul sentiero vi imbattete anche in un’antica opera idraulica in mattoni che affiora dal terreno, utilizzata per incanalare l’acqua del fiume verso gli opifici costruiti a valle nel corso dei secoli.

Il primo fragoroso salto del Menotre si apre d’improvviso alla vista, con la sua spumeggiante potenza; dopo un paio di curve, mentre il sentiero si fa via via più ripido, ne segue un altro che vale la pena ammirare più da vicino percorrendo una piccola deviazione sulla destra: l’acqua irrequieta arriva sinuosa tra le pareti di una forra formando un laghetto dalle mille sfumature.

Dopo altri due salti da super atleta, di cui uno nasconde l’accesso a una piccola grotta, il Menotre dà il meglio di sé nei pressi di Pale, con uno scenografico e fragoroso tuffo di circa 150 metri nella vallata sottostante. 

Sopra di voi si aprono ora le case e il castello dell’antico borgo incastonato tra il fiume e le rocce, che raccontano il passato industriale delle cartiere di cui il Menotre è stato il motore primo. Pensate che la prima stampa della Divina Commedia fu realizzata a Foligno nel 1442 con la carta delle cartiere di Pale.

L’itinerario che potete percorrere in circa un’ora è accessibile quasi tutto l’anno, ma vi consigliamo la visita in primavera inoltrata o in estate: la ricca vegetazione e la presenza dell’acqua rendono l’esplorazione fresca e gradevole.

Se vi resta tempo visitate nei dintorni l’Eremo di S. Maria Giacobbe e le Grotte dell’Abbadessa. Un piccolo mondo antico di acqua e roccia che vi lascerà senza fiato.

 

Per maggiori informazioni:
www.paledifoligno.it 

Bus navetta gratuito dal 16 Luglio - 11 Settembre 2022 (sabato, festivi e prefestivi) 

consulta gli ORARI 

Foto di: Tommaso Camilloni, Andrea Spaccini e Bernardino Sperandio

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La Fioritura di Castelluccio di Norcia

Ogni anno Il Pian Grande di Castelluccio di Norcia si anima con uno spettacolo della natura tra i più grandi al mondo.

Tra inizio giugno e fine di luglio, è possibile vivere un’esperienza multisensoriale indimenticabile: papaveri, fiordalisi, margherite, violette, lenticchie, narcisi, genzianelle e tante altre specie spontanee creano un meraviglio mosaico di colorata bellezza e di profumi inebrianti. Il piccolo e delicato fiore bianco con sfumature viola chiaro è il protagonista di questo incanto: la lenticchia. Chiamata dagli abitanti di Castelluccio ‘’Lénta’’ è il prodotto rappresentativo del paese per eccellenza. Gli agricoltori della zona, per preservare i campi e non utilizzare i pesticidi per la coltivazione, hanno da sempre lasciato che anche le altre piante prosperassero nei terreni, traendo tantissimi benefici. É in questo modo che, in attesa della crescita delle lenticchie, le piante spontanee si rinnovano, fioriscono, dando vita ad uno spettacolo floreale unico al mondo.

Quando andare:

Purtroppo si può fare solo una previsione generale sui tempi della Fioritura, tutto dipende dall’andamento climatico della stagione. Neve, Piogge, temperatura e sole sono i veri artefici del calendario e solo per poche settimane si può apprezzare ed assaporare la bellezza delle fioritura che ogni anno produce unici ed irripetibili sfumature e campiture colorate. 

La Fioritura è ormai un evento naturale e culturale molto amato; per viverlo al meglio, si consiglia di scegliere i giorni infrasettimanali, evitando il weekend.

Come andare:

Se non potete rinunciare al mezzo proprio, parcheggiate nelle aree segnalate, evitate di andare verso il centro del paese, per poi raggiungere a piedi la fioritura, sarà un’esperienza unica. Si possono anche noleggiare bici elettriche, chiamando il 393.2096641. Il servizio e-bike vi consegnerà le bici nel punto da voi desiderato. Inoltre è possibile affittare dei cavalli e muli con guida.

Da non dimenticare, quest’anno, Il 25 e 26 giugno e il 2, 3, 9 e 10 luglio 2022 non ci si potrà fermare con le auto proprie a Castelluccio, mentre sarà consentito libero accesso ai mezzi a due ruote, ai bus turistici e alle autovetture di residenti, dimoranti, esercenti, soggetti non deambulanti o di coloro comunque in possesso di idonea autorizzazione. 

Pertanto, la chiusura deve intendersi riferita solo ad autovetture non autorizzate e a camper. La propria auto potrà essere lasciata in uno dei numerosi parcheggi in prossimità con previa prenotazione tramite il portale http://www.parchiaperti.it/. Castelluccio verrà poi raggiunto a piedi, in bicicletta o attraverso il servizio navetta da Norcia con quattro corse giornaliere A/R, attivo il sabato e nei giorni festivi. Per informazioni e orari, consultate il sito www.fsbusitalia.it

Cosa fare:

Nel rispetto della natura e della sua eccezionalità, per immortalare le stupende fioriture, cercate di rimanere lungo i sentieri vicini, evitando di entrare nei campi coltivati per non calpestare i fiori.

L’altopiano di Castelluccio apre le porte verso posti unici in cui è possibile fare un incredibile numero di attività: escursioni, trekking anche con i muli, mountain bike, bird-watching, rufting, deltapiano e parapendio.

Le guide, altamente preparate, potranno accompagnarvi alla scoperta di questi luoghi ineguagliabili, per immergersi nella tranquillità e meraviglia dei Monti Sibillini.

Per maggiori informazioni:

https://www.castellucciodinorcia.it/

https://web.valnerinaonline.it/la-fioritura-di-castelluccio-di-norcia-2022/

 

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Palazzo Baldeschi al Corso

E’ un’antica residenza nobiliare le cui origini risalgono alla fine del Trecento, completamente affrescata verso la fine dell’Ottocento dall’artista Mariano Piervittori. Al suo interno è custodita la prestigiosa raccolta d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio. La collezione permette un percorso a trecentosessanta gradi sull’arte umbra dal Medioevo al Novecento, da Perugino a Gerardo Dottori.

Oltre duecento dipinti tra Perugino, Pintoricchio, Matteo da Gualdo, Signorelli, Cerrini e Dottori.

Altrettanto importante fu l’operazione di acquisire quella che ad oggi è una delle più prestigiose Collezioni di maioliche Rinascimentali in ambito nazionale, una raccolta di 147 pezzi che si può ammirare negli spazi espositivi di Palazzo Baldeschi. Complessivamente, tra i manufatti di epoca Rinascimentale e quelli ottocenteschi, la Fondazione ha un patrimonio ceramistico che sicompone di circa 300 opere.

 

Un’altra tappa importante nell’ambito di questo percorso di accrescimento collezionistico è il lascito di circa 775 opere che il collezionista fiorentino Alessandro Marabottini aveva custodito per mezzo secolo nella sua casa di Firenze e che ha donato alla Fondazioneaffinché fossero esposte permanentemente al pubblico.

Periodicamente il palazzo, inoltre, ospita mostre di livello internazionale.

L’organizzazione degli eventi è affidata alla Fondazione CariPerugia Arte, una struttura organizzativa e di produzione-promozione creata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia nel 2014 per rafforzare l’attività già svolta negli anni nei settori dell’arte e della cultura.

Per maggiori informazioni: 

https://www.fondazionecrpg.com/

https://www.fondazionecariperugiaarte.it/

 

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L’Oratorio della Nunziatella di Foligno

Il Comune, quindi, volle erigere il santuario per ricevere in cambio una particolare protezione da parte della Vergine Maria per la città di Foligno. L’oratorio divenne meta di pellegrinaggi e l’appellativo “Nunziatella”, piccola Annunziata, venne aggiunto per distinguerlo sia dal santuario mariano dell’Annunziata di Firenze, famoso all’epoca e frequentato dai Folignati del Quattrocento, sia da altre due chiese cittadine sempre dedicate all’Annunziata.

