Scheggia e Pascelupo

Eremo di San Girolamo

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La costruzione è situata sul versante orientale del Monte Cucco ed è raggiungibile percorrendo la suggestiva strada che collega Scheggia con Sassoferrato, attraversando la Gola del Corno.
Alla fine di una stradina in salita, appare l’eremo, in uno splendido paesaggio naturale costituito da una scoscesa parete rocciosa che gli fa da sfondo.
La Chiesa primigenia (XI secolo), è costituita da tre grandi corpi in pietra con volta a botte e da un’alta torre centrale; gli elementi interni e le finestre, lavorate in pietra, fanno chiaramente trasparire lo stile romanico.
In piccole grotte alla base della parete scoscesa, sono ricavate le antiche celle. Uno stretto sentiero le collega al cenobio edificato intorno al XIV secolo su uno sperone che sovrasta la valle del Rio Freddo.
La tradizione vuole che in questo luogo si rifugiò, intorno all’anno Mille, San Girolamo per sfuggire alle persecuzioni. Probabilmente nell’eremo si ritirò in preghiera San Domenico Loricato, morto nel 1060 ed alla fine del XIII secolo fu scelto come luogo di ritiro dal beato Tommaso da Costacciaro, che visse in solitudine forse per più di 40 anni.
Nel 1521 fu ufficialmente dichiarato eremo per opera del beato Paolo Giustiniani con il permesso di Leone X; sorse così uno dei primi eremi della congregazione camaldolese di Monte Corona.
Da allora fino ai primi anni del XIX secolo, divenne un centro culturale di rilievo, con farmacia, orto e biblioteca, per poi decadere lentamente fino alla sua chiusura definitiva avvenuta nel 1925 per ordine di Pio XI. Lo stato di abbandono è perdurato fino al 1981, quando sono iniziati i lavori di restauro che hanno consentito la riapertura dell’eremo ad opera degli eremiti Camaldolesi, nel 1992.