Perugia

Abbazia di Santa Maria Valdiponte a Montelabate

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Situato in un punto strategicamente importante tra le due città di Perugia e Gubbio, il monastero benedettino di S. Maria di Valdiponte in Corbiniano detta di Montelabate, inzia la sua storia intorno al IX secolo.

È possibile ricostruire la sua storia dal 969, quando papa Giovanni XIII diede l'ordine all'Abate Pietro di ristrutturare il monastero e di ripristinare la vita monastica sotto la regola di san Benedetto.

Nei secoli XI-XII il monastero raggiunse l’apice della propria potenza, che si basava su un notevolissimo patrimonio fondiario e sull’autorità di tipo signorile esercitata su ampi territori: raggiunse ad ovest il lago Trasimeno, a sud la città di Perugia, a est si estese verso la diocesi di Gubbio e a nord fino all'attuale Umbertide.

Nel tardo quattrocento, l'abbazia subì un nuovo restauro, di cui sono testimonianza gli affreschi di Fiorenzo di Lorenzo e Bartolomeno Caporali.

Il monastero fu poi chiuso tra il 1859 e il 1860 e l'ingente archivio venne accolto nei depositi della Biblioteca Augusta di Perugia, mentre le opere d'arte trovarono posto nella Galleria Nazionale dell'Umbria.
 
Con l'Unità d'Italia il complesso diventerà proprietà dello Stato, per poi passare a diversi privati fino al 1956, anno in cui La Fondazione Gaslini di Genova ne acquistò l'intero possedimento (1824 ettari).
Ancora oggi, ne è proprietaria. 

 

COSA VEDERE

  • Il chiostro

Il chiostro si compone di due livelli. Il primo, come scritto in uno dei capitelli, fu terminato sotto l’abate Oratore (1205-1222), mentre il secondo fu aggiunto negli ultimi decenni del XIII secolo. Tuttavia l’esistenza di un chiostro è già documentata dal 1195, e visto che per l’edificazione di quello attuale sono state utilizzate parti di colonne di recupero databili anche al IX-X secolo, è ipotizzabile la presenza di un chiostro più antico in precedenza.

  • La cripta

La cripta è la parte più antica dell’attuale struttura abbaziale e risale probabilmente alla prima metà dell’XI secolo. In una nicchia della cripta sono presenti alcuni frammenti di un affresco databile all’inizio del Trecento che raffigurava probabilmente una Vergine col Bambino. 

  • La sala del Capitolo

La sala del Capitolo era il luogo in cui i monaci si riunivano per dirimere le questioni importanti riguardanti la vita abbaziale. L’ambiente preserva ancora affreschi di rilievo attribuiti al pittore denominato “Maestro di Montelabate”, protagonista della pittura perugina di fine Duecento. In essi sono rappresentati: San Benedetto, una Vergine col Bambino, il committente inginocchiato, la Crocifissione con la Vergine e san Giovanni. 

  • La chiesa e i suoi altari quattrocenteschi

Tra la seconda metà del ‘200 e gli inizi del ‘300 fu costruita l’attuale chiesa, più grande e in posizione sopraelevata rispetto alla precedente. A navata unica, divisa in tre campate e con abside poligonale, ricalca il modello della Basilica Superiore di Assisi. Il portale e il rosone sulla facciata sono attribuiti alla bottega del “Maestro ricamatore”, così chiamato per la sua spiccata propensione alla ricchezza decorativa, che operò al portale della basilica inferiore di Assisi. Fin dal ‘300 la chiesa ospitò importanti dipinti di Meo da Siena e dei suoi seguaci oggi conservati alla Galleria Nazionale dell’Umbria. I due altari laterali, uno dipinto nel 1488 da Bartolomeo Caporali, l’altro attribuito a Fiorenzo di Lorenzo del 1492, rappresentano una Vergine col Bambino e Santi e una Crocifissione. I santi raffigurati, tra cui spiccano San Sebastiano e San Rocco, erano quelli abitualmente invocati contro la peste.