L’attuale definizione architettonica è dovuta ai restauri del 1830, periodo in cui a Foligno si manifestò la volontà di rinnovare gli edifici più importanti della città.

L’alta transenna all’interno separa l’ambiente riservato ai fedeli per la preghiera dallo spazio sacro al di là della grata. Gli spazi interni dell'oratorio sono contraddistinti da pilastri e cornici marmoree di finissimo taglio. La chiesa presenta alcune parti in pietra, bianche e rosa, e altre in laterizio, con due grandi finestre rinascimentali della prima metà del Quattrocento. La chiesa presenta al suo interno cinque altari collocati all’interno di grandi nicchie.

Altare dell’Annunziata

All’interno di una elegante edicola lignea finemente lavorata è l’immagine a mezzo busto protagonista del fatto miracoloso: l’Annunciazione. Sullo sfondo un affresco datato 1575, attribuito a Giovanni Antonio Pandolfi da Pesaro o a Ercole Ramazzani di Arcevia, raffigurante lo Spirito santo fra angeli e, in basso, San Feliciano e il beato Pietro Crisci; nella lunetta, il Padre Eterno tra cherubini.

Altare di san Giovanni Battista

Fu decorato dal Perugino, probabilmente intorno al 1508, con un affresco che rappresenta il Battesimo di Cristo, il cui prototipo illustre è quello dipinto dallo stesso pittore nel 1480, nella Cappella Sistina a Roma. Il soggetto dell’opera, caro quanto quella della Natività, rimanda al Battesimo di Cristo di Perugia, parte del Polittico di Sant'Agostino conservato nella Galleria Nazionale dell’Umbria) e a Battesimo di Città della Pieve (all’interno del Duomo dei Santi Gervasio e Protasio) . La composizione è tipica della fase tarda del Perugino: i due angeli in volo circondati da cherubini, presenti in quasi tutti gli affreschi del pittore, lasciano passare, al centro, la colomba dello Spirito Santo.

Sulle sponde del fiume altri quattro angeli, due in preghiera e due in ginocchio, fanno risaltare il nucleo della composizione, ossia Cristo e San Giovanni. Il secondo, con una cinta di arbusti al petto, vestito da un mantello viola, con un piccolo recipiente versa l'acqua sul primo, che è in preghiera. Le due figure centrali, lontane da archetipi forti e rudi, qui sembrano danzare sull'acqua e i lineamenti dolcissimi, quasi idealizzati, accompagnati dai colori tenui, tipici della fase tarda del pittore pievese, rendono la composizione, che è anche un capolavoro di prospettiva, un perfetto dipinto rinascimentale. L’affresco è in questo senso uno dei più emblematici prodotti della “maniera chiara” del Perugino, quella dove si mostra la sua eccezionale delicatezza e leggerezza di mano e dove figure e cose sembrano immerse in una vaporosità atmosferica assai suggestiva. L'ambientazione è probabilmente uno scorcio delle campagne intorno a Foligno: in questo caso il Giordano sarebbe il Topino. Sopra l'affresco è collocata una lunetta, sempre del Perugino, raffigurante l'Eterno tra due angeli adoranti. L’opera fu commissionata da Giovan Battista Merganti, come è attestato dall’iscrizione posta sotto la lunetta e dagli stemmi della famiglia in alto a sinistra.

Altare del Crocifisso

Eseguito da un artista locale, il Crocifisso realizzato in tela gessata presenta ai lati l’affresco della Madonna con Maria Maddalena e San Giovanni; nella lunetta Angeli piangenti. L’affresco è stato attribuito recentemente al francese Noël Quillerier che lo realizzò nel 1621, dopo che furono rimossi gli originali altari di San Michele e San Rocco.

Altare della Madonna di Loreto

Ora spoglio, anticamente custodiva la tela della Madonna di Loreto, trasferita nella Pinacoteca civica.

Altare della Deposizione

Si trova in sagrestia e raffigura il Compianto sul Cristo morto. Si tratta di una composizione piramidale abbastanza complessa composizione, con il Cristo seduto su una roccia, la Madonna, la Maddalena e San Giovanni evangelista. Sulla sinistra del gruppo è raffigurata una parete rocciosa in cui si apre il sepolcro con Nicodemo e un angelo. L’affresco, ora molto deteriorato, è stato in passato attribuito a Raffaello, a Lorenzo Lotto e ad Andrea Mantegna. La critica attuale è orientata verso i nomi di Giannicola di Paolo, del friulano Pordenone e del pavese Benedetto di mastro Gaspare (1511). Sulla sinistra del gruppo si vede una parete rocciosa in cui si apre il sepolcro con Nicodemo e un angelo.

I biglietti di ingresso per l’Oratorio sono acquistabili presso palazzo Trinci.

Per gli orari di ingresso:

http://www.museifoligno.it/i-musei/oratorio-della-nunziatella 

Fonti:

Pietro Perugino e il Santuario della Nunziatella a Foligno a cura di Giordana Benazzi, Foligno, Orfini Numeister, stampa 2005

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CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea

Un parallepipedo dal colore ruggine, rivestito in acciao corten, semplice e rigoroso, si presenta nella città di Foligno, in Via del Campanile 13, in rappresentanza del CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea.

Adibito in passato a Centrale del Latte e poi Ufficio Postale, il museo è nato nel 2009 grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, come risposta alla crescente ricerca artistica contemporanea nella città, per promuovere e diffondere l’arte italiana contemporanea e internazionale.

L’architettura museale nasce da un'idea Getulio Alviani in collaborazione con l'architetto Zamatti ed è stata successivamente realizzata dall'architetto Partenzi.

Privo di finestre, si sviluppa su tre piani e prende luce da un lucernario centrale posto su pilastri che scandiscono la volumetria degli interni. Le sale espositive sono disposte su due piani. La terrazza ospita opere specific-site. Gli spazi a piano terra sono destinati ad esposizione e a luogo di incontro per eventi culturali, proiezioni, conferenze.

Gli allestimenti avvicinano i nuovi visitatori al contemporaneo, trasmettendo un consumo lento dell’opera d’arte.

A pochi passi dal primo edificio, iconico e marcatamente contemporaneo, ci si può immergere nel secondo polo del CIAC: la settecentesca ex Chiesa della SS. Trinità in Annunziata. Dopo anni di restauri, il complesso è stato inaugurato nel 2011 e adibito a seconda sede museale del CIAC, come museo monografico dedicato al suggestivo capolavoro Calamita Cosmica di Gino De Dominicis. Oltre all’opera, questa sede ospita un comprensivo e rigoroso apparato documentale-didattico relativo all’artista e all’opera e un auditorium con capienza di oltre 80 posti per i seminari e le conferenze organizzati dal Centro.

Oggi il CIAC sviluppa le sue attività in più direzioni: realizzazione di mostre; conservazione e sviluppo di una collezione permanente d’arte contemporanea; produzione di manifestazioni culturali e convegni; servizio educativo rivolto a scuole e a gruppi sociali; attività editoriali e generale sensibilizzazione verso l’arte contemporanea.

Gli orari di apertura per visitare il museo sono dal giovedì alla domenica dalle 10.30 alle 13:00 e dalle 15.30 alle 19.00.

Tariffe: Biglietto Intero: 7,00€

Biglietto Ridotto A: 5,00€ (Gruppi con più di 15 unità, Convenzionati Soci FAI e Soci Touring Club Italiano)
 

Biglietto Ridotto B: 3,00 € (Bambini dai 7 ai 18 anni)

Gratuito: Bambini fino ai 6 anni, Guide Turistiche, Giornalisti, Portatori di Handicap e loro accompagnatori

Il nuovo museo non dispone di un proprio parcheggio, ma nelle vicinanze se ne possono trovare di diversi: Parcheggio ex Zuccherificio, Parcheggio Plateatico, Parcheggio Via Trasimeno, Parcheggio Cimitero.

Per maggiori informazioni:

https://www.ciacfoligno.it/

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Museo d'arte moderna e contemporanea

Museo CAOS (Centro per le Arti Opificio Siri)

La sede del museo è stata ristrutturata dal Comune di Terni per ospitare negli spazi dismessi della ex fabbrica Siri, raccolte d'arte e mostre.

Attualmente è gestito dalla società cooperativa Le Macchine Celibi.

Un esempio di eccellente rigenerazione urbana

La storia del CAOS viene da lontano: dove prima sorgeva un imponente stabilimento chimico industriale, la SIRI (Società Italiana Ricerche Industriali), vi sono oggi spazi polifunzionali restituiti alla vita della comunità. Con i suoi 5600 metri quadri di estensione, si presenta come un’infrastruttura plurale ospitante due musei, un’ampia area espositiva temporanea, un teatro, sale per conferenze e laboratori, una biblioteca, un caffè bookshop e varie aule destinate a didattica ed attività educative.

Museo di Arte Moderna e Contemporanea Aurelio De Felice

Un ampio e innovativo polo culturale, parte integrante del CAOS. Un museo in continuo movimento con diverse collezioni: da un’interessante trama artistica del Basso Medioevo, si giunge all’esplorazione del Novecento con le sue sperimentazioni: incisioni, acqueforti, litografie, disegni firmati da George Braque, Marc Chagall, Max Ernst, Vassily Kandinskij, Joan Mirò, Pablo Picasso, Gino Severini e da altri artisti attuali emergenti. Da questa sua apertura e dinamicità nasce il progetto TAM – Terni Art Mapping, che porta il museo fuori dalle sue mura in una compenetrazione con lo spazio urbano: sculture, opere di design, visioni di street artists internazionali e di architetti illustri problematizzano, ridisegnano, impreziosiscono il territorio in un racconto aperto. Uno strumento che oltre a suggerire percorsi tematici, lascia ampio spazio al visitatore, offrendo la creazione del proprio itinerario di scoperta.

Museo Archeologico Claudia Giontella

In nome dell’archeologa Claudia Giontella, il secondo polo culturale del CAOS è composto da diciassette sale e diviso in due grandi sezioni: una dedicata al periodo protostorico e l’altra al periodo romano. Tra i reperti, le epigrafi esposte per una profonda conoscenza della storia antica ternana, spicca l’imponente statua di Telamone situata all’ingresso, scolpita nel marmo bianco, è stata rinvenuta a Terni nel 1971. Si aggiunge a questo percorso anche l’Anfiteatro Romano di Interamna Nahars, nome di Terni in età romana, che durante la stagione estiva diventa sede di spettacoli dal vivo e cinema all’aperto.

Teatro ‘’Sergio Secchi’’

Il teatro, dedicato a Sergio Secchi, un giovane ternano laureato al Dams, rimasto vittima della strage di Bologna, nasce grazie al recupero di uno dei capannoni che un tempo appartenevano alla fabbrica, del quale conserva ancora il profilo industriale. L’edificio riflette perfettamente l’intento di donare una possibilità di riscatto ad un’area dismessa: la determinazione di trasformarlo in un contenitore di offerta culturale per la città di Terni. il teatro è dotato di attrezzature specifiche e tecnologicamente avanzate, 295 sedute e due posti riservati ai disabili, per soddisfare le necessità di tutti in un luogo di aggregazione che guarda alla contemporaneità.

Gli orari di apertura per visitare il museo sono dal giovedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

L’ingresso è gratuito: la prima domenica di ogni mese, per tutti i residenti nel comune di Terni;per i bambini fino a 6 anni; per le persone diversamente abili (e i loro accompagnatori); per guide turistiche ed interpreti; per gli insegnanti accompagnatori nell’esercizio delle loro funzioni; per chi possiede la tessera ICOM; per il personale del Ministero Dei Beni Culturali.

Tariffe

Biglietto Intero: 5 euro

Biglietto Ridotto: 3,50 euro

I biglietti permettono l’ingresso al Museo Aurelio De Felice, al Museo Archeologico Claudia Giontella, all’Anfiteatro Romano (su prenotazione) e al PaleoLab, museo delle raccolte poleontologiche dell’Umbria Meridionale, che si trova nella ex Chiesa di San Tommaso a Terni.

Accessibiltà

Per chi arriva con mezzi propri, alcuni posti auto riservati ai disabili si trovano lungo Via Giandimartalo Di Vitalone, altrimenti è possibile utilizzare il parcheggio coperto della Coop, che ha un’uscita proprio per il CAOS.

In alternativa, previa telefonata, si può parcheggiare l’automobile in prossimità dell’entrata della biglietteria in Via Francesco Molè 25, per la durata della visita.

La struttura è raggiungibile anche con i mezzi pubblici: le fermate dell’autobus più vicine si trovano in Viale L. Campofregoso e in Via G. Di Vitalone.

Il museo è accessibile senza problemi alle persone con difficoltà motorie o che necessitino di sedie a rotelle, tranne che per l’ingresso alla biglietteria del Museo che presenta un piccolo doppio gradino che potrebbe creare qualche difficoltà.

Per la visita da parte di persone ipovedenti e non vedenti è consentito l’ingresso ai cani guida.

Per maggiori informazioni:

https://caos.museum/

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Palazzo della Penna

Il palazzo della Penna, già dei Vibi, situato a Perugia tra viale Indipendenza e i Tre Archi, ha il suo ingresso in via Podiani, una traversa di corso Cavour.

Nacque come prestigiosa residenza della famiglia gentilizia degli Arcipreti della Penna, dove era conservata la celebre collezione di opere d'arte di Ascanio della Penna e del barone Fabrizio della Penna. Della collezione, venduta  alla fine dell’Ottocento in seguito ad alcune vicende giudiziarie, facevano parte pitture di Barocci, Bassano, Bellini, Bronzino, Canaletto, Caravaggio, Carracci, Pietro da Cortona, Giorgione, Guercino, Michelangelo, Perugino, Poussin, Raffaello, Reni, Rosa e Signorelli.

Una visita al palazzo vi permetterà sia di ammirare l’edificio, interessante stratificazione di differenti epoche storiche, sia di vedere le collezioni d'arte barocca e contemporanea in esso conservate.

L'edificio cinquecentesco è costruito sui resti dell'anfiteatro romano, riportati alla luce dai lavori di ristrutturazione avviati nel 1980. Da via Marconi è possibile riconoscere la torre e le mura medievali assorbite dal complesso, così come gli antichi casalini. Le finestre del primo piano, con la loro posizione parzialmente incassata, dimostrano la successione delle fasi costruttive della muratura. Il palazzo venne ristrutturato nei primi anni dell'Ottocento. 

Al primo piano sono alcuni dipinti del XIX secolo ispirati al Mito di Paride, firmati dall’artista umbro Antonio Castelletti. Dello stesso periodo sono le piacevoli vedute ideali all'interno della stanza dei Paesaggi, opera forse di Pasquale Angelici.  

Oggi il palazzo, adibito a museo civico, ospita due  importanti collezioni permanenti: al primo piano sono esposte le opere del pittore aereofuturista umbro Gerardo Dottori nella sezione "Dottori e i Futuristi umbri"; si scende poi, grazie alla scala elicoidale realizzata dal noto architetto Franco Minissi, alla grande sala voltata che ospita la collezione “Opera Unica - Joseph Beuys a Perugia”, sei grandi lavagne eseguite da Beuys in occasione del suo passaggio a Perugia nell’aprile 1980, durante un incontro dell’artista tedesco con Alberto Burri.

Durante l'anno il palazzo ospita inoltre mostre temporanee di celebri artisti provenienti da varie parti del mondo e dedicate soprattutto all'arte contemporanea, alla fotografia e alla storia artistica e culturale più recente della città.

Orario di apertura: 

Da Novembre a Marzo: martedì–domenica 10.00-18.00

Maggio, Giugno, Luglio, Settembre, Ottobre: martedì–domenica 10.00-19.00

Aprile e Agosto: tutti i giorni 10.00-19.00
 

Chiuso: lunedì (tranne aprile e agosto)
 

Gli orari possono subire variazioni in occasione di mostre temporanee ed eventi

Ingresso

In occasione di mostre temporanee:

Intero € 6,00

Ridotto A € 3,00 (oltre i 65 anni, gruppi di minimo 15 persone e altre convenzioni in vigore)

Ridotto B € 2,00 (da 7 a 14 anni, scolaresche)

Gratuito da 0 a 6 anni
 

Accessibile in parte ai disabili 
 

Cumulativo musei comunali: € 10,00

Cumulativo musei comunali A: € 7.00

Cumulativo musei comunali B: € 5.00

Biglietto cumulativo: Card "Perugia Città Museo"

In assenza di mostre temporanee:

Intero € 5,00

ridotto A € 2,00 (oltre i 65 anni, gruppi di minimo 15 persone e altre convenzioni in vigore)

ridotto B € 1,00 (da 7 a 14 anni, scolaresche)

gratuito (da 0 a 6 anni, disabili)
Accessibile in parte ai disabili 

Cumulativo musei comunali: € 9,00

Cumulativo musei comunali A: € 6.00

Cumulativo musei comunali B: € 4.00

Biglietto cumulativo: Card "Perugia Città Museo"

Per informazioni: 

palazzodellapenna@munus.com / 0759477727

 

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Le principali attrazioni nelle vicinanze

LA TORRE di Sol LeWitt a Campello sul Clitunno

Attirato dal vivace clima culturale del Festival dei due Mondi di Spoleto, nell’estate del 1971, l’artista statunitense Sol LeWitt accettò l’invito dalla gallerista Marilena Bonomo. Fu subito un grande amore, tanto che poco dopo decise di acquistarsi una casa nel centro storico dove si stabilì per lungo periodo e dove mantenne, per circa 30 anni, uno studio permanente. Qui assimilò la cultura locale con fermenti di internazionalità e contribuì alla crescita della città. L’intenso rapporto è testimoniato anche dalla presenza di numerose opere realizzate dal 1971 fino a oltre il 2000, tra cui il bellissimo libro che racconta, con scatti polaroid, le sue passeggiate nel bosco sacro di Monteluco (From Monteluco to Spoleto).

A pochi passi dalle antiche Fonti del Clitunno, spicca solitaria nei Giardini di La Bianca, la struttura monumentale La Torre, dedicata all'amico Giulio Laureti. Il progetto (tipologia degli 'ziggurart), che si ispira ai grattacieli di New York degli anni Sessanta, è del 2000.  L’opera, realizzata in blocchi di cemento fu conclusa nel 2003, divenendo uno dei simboli dell’affetto sincero e profondo dell’artista con l'Umbria oltre che un capolavoro architettonico contemporaneo. 

 

Nel corso della sua permanenza, Sol LeWitt ha voluto conoscere le tradizioni artistiche locali, scoprendo e imparando alcune tipiche tecniche artigianali come la ceramica e la lavorazione del legno, da cui è nata una consistente produzione di manufatti a Deruta e la serie di progetti per le Piramidi lignee realizzate a Spoleto.

Ad oggi, dopo la sua morte nel 2007 a New York, il gruppo composito di opere in dono alla città di Spoleto come  il capolavoro Wall Drawings 951 al museo di Palazzo Collicola, il Muro nei Giardini di Viale Mariotti, rimangono visibili e aperte al pubblico, ricordando il suo indissolubile e stimolante rapporto con l’Umbria.

La famiglia di LeWitt ha voluto lasciare un’eredità dell’artista a Spoleto, fondando, insieme alla figlia della scultrice Anna Malher (a sua volta figlia del grande musicista) innamorata della città,  un programma di residenze artistiche, divenuto ad oggi un importante centro creativo.

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Le maschere umbre della Commedia dell'Arte

Le Maschere di Carnevale in Umbria

Sono state riscoperte negli ultimi anni, ma le maschere umbre del Carnevale hanno origini molto antiche, che risalgono al lontano Cinquecento.
 

La più famosa maschera perugina, il Bartoccio, è infatti comparsa in un testo per la prima volta esattamente nel 1521 e quindi ha compiuto ormai i suoi primi 500 anni! 

Un gilet rosso porpora sotto una giacca verde e cappello “en pendant”, calzoni di velluto neri o marroni, scarpe eleganti e un nasone importante, segno di una grande personalità. Intelligente, saggio, coraggioso e un po’ “brontolone”, sempre pronto a dire una delle sue “bartocciate”.

Questa maschera rappresenta il classico villano burlesco, benestante ma rozzo, molto conviviale e con uno spiccato accento dialettale. Appartenente alla Commedia seicentesca dell’Arte, proviene dal mondo rurale, nello specifico dal Pian del Tevere, ossia dal territorio compreso tra San Martino in Campo e Torgiano, un’area molto fertile già nel ‘600.

Ogni anno a Carnevale entra trionfalmente a Perugia da Porta San Pietro, insieme a sua moglie Rosa, a bordo di un carro addobbato trainato da buoi che sfila lungo Corso Vannucci; sul carro suona, balla e canta osservando quello che accade nel mondo cittadino e gettando in mezzo alla folla fogli con le sue bartocciate, satire e attacchi politici su tasse, governo, debiti, soprusi dei potenti, vizi di società e politica.

Chi è morto? Nasotorto! E chi lo ha accompagnato? Nasoacciaccato! E chi suona la campanella? Chicchirichella!

Da questa filastrocca del ‘500, sono nate le quattro maschere della Commedia dell’Arte grazie all’iniziativa e alla creatività dell’artista Oliverio Piacenti di Avigliano Umbro che ascoltava fin da bambino questi versi ripetuti da sua madre. A Nasotorto, Nasoacciaccato e Chicchirichella decise di accompagnare un’altra figura di carattere: Rosalinda, ispirata a una persona realmente esistita ad Avigliano, nel rione di Pian dell’Ara.

In effetti queste maschere rappresentano i 4 rioni del borgo umbro: Nasoacciaccato è nato nel rione Sant’Egidio, Chicchirichella è del rione Castelluzzo, mentre Nasotorto viene da Madonna delle Grazie – e Rosalinda è di Pian dell’Ara, appunto. Ma queste figure, che sono state riconosciute ufficialmente come maschere umbre della Commedia dell’Arte nel 2015, hanno elementi di condivisione con tanti comuni vicini per la genealogia, per il dialetto e i modi di dire, per la gastronomia e le produzioni tipiche, così da essere rappresentative di un’ampia area della regione. 

Nasoacciaccato è un po’ un eroe “azzeccagarbugli”: nullatenente, nullafacente ma anche tuttofare. Talvolta litigioso, è sicuramente uno spirito libero, furbetto e affabulatore. Lo riconoscerete perché non si separa mai dal suo bastone, dove tiene appeso il suo fagotto, tipico grande fazzoletto da contadino a quadri scuri, dove racchiude tutti i suoi averi. Lo troverete alla ricerca di qualcuno da imbrogliare o magari a vagabondare con il suo amico e rivale in amore Chicchirichella. 

Una piuma infilata nel cappello per scrivere la sua musica proprio quando l’ispirazione lo sorprende. Esuberante, creativo, eccentrico e divertente, ma talmente pigro che non riesce a sfruttare appieno le sue qualità e il suo potenziale: Chicchirichella è un vero Peter Pan made in Umbria, incapace di prendersi responsabilità fino in fondo, ma sicuramente abile nel dilettarci con il suo inseparabile liuto e il suo canto mattutino.

A dividere i due amici-rivali c’è Rosalinda, archetipo delle principesse. Se la incontraste per la strada, potreste innamorarvi perdutamente di lei. Scaltra, libera, sensibile, nei suoi abiti azzurri è ammaliante e il suo fascino diventa ancor più grande quando prende il suo piccolo ventaglio e si fa vento, magari nei momenti d’imbarazzo. Va pazza per la nociata ed è eternamente indecisa tra i suoi pretendenti, Chicchirichella e Nasoacciaccato, mentre aspetta l’eredità di Nasotorto, suo lontano parente. 

Quest’ultimo infatti è ricco, anzi molto ricco! Ma pare sia talmente avaro da rinunciare perfino a riscaldarsi e così se ne va in giro sempre raffreddato, senza separarsi mai dal suo cappello di lana nero con nappa e dal suo gran fazzoletto di pizzo bianco. Ipocondriaco, talvolta machiavellico e pure un po’ asociale, Nasotorto di certo non è uno di grande compagnia: se siete ingenui, se ne approfitta; se siete bugiardi, non vi si fila; se si avvicina, c’entrano i soldi. Denari che amministra così bene, da custodirli gelosamente nella borsetta che porta sempre con sé. Se pur rappresenta l’autorità e le consuetudini sociali che forse meno amiamo, per noi resta sempre molto simpatico: forse non lo sapete ma ha un grande pregio… non sa resistere al Cicotto di Grutti!

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Nobile Collegio del Cambio - Perugia

Nobile Collegio del Cambio - Perugia

Costruito tra 1452 e 1457 entro l’ala nuova di palazzo dei Priori, fu la sede della corporazione dei cambiatori di moneta. 

 

Dalla sala dei Legisti, con tribunale sulla parete di fondo e stalli lignei laterali intagliati e intarsiati da Gian Pietro Zuccari, si accede alla sala delle Udienze, destinata alle riunioni e al ricevimento del pubblico.

 

 

La metà della parete destra è occupata dal tribunale e dai banconi realizzati da Domenico Tasso, mentre le pareti ospitano un ciclo di affreschi realizzato di Pietro Vannucci detto il Perugino tra il 1498 e il 1500. Ispirato ad un programma iconografico dell’umanista perugino Francesco Maturanzio, raffigura Figure mitologiche (volta), Personaggi illustri della storia greca e romana, Arti liberali, Sibille e profeti (pareti destra e sinistra) e la Trasfigurazione di Cristo e il Presepe (parete di fondo).

Da qui si accede alla cappella di San Giovanni Battista, con affreschi di Giannicola di Paolo.

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Galleria Nazionale dell'Umbria

La Galleria Nazionale dell’Umbria si configura come una delle più importanti raccolte d’arte italiane, proponendo un percorso affascinante nella storia dell’arte umbra dal XIII fino al XIX secolo. L’ingresso è lungo Corso Vannucci, all’interno della sede storica comunale di Perugia, Palazzo dei Priori, unico palazzo pubblico italiano ad ospitare un grande museo nazionale.

La storia

L’origine di questa straordinaria collezione si interseca con la nascita di una delle più antiche accademie in Italia, fondata nel 1573 con il nome di Accademia del Disegno, nella quale vennero raccolti la prima parte di disegni e dipinti, ancora destinati e riservati alla cerchia ristretta dei giovani artisti in formazione. Dopo la nascita del Regno d’Italia nel 1860 e la conseguente requisizione del patrimonio ecclesiastico, l’inventario si arricchisce di molte nuove opere, fino a divenire patrimonio demaniale nel 1862. La collezione, che in quel momento, riuniva ben 449 opere, apre finalmente le porte al pubblico, nel giugno del 1863, con il nome di Civica Pinacoteca Vannucci, celebrando uno dei maggiori esponenti della pittura umbra: Pietro Vannucci detto il Perugino. Negli anni successivi, l’afflusso di opere non finisce e gli spazi non sono più sufficienti, arrivando ad allestire l’attuale sede di Palazzo dei Priori, convertendosi in Regia Galleria Vannucci nel 1918. Si apre, in questo modo, un nuovo percorso verso una vera valorizzazione e trasmissione delle opere, grazie alla gestione statale, fino all’attuale e innovativo allestimento, fedele alla sua storia e proiettato verso il futuro.

Oggi la collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria ospita più di 3000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie, di cui 500 visitabili, divenendo una fondamentale testimonianza di otto secoli di storia artistica e culturale italiana.

 

Un viaggio all’avanguardia nell’arte umbra

Dopo due anni di lavori, la Galleria Nazionale dell’Umbria si presenta attualmente come un percorso museale all’insegna della tradizione e dell’innovazione, proponendo un allestimento all’avanguardia e sostenibile, aperto anche all’arte contemporanea con interessanti apparati visivi multimediali in aiuto al visitatore, insieme ad ampie e comode sedute, per godersi il viaggio senza fretta, non perdendo alcun dettaglio.

Seguendo un iter cronologico, si parte dal XIII secolo con i protagonisti umbri della pittura medievale e rinascimentale come il Maestro di San Francesco, toscani come Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, Duccio di Boninsegna e marchigiani come Gentile da Fabriano e Lorenzo Salimbeni. Per approdare successivamente al primo Rinascimento con le opere di Beato Angelico e Benozzo Gozzoli fino ad arrivare al capolavoro simbolo della Galleria: il polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca. Da non perdere è la suggestiva e storica Cappella dei Priori, dipinta dai magnifici affreschi di Benedetto Bonfigli, completata da un’istallazione di Vittorio Corsini, primo simbolo di impatto di questo viaggio tra tradizione e modernità. I capostipiti del racconto artistico umbro, Pietro Vannucci, Pinturicchio e Raffaello, hanno delle sale monografiche riservate, in particolare al suo interno è presente la collezione più completa e ricca al mondo delle opere del Perugino. L’ultima parte del percorso museale espone il meglio dell’arte umbra contemporanea con artisti come Orazio Gentileschi, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, il Sassoferrato, Francesco Trevisani, Gerardo Dottori, Piero Dorazio e Alberto Burri e Piero Dorazio.

La Galleria ha al suo interno anche un amplio bookshop, un laboratorio di restauro, una guida-gioco per bambini con la Pimpa di Altan, un’aula didattica e una biblioteca di Storia dell’Arte, ricca di quasi 30000 volumi sulla storia e la collezione del museo.

Orari di apertura: dal 1 Luglio 2022, dal Martedì alla Domenica dalle 8.30 alle 19.30, Lunedì dalle 12 alle 19.30

Tariffe: Ingresso gratuito tutte le prime domeniche del mese, il 25 aprile e il 20 giugno; Intero 8 euro; Ridotto 2 euro per i visitatori dai 18 ai 25 anni; gratuito fino ai 18 anni

Visite guidate e didattiche: Sistema Museo tel. 075 5721009

Accessibilità:

Per chi utilizza mezzi propri, in prossimità della struttura non ci sono parcheggi riservati alle persone disabili. I più vicini si trovano alle due estremità di Corso Vannucci: a sud, in Piazza Italia, distante circa 200 m, a Nord, in Piazza Piccinino, a circa 150 m dalla Galleria.

Nel caso i posti riservati fossero occupati è possibile parcheggiare gratuitamente anche in quelli contrassegnati dalle strisce blu.

Tutta l’area è all’interno della ZTL, pertanto è necessario inviare una e-mail a infositu@comune.perugia.it, comunicando il giorno di passaggio e la targa del veicolo, allegando copia del tagliando per disabili; il tutto nei giorni precedenti oppure entro le 72 ore successive al transito.

La Galleria Nazionale dell’Umbria è raggiungibile anche con i mezzi pubblici: la fermata dell’autobus più vicina è in Piazza Italia. Per chi sceglie di utilizzare il Minimetrò, che è accessibile, la fermata è quella del capolinea “Pincetto”.

La struttura può essere visitata da persone con difficoltà motorie e che necessitino di ausili come sedie a rotelle; è disponibile a tal proposito una carrozzina per visitare la Galleria, che è inoltre munita di defibrillatore in caso di necessità.

Per la visita da parte di persone non vedenti o ipovedenti è consentito l’accesso ai cani guida; oltre alla possibilità di noleggiare le audioguide, sono presenti, all’inizio e alla fine del percorso espositivo, dei plastici con didascalie in Braille e a rilievo.

Per maggior informazioni:

www.gallerianazionaleumbria.it
tel. 075 58668410; 075 5721009 (Bookshop)
tel. +39 075 58668415-58668436 (Biglietteria)

 

 

 

 

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Giardini del Frontone

I Giardini del Frontone sono un’area verde storica di Perugia, situata nel quartiere di Borgo XX Giugno o Borgo Bello, adiacente alla Basilica di San Pietro.

Il parco è costituito da quattro viali paralleli, che confluiscono in un anfiteatro, adornati da alberi secolari, simbolo dell’antichità e dell’importanza del luogo.

Da piazza d’arma a piazza d’amore

Oggi è diventato uno spazio di incontro, sede di concerti, manifestazioni e rassegne cinematografiche, ma in un tempo precedente, intorno all’XIII secolo, il luogo è stato il centro di una delle più grandi passioni perugine, il gioco popolare della sassaiola: un’attività ludica di battaglia tra cittadini con dei veri e propri sassi. Successivamente da piazza d’arma per le esercitazioni militari, sotto Braccio Fortebraccio, divenne piazza d’amore con Braccio Baglioni. Nel XV secolo i divertimenti cambiarono, i giochi bellicosi vennero sostituiti da nuovi passatempi, come la corsa al palio, i tornei e numerose feste.

Il paradiso dell’Arcadia

Dopo la morte del Magnifico Baglioni, l’area fu abbandonata. Solo con all’arrivo a Perugia dell’Accademia dell’Arcadia, agli inizi del Settecento, il luogo riprese vita: il movimento letterario che si opponeva al cattivo gusto barocco della letteratura italiana di quel periodo, creò la Colonia Arcadica Augusta e trasformò i giardini in un luogo di cultura.

Il parco cambiò la sua funzione, divenendo sede di iniziative culturali e letture poetiche estive, insieme al suo aspetto, rimasto lo stesso di oggi: i letterati sostituirono i gradoni di terra con gli attuali sedili di travertino, piantarono lecci secolari, siepi e costruirono un primo recinto murario.

Venne eretto l’Arco di travertino, disegnato da Baldassarre Orsini, collocandolo proprio al centro dell'Anfiteatro, realizzato dall’architetto Vincenzo Ciofi.

A metà Novecento, a completamento dell’opera, vennero aggiunte sei statue in pietra di muse, disegnate dalla scultrice ungherese Livia De Kuzmik, in rappresentanza delle arti: pittura, poesia, architettura, scultura, teatro, musica.

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Abbazia di San Pietro

Abbazia di San Pietro

L'abbazia di San Pietro, inglobata nell'ampliamento quattrocentesco delle mura, si trova di fronte ai giardini del Frontone, a Perugia, in fondo a borgo XX Giugno, fuori porta San Pietro. Un tempo fu il monastero benedettino più potente dell'Umbria.
Fu fondata nel X secolo ed è stata la prima sede vescovile perugina.

Descrizione
San Pietro conserva intatta l'originaria struttura architettonica, alla quale si sono succeduti, tra XV e XVII secolo, numerosi interventi.
Per accedere alla chiesa si deve attraversare un bel cortile porticato sui quattro lati con colonne in travertino sormontate da capitelli dorici, realizzato nel 1614 da Valentino Martelli che ha completamente coperto la facciata della chiesa. Il possente campanile, dodecagonale fino al giro dei beccatelli, poi esagonale con alte bifore e terminante con slanciata cuspide, è stato realizzato nella parte inferiore nel XIII secolo, in quella superiore nel XV, su disegno di Bernardo Rossellino.
L'ingresso alla chiesa è caratterizzato da ricco portale cinquecentesco in marmo bianco sormontato da lunetta con affresco raffigurante la Madonna e due angeli di Giannicola di Paolo. A fianco del portale sono stati riportati alla luce alcuni affreschi del maestro Ironico appartenuti alla primitiva facciata.
L'interno, presenta una straordinaria fusione tra architettura medievale e intervento  decorativo tardomanieristico.

Di impianto basilicale, a tre navate divise da colonne  con capitelli ionici di tarda età imperiale, ha nella navata centrale grandi tele raffiguranti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento opera dell'Aliense (1592-94), inquadrate in una decorazione ad affresco che investe lo spazio tra le tele, gli archi, i sottarchi sviluppandosi anche nelle navate laterali. L'altar maggiore è composto da colonne, pilastri, nicchie e cupola di rari marmi policromi.
Nella navata destra sono raffigurati personaggi legati alla chiesa come San Pietro VincioliSan BenedettoSanta ScolasticaSan Mauro e San Gregorio Magno.
Lungo la parete sono anche la cappella di San Giuseppe decorata nel 1855 da Domenico Bruschi e la cappella delle Reliquie con cancellata in ferro battuto e stucchi del Cinquecento e affreschi di Benedetto Bandiera. Ai lati dell'ingresso al presbiterio sono due dipinti di Gian Domenico Cerrini (Vergine che allatta il Bambino e San Giovanni Battista). All'interno del presbiterio è il coro ligneo intarsiato (1525-1535), tra i più belli d'Italia.
La sagrestia, edificata nel 1451, conserva affreschi nella volta con Storie dell'Antico Testamento forse di un maestro fiammingo mentre alle pareti Storie di San Pietro e Paolo di Vincenzo Danti, artista di stile michelangiolesco e cinque quadretti di Perugino con immagini di santi per la tavola dell'Ascensione requisita dai francesi ed oggi a Lione.
La navata sinistra presenta lungo le pareti opere notevoli come una Pietà, parte dello smembrato polittico di San Agostino proveniente dalla chiesa di Sant'Agostino di Pietro Perugino. Nella cappella Vibi notevoli il dossale marmoreo con  Gesù fanciullo, il Battista e San Girolamo (1453) attribuito a Mino da Fiesole, un'Annunciazione di Giovan Battista Caporali e una Visitazione di Stefano Ciburri (1530). Segue la cappella Ranieri con volta decorata da pitture di Annibale Brugnoli (XIX) sopra un precedente decorazione del Caporali. La cappella del Sacramento ha invece volta decorata da Francesco Appiani e Pietro Carattoli. Sull'altare  è collocata un immagine della Madonna del giglio del XIV secolo posta al centro di un dipinto che raffigura San Pietro e San Paolo di Jean Baptiste Wicar (XIX secolo).
In controfacciata è una grande tela  della fine del XVI secolo con il Trionfo dell'ordine benedettino.
Usciti dalla chiesa, attraversato il primo chiostro, di cui si è già detto si prenda il corridoio che porta al secondo chiostro impostato su tre piani con pozzo al centro. Ancora più avanti è l'antico refettorio con lavabo in terracotta invetriata raffigurante  la Samaritana al pozzo opera del XV secolo, attribuita a Benedetto Buglione. Un terzo chiostro anche detto "chiostro delle stelle" è opera di Galeazzo Alessi.

 

Curiosità
Nell'antica peschiera dei monaci è l'orto medievale che presenta una interessante lettura in chiave simbolica del giardino di un tempo. 
Poco distante si trova l'orto botanico, che contiene anche un giardino alpino, un giardino zen, un laghetto con piante ombrofile. 
Oggi l'orto botanico svolge una importante funzione didattico-educativa anche per le varie interazioni naturalistico-ambientali.

 

Informazioni e consigli utili
La chiesa si trova nella parte meridionale della città ed è facilmente raggiungibile a piedi  lasciando i propri mezzi di trasporto nei parcheggi circostanti il centro storico.

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Studio Moretti-Caselli

La sapienza artigiana di ben cinque generazioni si è tramandata e consolidata nel centro storico di Perugia per creare capolavori artistici su vetro riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

A farne da testimonianza è il Museo-Laboratorio Moretti-Caselli: una scoperta nei segreti della pittura su vetro.

La storia di una famiglia d’arte

Tutto inizia nel lontano 1859 quando Francesco Moretti, dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Perugia, fu chiamato a restaurare la vetrata presso il duomo di Maria Santissima Annunziata a Todi. Spinto da una viva curiosità per questa forma d’arte, cercando un posto per lavorare al meglio delle sue possibilità, riuscì ad acquistare nel 1861 dalla Libera Università di Perugia, l’edificio in pietra in Via Fatebenefratelli, sede attuale dello studio. Ristrutturato internamente ed esternamente, al piano terra fu collocato lo studio-laboratorio, riservando al piano superiore l’abitazione familiare.

In questo luogo, l’antica arte riuscì a prendere forma e fu trasmessa alle generazioni successive, ricercando e sperimentando diverse tecniche di lavorazione, dalla composizione dei pigmenti, alla produzione di immagini, fino alla piombatura e cottura del vetro per realizzare sorprendenti vetrate artistiche famose in tutto il mondo. 

Tra gli importanti lavori eseguiti dai maestri vetrai della famiglia, non possiamo fare a meno di ricordare il capolavoro del Ritratto di Margherita di Savoia, realizzato da Francesco Moretti nel 1881. Una vetrata frutto di un lavoro meticoloso e innovativo, utilizzando una pittura magistrale, riuscendo a conferire una dimensione tridimensionale a dei semplici tasselli di vetro, assemblati da un piombo impercettibile, dando forma ad una vera opera d’arte e soprattutto superando i canoni medievali delle vetrate del tempo, in nome di una spinta artistica in chiave rinascimentale.

Oltre le innumerevoli vetrate presenti nei più importanti luoghi spirituali e d’importanza storica dell’Umbria, come il Duomo di Perugia, Cattedrale di San Lorenzo, il Duomo di Orvieto, Chiesa di S.Maria a Todi, Palazzo Gallenga, Basilica di Santa Maria degli Angeli, Chiesa di S. Croce di Bastia Umbra, Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi, Castello dell’Oscano, la Galleria Nazionale dell’Umbria, la magia pittorica in vetro di questa famiglia è arrivata fino in California.

Un committente americano, a metà del Novecento, commissionò l’esecuzione della vetrata raffigurante il capolavoro di Leonardo Da Vinci, l’Ultima cena, che venne realizzata, tra il 1925 e il 1930, da Rosa Moretti Caselli e Cecilia Caselli, ancora presente nel cimitero di Glendale a Los Angeles.

 

Una magia pittorica in vetro esposta nel centro di Perugia

Da Francesco Moretti (Perugia, 1833-1917), al nipote Lodovico Caselli (Perugia, 1859- 1922), alle figlie Rosa Moretti Caselli (Perugia, 1896 – 1989) e Cecilia Caselli (Perugia 1905 – 1996), fino alla pronipote Anna Matilde Falsettini (Perugia, 1948) e a sua figlia Maddalena Forenza (Perugia, 1980), questo patrimonio artistico ancora vive esattamente dove è nato, custodendo e trasmettendo l’antica arte.

Conservando l’aspetto quattrocentesco e gli affreschi d’epoca restaurati da Francesco Moretti, all’interno del meraviglioso studio, si possono ammirare fotografie, bozzetti e disegni delle vetrate eseguite, accanto a oggetti d’arte che testimoniano l’amore dei proprietari per l’antico e i loro molteplici interessi culturali, quali la musica e la fotografia. Fino ad arrivare agli strumenti, le fornaci e i colori del laboratorio vero e proprio, grazie ai quali, oggi come allora, prendono vita le splendide vetrate dipinte.

Lo studio è aperto al pubblico, visitabile tutti i giorni contattando il tel. 3407665594 o scrivendo una mail all’indirizzo info@studiomoretticaselli.it. Tutti i Martedì e Mercoledì dalle 10 alle 13 anche senza appuntamento con un ultimo ingresso alle 12.30.

Ai visitatori è richiesto un contributo per il mantenimento del Museo.

Per maggiori informazioni: 

https://www.studiomoretticaselli.it/

 

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Eremo delle Carceri ad Assisi

Eremo delle Carceri ad Assisi

Antico romitorio situato nel fitto bosco del monte Subasio, a circa 4 km da Assisi, l'Eremo delle Carceri (m. 791) è un santuario sviluppatosi nei secoli attorno alle grotte naturali del monte e alla cappellina di Santa Maria, dove san Francesco e i suoi primi compagni si isolavano per condurre una vita austera e di più intensa preghiera (si "carceravano"). 
Frequentato in modo sporadico dal Santo, a partire dal 1205-1206, l'Eremo delle Carceri diventò meta di più lunga permanenza solo quando decise di trascorrervi una delle cinque quaresime annuali che aveva stabilito di fare.
Secondo la tradizione, nel 1215 san Francesco ottenne in dono l'Eremo dai Benedettini del monte Subasio.

Tra il 1217 e il 1221, San Francesco scrisse la "Regola di vita negli eremi", un "codice" di comportamenti da tenere per quei frati che vogliono ritirarsi nel silenzio e nella quiete.
A partire dal 1378, prima con frate Paoluccio Trinci, iniziatore del movimento dell'Osservanza, poi con il suo seguace san Bernardino da Siena (1380 – 1444), si ebbero i primi ampliamenti del santuario, con la costruzione di un umile dormitorio, del refettorio e dell'annessa chiesina.
La chiesa quattrocentesca conserva sopra l'altare una  Crocifissione di scuola umbro-senese del XV secolo. Interessante è la piccola vetrata di produzione francese sulla parete di fondo (XIV secolo); di fronte, un armadietto con ricordi del santo. Attraverso un cancello di ferro accedi alla chiesa primitiva, sull'altare trovi la croce che il santo portava quando andava ad evangelizzare le genti; dietro, un affresco con  Madonna col Bambino e San Francesco, attribuito a Tiberio d'Assisi (inizi del XVI secolo).
Con la statua in bronzo di Vincenzo Rosignoli,  San Francesco che libera le tortorelle  (1882), inizia la suggestiva passeggiata nella selva dove si trova un antichissimo elce sopra il quale gli uccelli sarebbero accorsi per essere benedetti da Francesco. 
Il percorso conduce alla  grotta del beato Leone; sono oltre il torrente le grotte degli altri compagni del santo. Proseguendo ancora si trovano la  grotta di san Masseo e del beato  Rufino.
Oggi la comunità dei frati residenti nel santuario accoglie tutti coloro che desiderano vivere l'esperienza francescana rispettando la Regola di vita negli Eremi
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Duomo - Nocera Umbra

È la chiesa principale di Nocera e chiesa madre della ex Diocesi di Nocera e Gualdo, fino al 1986.

Ha subito varie ristrutturazioni. Posta sulla cima del colle, rimanda alla sostituzione del culto pagano con il culto cristiano: forse qui è da porre il tempio alla dea Favonia da cui è derivata la tribù dei Nucerini Favonienses che, con i Nucerini Camellani (venuti da Camerino), vissero durante la civiltà umbra e romana. La notizia delle due tribù risale a Plinio (NH. III, 113). Nel sec.

V, quando si istituì la diocesi nocerina, il tempio fu trasformato in chiesa e dedicato a Maria.
Di un’altra ristrutturazione, avvenuta intorno al sec. X, rimane il portale romanico, posto nell’ingresso laterale della chiesa, collocato in cima a Via S. Rinaldo e arricchito da una decorazione, in pietra scolpita, di vitigni ed animali nella fascia dell’archivolto. Altro resto, probabilissimo, di questa cattedrale è una massiccia croce in pietra contenente una croce incavata, che si conserva nel museo diocesano. Dopo la distruzione di Nocera da parte di Federico II, nel 1248, la chiesa fu abbandonata e solo nel 1448 venne ricostruita sulle antiche fondamenta. L’architettura era ad una sola navata, con copertura ad arconi e travature secondo lo stile francescano, (lo stesso stile tuttora visibile nella chiesa di San Francesco). Gli ornamenti in pietra della facciata principale sono una ristrutturazione moderna, risalente al 1925 (come descrive la lapide apposta sulla parete). 
Entrando dalla porta secondaria (su via S.Rinaldo) si presenta una grande navata, con abside semicircolare. Il rifacimento risale all’inizio del XIX secolo, in stile neoclassico con colonne, lesene e volte in gesso lavorato.

[Fonte: www.nocerainumbria.it]

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Spello, uno dei borghi più belli d'Italia

Spello, adagiata sulla pendice meridionale del Monte Subasio, tra Assisi e Foligno, fa parte del club de "I Borghi più Belli d'Italia" per il notevole patrimonio ambientale, culturale ed artistico
Antico centro di origine umbra, "Hispellum" dal  I secolo a.C. , è importante municipio romano ricordata con il titolo di " Splendidissima Colonia Julia". Qui importanti ed imponenti testimonianze del periodo romano convivono magnificamente con l'attuale aspetto urbano medievale.
Il tuo itinerario di visita può partire dalla parte bassa della città. Entrerai nel cuore cittadino attraverso la monumentale porta Consolare (I secolo a.C.), così chiamata perché segnava l'ingresso in città della via Flaminia; segui quello che era il tracciato dell'antica via in salita e lasciati affascinare dalla convivenza di isolati romani, che si aprono a destra e l'urbanizzazione medievale che potrai ammirare sulla sinistra fino ad arrivare allo slargo che ospita la chiesa di Santa Maria Maggiore.
Entra in chiesa e ammira nel lato sinistro della navata la cappella Baglioni affrescata nel 1501da Bernardino di Betto detto il Pintoricchio, tra i maggiori artisti del rinascimento umbro e italiano. Quando sarai di fronte agli affreschi il nostro consiglio è di prenderti tutto il tempo necessario per scoprire i tanti gustosissimi particolari, con cui l'artista, tra preziose grottesche, con grande fantasia ha raffigurato nella volta le Sibille in trono, nella parete sinistra l' Annunciazione -da notare entro una cornice l'autoritratto firmato dell'artista- e nella parete di fondo l'Adorazione dei pastori e l'arrivo dei Magi con veduta della campagna umbra; a destra la Disputa nel Tempio.
Del Pintoricchio è anche la grande tavola con Madonna e Santi (1508) custodita nella duecentesca chiesa di Sant'Andrea, chiesa francescana in città situata a pochi passi da Santa Maria Maggiore. Riprendendo il percorso in salita ti consigliamo una piccola deviazione in via Torri di Properzio per ammirare la monumentale porta Venere, di età augustea, costruita a foggia di arco trionfale, con ai lati le due torri di Properzio a pianta dodecagonale.

Ritornato sulla via principale continua a salire verso piazza della Repubblica, ove è ubicato il palazzo Comunale, e lasciati tentare dalle botteghe di prodotti tipici e artigianato oltre che dai numerosi negozi d'arte. Qui, lungo i due lati del corso incontrerai numerose osterie, ristoranti e enoteche ove potrai gustare cucina e prodotti del territorio.
Raggiungi il Belvedere, antica terrazza su cui era costruito il foro romano, godi del panorama sulla valle del Topino  e sull'arco collinare che va da Montefalco ad Assisi.
Perditi tra le viuzze medievali abbellite da coloratissimi balconi fioriti; ai quali, il giorno del Corpus Domini, si aggiungono preziosi tappeti di fiori, la famosa Infiorata di Spello, veri e propri quadri di arte sacra realizzati con i petali di fiori.
Visita l'antica villa romana in località Sant'Anna dove potrai ammirare 360 metri quadri di pavimenti a mosaico appena restaurati e datati tra III - inizi IV sec. d.C..
Se hai ancora qualche ora da spendere ti consigliamo una passeggiata nei giardini del parco di Villa Fidelia e un po' di relax presso le terme Francescane di Spello ove potrai godere dei benefici dell'acqua solforosa che sgorga nella pianura sottostante.
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Parco del Monte Subasio

Parco del Monte Subasio

Il Parco del Monte Subasio rappresenta il luogo privilegiato delle memorie francescane, non solo perché al suo interno comprende il centro storico di Assisi, ma anche per gli aspetti naturalistici che hanno ispirato l'amore di Francesco verso il creato: dagli oliveti delle pendici si arriva ai grandi prati e ai pascoli della pianura sommitale, passando attraverso i fitti boschi di querce e di lecci della parte intermedia. 

È proprio qui che, incastonato in una selva di alberi secolari, si trova l' Eremo delle Carceri, uno dei luoghi più ricchi di memorie e suggestioni francescane.

E' dallo stesso Subasio, così indissolubilmente legato alla storia di san Francesco, che proviene la particolare pietra rosa utilizzata fin dall'antichità per realizzare, oltre all'Eremo e al centro storico di Assisi, le abbazie, le chiese, i piccoli borghi fortificati.
Al tramonto, la pietra assume un particolare colore ambrato che avvolge la città, la campagna e tutto il paesaggio circostante, accentuandone la dimensione ascetica.

Fanno parte dell'area del parco anche i comuni di Spello, Nocera Umbra e Valtopina.
Nelle due città sono rispettivamente da segnalare la chiesa di Santa Maria Maggiore , con mirabili affreschi di Pintoricchio, e la chiesa di San Francesco. Quest'ultima, in particolare testimonia il culto tributato al santo, che a Nocera Umbra più volte soggiornò durante le sue frequenti peregrinazioni e dove, secondo le fonti agiografiche, operò alcuni miracoli.

L'escursionismo e il trekking sono facilitati da una sviluppata rete sentieristica. Mulattiere e strade sterrate sono terreni favorevoli per la montain bike e l' equitazione. Se sei interessato a viaggiare alla scoperta dei luoghi di spiritualità legati al santo ti consigliamo di percorrere la Via di Francesco.
Per le particolari caratteristiche geomorfologiche e per le favorevoli correnti d'aria, il Monte Subasio si presta alla pratica di sport come parapendio e volo libero ed è frequentato anche da aquilonisti.

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